Crisi idrica in Puglia: scatta lo stato d’emergenza

Invasi dimezzati, sorgenti in sofferenza e agricoltura in affanno, la Puglia dichiara l’emergenza idrica e Coldiretti chiede interventi immediati

da Ilaria De Marinis

La Puglia entra ufficialmente in stato d’emergenza per la crisi idrica. La Giunta regionale ha approvato il “Piano di emergenza per il superamento della crisi idrica 2025-2026 nel comparto potabile”, condiviso con Acquedotto Pugliese, riconoscendo una “condizione emergenziale conclamata” dovuta a una disponibilità d’acqua “complessivamente al di sotto del 50% della media degli ultimi dieci anni”.
Una cifra che basta da sola a restituire la gravità del momento. Gli invasi e le sorgenti che alimentano il sistema idrico regionale non garantiscono più il fabbisogno potabile dei prossimi mesi, e l’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale ha classificato come “elevato” il livello di severità idrica per tutto il territorio pugliese.
A partire da ottobre, Acquedotto Pugliese ha già avviato misure di contenimento delle pressioni di rete per compensare la progressiva riduzione delle fonti di approvvigionamento, ma il rischio è concreto: senza piogge e senza interventi, l’acqua potrebbe non bastare.

Crisi idrica e l’agricoltura che si ferma

In Capitanata, la situazione è emblematica. Nell’invaso di Occhito restano appena 44 milioni di metri cubi d’acqua e, se la tendenza non si inverte, nelle prossime settimane sarà raggiunta la soglia del cosiddetto “volume morto”, a 40 milioni. Coldiretti Puglia parla apertamente di “una crisi lunga e profonda, iniziata nel 2024 e destinata a protrarsi fino al 2026”, con conseguenze già drammatiche per il settore agricolo.
I trapianti autunno-vernini sono fortemente compromessi, molti agricoltori stanno rinviando le semine, e nei pascoli il foraggio verde scarseggia. Di fronte a questo scenario – avverte l’organizzazione agricola – “serve un intervento strutturale immediato”: completamento delle infrastrutture irrigue, manutenzione straordinaria, riqualificazione degli invasi e rinnovamento delle reti di adduzione e scolo.
Una nota positiva arriva da Bruxelles, dove è stato ottenuto il via libera per finanziare direttamente la gestione idrica attraverso i fondi di coesione europei, destinandoli alla realizzazione dei bacini di accumulo. “È un segnale evidente – sottolinea Coldiretti – della necessità di intervenire in modo strutturale sulla gestione dell’acqua, una risorsa strategica per il futuro dell’agricoltura”.

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Basilicata: l’altra faccia della stessa crisi

Insieme alla Puglia, anche la Basilicata è alle prese con una situazione di severità “elevata”. “La Basilicata si trova ad affrontare una crisi idrica di portata eccezionale, non più un’emergenza isolata, ma l’evidenza di un cambiamento climatico profondo che sta ridefinendo gli equilibri ambientali, economici e sociali a livello globale”, ha infatti dichiarato il presidente Vito Bardi durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale.
La crisi riguarda in particolare gli schemi idrici Basento-Agri-Camastra, Vulture-Melfese e Collina Materana, con 44 comuni coinvolti. Per accelerare gli interventi, la Regione ha richiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri la dichiarazione dello stato d’emergenza nazionale e la nomina di un commissario delegato.
Bardi ha poi ricordato che “l’acqua lucana alimenta sistemi potabili e agricoli della Puglia, della Calabria settentrionale e dell’Ilva” e ha chiesto “la revisione dell’Accordo di Programma del 2016 con la Puglia, per adeguarlo alle mutate capacità di invasamento dei bacini e alle nuove esigenze climatiche”. Una richiesta di equità, ma anche di riconoscimento per il ruolo centrale che la Basilicata svolge negli equilibri idrici del Mezzogiorno.

Un bene comune da difendere

Come ormai tristemente noto, la crisi idrica del Sud non è un incidente stagionale, ma un campanello d’allarme strutturale. In Puglia la dichiarazione dello stato d’emergenza segna un passaggio cruciale: l’acqua, risorsa vitale e fragile, diventa parametro di sicurezza collettiva e condizione di sopravvivenza economica.
L’acqua non è un diritto scontato, ma un bene comune fragile e prezioso”, ha ricordato Bardi. Parole che valgono per tutta l’Italia meridionale, dove la gestione della risorsa idrica sarà la vera misura della capacità di adattamento al cambiamento climatico. Per l’agricoltura, questa sfida è ancora più concreta: non riguarda solo la disponibilità d’acqua, ma la possibilità stessa di pianificare il futuro produttivo. Senza una strategia di gestione integrata delle risorse idriche – che unisca efficienza irrigua, innovazione tecnologica e manutenzione delle infrastrutture – ogni stagione rischia di diventare un azzardo. È su questo terreno che si giocherà la tenuta competitiva dell’agricoltura mediterranea nei prossimi anni.

 

Ilaria De Marinis
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