Biocontrol Conference: slide e temi della seconda sessione

Dai Trichoderma ai feromoni, dalla viticoltura all’emergenza Xylella: la seconda sessione della Biocontrol Conference ha unito ricerca e campo, delineando i nuovi orizzonti del biocontrollo

da Ilaria De Marinis
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Dopo una mattina intensa, la Biocontrol Conference è proseguita con la seconda sessione. Ad aprirla Michelina Ruocco – Dirigente di Ricerca presso l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante (CNR-IPSP), che ha accompagnato il pubblico nelle nuove prospettive d’uso dei microrganismi benefici nel controllo delle fitopatie. “Il microbioma vegetale – ha spiegato – non rappresenta più soltanto un campo di studio, ma un vero e proprio strumento agronomico, coerente con l’approccio One Health, che lega la salute del suolo, delle piante e dell’uomo”. Attraverso esempi concreti, l’esperta ha mostrato come i consorzi microbici possano migliorare la crescita e la salute delle piante grazie ad azioni dirette – come l’antagonismo verso i patogeni – e indirette, tra cui l’induzione della resistenza sistemica. Tra i modelli citati, Trichoderma spp. e il fungo micorrizico Gigaspora margarita con il suo endosimbionte Candidatus Glomeribacter gigasporarum hanno offerto esempi di cooperazione biologica capaci di potenziare la tolleranza agli stress e l’assorbimento dei nutrienti. E concludendo, Ruocco ha evidenziato la prospettiva di una “seconda generazione” di applicazioni basate sul microbioma, orientata a selezionare varietà in grado di dialogare meglio con i microrganismi benefici, aprendo la strada a un’agricoltura più rigenerativa e consapevole.

Biocontrol Conference 2025: dalla metagenomica alle pratiche “microbioma-friendly”

È poi intervenuta la professoressa Rita Milvia De Miccolis Angelini dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che ha illustrato i nuovi approcci per la caratterizzazione dei microrganismi utili.
Grazie alle moderne tecniche metagenomiche, ha spiegato, è oggi possibile analizzare il DNA del suolo e dei tessuti vegetali per comprendere la composizione e la funzione delle comunità microbiche, aprendo la strada a strategie di biocontrollo più mirate.

Tra i casi di studio presentati, il microbioma del vermicompost e la gestione del suolo in vigneto hanno messo in luce quanto sia cruciale adottare pratiche “microbioma-friendly”, capaci di incrementare la fertilità biologica e la resilienza del terreno.
Nel cuore della relazione, la ricerca sul Leccino, cultivar di olivo resistente a Xylella fastidiosa, ha mostrato come lo studio delle modifiche nella rizosfera possa offrire nuove prospettive per individuare microrganismi endofitici da impiegare in strategie di difesa sostenibile.

Feromoni e semiochimici: la precisione nella difesa

L’intervento del professore Giacinto Salvatore Germinara dell’Università degli Studi di Foggia ha riportato il focus sul controllo dei fitofagi delle colture ortive, in un equilibrio perfetto tra etologia e tecnologia.
Dopo una panoramica sul ruolo dei semiochimici come strumenti di difesa a basso impatto, Germinara ha illustrato le principali applicazioni dei feromoni nel monitoraggio e nella confusione sessuale, sottolineando come l’uso di attrattivi specifici consenta di ottimizzare il “timing” dei trattamenti e ridurre sensibilmente l’impiego di insetticidi.

Attraverso prove condotte su specie chiave come Helicoverpa armigera, Spodoptera littoralis e Tuta absoluta, ha mostrato l’efficacia dei nuovi blend feromonici e l’evoluzione verso sistemi automatici di trappolaggio e conteggio digitale.
I risultati ottenuti in serra e in pieno campo hanno confermato che la confusione sessuale, se integrata con pratiche agronomiche e mezzi biologici, rappresenta una forma di difesa realmente sostenibile anche per le colture ortive.

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Viticoltura sostenibile: dal concetto di difesa a quello di protezione

Nel suo intervento, Riccardo Velasco – direttore del CREA Viticoltura ed Enologia – ha offerto una riflessione lucida sul futuro della viticoltura europea.
Ha spiegato come oggi non si parli più soltanto di difesa, ma di protezione, intesa come capacità della pianta di attivare le proprie risposte immunitarie e di resistere agli stress biotici e abiotici.

Tra le soluzioni illustrate, prodotti naturali come propoli, chitosano, estratti di alghe e cerevisane si sono rivelati efficaci nel ridurre l’uso di rame e zolfo e nel contempo stimolare la resistenza endogena.
Velasco ha inoltre evidenziato il ruolo crescente dei microrganismi benefici, dai Trichoderma spp. ai consorzi microbici impiegati contro il mal dell’esca, in grado di mantenere suoli vivi e vigne più resilienti.
I risultati sperimentali hanno dimostrato che ridurre la chimica non significa sacrificare produttività o qualità, ma avvicinarsi a una viticoltura più rigenerativa e moderna.

BIOVEXO: la risposta alla Xylella dalla ricerca europea

A chiudere la sessione è stata la ricercatrice Crescenza Dongiovanni del Centro CRSFA “Basile-Caramia” di Locorotondo (BA), che ha presentato i risultati più recenti del progetto europeo BIOVEXO, dedicato alla ricerca di soluzioni sostenibili contro Xylella fastidiosa.
Le prove pluriennali condotte in Puglia e nelle Baleari hanno valutato l’efficacia di antagonisti microbici e sostanze naturali — in particolare Paraburkholderia phytofirmans PsJN e l’estratto di cipolla — nel ridurre la progressione dei sintomi sugli olivi infetti.

I dati hanno mostrato che, pur non eliminando il batterio, tali trattamenti sono stati in grado di attenuare lo stress idrico e migliorare la vitalità vegetativa, restituendo alle piante una condizione di equilibrio.
Sebbene nessuno dei prodotti testati sia ancora disponibile sul mercato, i risultati hanno confermato il valore di un approccio integrato, basato su consorzi microbici e mezzi naturali, come prospettiva concreta per un’olivicoltura mediterranea più resiliente.

Scenari: come evolve la protezione delle colture

La giornata si è conclusa con la tavola rotonda “Scenari: come evolve la protezione delle colture”, un momento di confronto corale che ha unito voci e prospettive differenti della ricerca e delle istituzioni.
Sul palco, Vincenzo Michele Sellitto dell’Università di Timișoara, Pietro Di Benedetto (presidente Antesia), Flavia Grazia Tropiano dell’Osservatorio Fitopatologico della Campania e Riccardo Velasco (CREA-VE) hanno intrecciato riflessioni sul futuro della difesa fitosanitaria, delineando un quadro di grande cambiamento.

Dal dialogo è emersa l’immagine di un settore in piena trasformazione, in cui le normative sempre più stringenti, il progresso del biocontrollo e dell’agricoltura di precisione, insieme alle innovazioni tecnologiche, stanno ridefinendo il concetto stesso di protezione delle colture. Non si tratta più soltanto di contenere un patogeno, ma di preservare un equilibrio più ampio: tra produttività e ambiente, tra innovazione e sicurezza alimentare, tra ricerca e applicazione.

In questo scenario, la formazione e la divulgazione tecnica sono apparse come elementi centrali. Senza un linguaggio condiviso tra chi produce conoscenza e chi la applica, l’innovazione rischia di restare confinata nei laboratori.
Il confronto, vivace e partecipato, ha chiuso la giornata con un messaggio chiaro: la protezione delle colture non è più una materia per addetti ai lavori, ma un terreno di responsabilità collettiva. E l’evoluzione in corso, più che una transizione, somiglia ormai a una vera cultura del cambiamento.

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Le aziende partner della seconda sessione della Biocontrol Conference 2025

Anche nel corso della seconda sessione, a intervallare i contributi di ricercatori e accademici, gli interventi delle aziende partner. Nell’ordine hanno preso la parola: 

  • Alberto Santori per Certis Belchim: “Nemaclean, il nuovo nematocida biologico per le colture orticole in serra”;
  • Paolo Borsa per Syngenta Biologicals: “Taegro: un valido alleato nella difesa da alternaria e micotossine nel pomodoro da industria”;
  • Enrico Mirandola per Koppert: “Nuovo biofungicida a base di Willaertia magna per vite e orticole”;
  • Andrea Cometti per Agrifutur: “Agrifutur: soluzioni e progetti”;
  • Davide Palmieri per Agroventures: “Lievito YSY® Papiliotrema terrestris PT22AV: un nuovo agente di biocontrollo”.

Conclusioni

Con più di 300 partecipanti tra ricercatori, tecnici, imprese e istituzioni, la quarta edizione della Biocontrol Conference ha confermato la maturità di un percorso che, dal 2021, è diventato un punto di riferimento per chi crede in un’agricoltura capace di innovare rispettando l’equilibrio naturale.
In un’unica giornata, intensa e ricca di contenuti scientifici, il biocontrollo ha smesso di essere un tema per pochi addetti ai lavori per imporsi come pilastro della transizione agroecologica.
Dalle voci dei relatori è emersa una consapevolezza condivisa: il futuro della protezione delle colture passa da un nuovo linguaggio, che unisca ricerca, formazione e impresa, e da un modo diverso di guardare alla produzione agricola – non più solo come rendimento, ma come cura dell’ecosistema.

Nel fermento della sala, tra confronti tecnici e scambi di esperienze, si è percepita una fiducia concreta: quella di un settore che non teme il cambiamento, ma lo guida. E se la scienza ha portato i contenuti, è stata la partecipazione corale a dare il tono alla giornata. La prova che, oggi, parlare di biocontrollo significa parlare di un’agricoltura viva, intelligente e profondamente umana.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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