Prodotti tipici del Lazio: fra tradizione e innovazione

Dal vino agli ortaggi, dall’olio al biologico: sono oltre 70 le eccellenze certificate della regione, trainata da una nuova generazione di agricoltori che unisce oggi tradizione e innovazione

da Ilaria De Marinis
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Tra i tesori più autentici del Lazio non ci sono solo vestigia romane o paesaggi da cartolina, ma anche i sapori intensi e sinceri della sua terra. Questa regione, crocevia di civiltà e tradizioni, è oggi tra le protagoniste del panorama agroalimentare italiano. I prodotti tipici del Lazio, infatti, raccontano una terra fatta di sapori autentici, tradizioni contadine e eccellenze che hanno saputo trasformarsi in simboli di identità culturale e gastronomica. Con ben 34 prodotti agroalimentari certificati e 36 vini che vantano la Denominazione di Origine Protetta (DOP), l’Identificazione di origine Protetta (IGP) e la Denominazione di Origine Controllata (DOC), la regione si posiziona al settimo posto a livello nazionale, affermandosi come un territorio che ha saputo proteggere e valorizzare i suoi saperi contadini trasformandoli in emblemi di eccellenza.

I prodotti tipici del Lazio: un patrimonio da scoprire

Tra gli oli extravergine di oliva, spicca il Canino DOP, prodotto nella provincia di Viterbo, ottenuto principalmente dalla varietà Caninese, che conferisce all’olio un gusto fruttato e armonico. Il Colline Pontine DOP proviene dalla provincia di Latina ed è prodotto a partire dalla cultivar Itrana, che dona all’olio un aroma complesso con sentori di erba fresca e frutta. Il Sabina DOP, uno dei primi oli italiani a ottenere la DOP, è prodotto tra le province di Rieti e Roma, utilizza varietà autoctone come Carboncella e Leccino e si distingue per il suo sapore equilibrato e fruttato. L’Olio di Roma IGP, riconosciuto nel 2021, abbraccia un’ampia area che comprende l’intera provincia di Viterbo e parte delle province di Roma, Rieti, Latina e Frosinone, e si caratterizza per un gusto armonico e una bassa acidità. Infine, il Tuscia DOP, prodotto nel nord del Lazio, è ottenuto principalmente dalle varietà Frantoio, Leccino e Caninese, e si distingue per il suo profilo aromatico equilibrato.

Passando al panorama ortofrutticolo, l’Oliva di Gaeta DOP, ottenuta dalla varietà Itrana, è apprezzata per la sua polpa tenera e il sapore leggermente amarognolo. Il Carciofo Romanesco IGP del Lazio è coltivato nelle province di Viterbo, Roma e Latina, e si distingue per le sue grandi infiorescenze tondeggianti e il sapore delicato. Il Peperone di Pontecorvo DOP, coltivato in provincia di Frosinone, si distingue per la sua forma allungata e il gusto dolce. Il Sedano Bianco di Sperlonga IGP, coltivato nei comuni di Sperlonga e Fondi, è noto per le sue coste bianche croccanti e il gusto dolce. La Patata dell’Alto Viterbese IGP cresce su terreni di origine vulcanica, che le conferiscono una polpa compatta e un sapore delicato. Il Fagiolo Cannellino di Atina DOP, coltivato nel comprensorio di Atina, è apprezzato per la sua buccia sottile e la consistenza cremosa. La Castagna di Vallerano DOP, prodotta esclusivamente nel comune di Vallerano, cresce su terreni vulcanici, garanzia di un gusto dolce e una polpa croccante. La Nocciola Romana DOP, coltivata nelle province di Roma e Viterbo, è rinomata per il suo sapore intenso e la qualità superiore. Infine, il Kiwi di Latina IGP, introdotto nell’Agro Pontino negli anni ’70, rappresenta oggi una delle principali produzioni di kiwi in Italia, grazie al clima favorevole e ai terreni fertili. 

Non è solo una questione di etichette: questi riconoscimenti rappresentano un valore economico e culturale inestimabile, che rafforza la competitività del Lazio e delle sue produzioni. 

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Il Lazio del vino: un racconto che nasce tra gli Etruschi e fiorisce oggi

Quando si parla di vino, è impossibile non pensare all’importanza storica che questo prodotto rappresenta per il territorio laziale. Le sue radici affondano profondamente nel tempo degli Etruschi che, sui dolci pendii dell’antica Etruria, coltivavano viti autoctone utilizzando l’antico metodo delle viti maritate. Con l’espansione dell’Impero Romano, il vino conobbe un vero e proprio rinascimento, diventando parte integrante della vita quotidiana e un potente simbolo di civiltà. È in quel periodo che il Lazio divenne culla di vini storici come il Cecubo, l’Albano e il Veliterno.

Oggi, dopo un lungo periodo di trasformazioni, la viticoltura laziale ha saputo rinnovarsi, puntando sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e sull’eccellenza delle denominazioni di origine. Dai primi anni ’90 ai nostri giorni, questa rinascita ha portato alla riscoperta di territori vocati e di varietà uniche, dando vita a vini identitari, espressivi e autentici. I 25mila ettari di viti regionali abbracciano ogni tipo di paesaggio: dalle coste tirreniche alle colline vulcaniche, dai boschi ombrosi alle valli assolate. È un mosaico agricolo in cui si alternano microclimi perfetti per la coltivazione di uve bianche – che rappresentano l’80% della produzione – e di rossi corposi e longevi.

Nel cuore di questa tradizione, spiccano numerose DOC, che raccontano l’evoluzione dei vitigni locali e la varietà dei territori. Dalla freschezza del Frascati DOC, che ha radici profonde nei Castelli Romani, alla struttura del Cesanese di Affile DOC, che nasce nelle colline ciociare, ogni vino porta con sé l’identità di un angolo unico del Lazio. Tra i vini bianchi, il Castelli Romani DOC e il Cerveteri DOC si distinguono per i loro profumi intensi e freschi, mentre il Bianco Capena DOC affascina con la sua eleganza delicata. Il Cesanese di Olevano Romano DOC e l’Aleatico di Gradoli DOC raccontano la forza e la personalità di un territorio che, dalle colline dei Castelli Romani alle rive del Lago di Bolsena, ha sempre trovato il perfetto equilibrio tra natura e uomo.

Più a nord, nella Tuscia viterbese, si distingue l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone DOC, un bianco fresco e fragrante che affonda le sue radici nei terreni ricchi di minerali che circondano il Lago di Bolsena. A sud, invece, il Cesanese del Piglio DOCG, noto per la sua grande struttura e complessità, rappresenta una delle punte di diamante della viticoltura ciociara. Nella stessa zona si producono anche il Frascati Superiore DOCG e il Cannellino di Frascati DOCG, firme autentiche della qualità dei bianchi del Lazio.

Lungo la costa tirrenica, il Terracina o Moscato di Terracina DOC e il Circeo DOC raccontano la freschezza e la solarità della zona costiera, con vini profumati che evocano l’aroma del mare e dei frutti maturi. A Velletri, nelle vicinanze dei vulcani dei Colli Albani, nasce il Velletri DOC, un altro bianco che unisce tradizione e innovazione. E non dimentichiamo i piccoli, ma affascinanti vini della Roma DOC, simbolo dell’incontro tra la città eterna e la campagna laziale, dove il rosso Cesanese e il bianco Trebbiano esprimono un legame antico con il territorio.

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L’identità rurale del Lazio si rinnova con il biologico e l’impresa giovane

Nella regione, l’agricoltura si conferma un settore dinamico e in trasformazione. A testimoniarlo anche i dati del VII Censimento dell’Agricoltura condotto da Istat: nel 2020, la regione contava 66.328 imprese attive nei settori di agricoltura, silvicoltura e pesca, distribuite su una Superficie Agricola Utilizzata (SAU) di 675.116 ettari. Un tessuto produttivo variegato che, con una dimensione media aziendale di 10,2 ettari, si avvicinava alla media nazionale (circa 11 ettari).

La struttura portante di questo comparto resta quella a conduzione familiare: oltre il 93% delle aziende agricole laziali è individuale, in linea con il panorama italiano, sebbene sempre con più forza si sta facendo strada una nuova imprenditorialità agricola composta da società di persone, capitali e cooperative. È il segnale di un cambiamento profondo: sotto la spinta della globalizzazione, delle sfide ambientali e delle nuove politiche europee, l’agricoltura laziale sta evolvendo verso modelli più strutturati e resilienti. Una trasformazione non solo economica, ma culturale, che coinvolge anche le nuove generazioni. Protagonisti di questo rinnovamento sono infatti i giovani agricoltori, donne e uomini che scelgono di investire nella terra con una visione moderna, fondata su sostenibilità, digitalizzazione e cooperazione. Un processo incentivato anche dalla nuova Politica Agricola Comune (PAC) 2023-2027, che prevede misure dedicate all’insediamento giovanile, al rafforzamento delle reti tra imprese e al sostegno all’innovazione. In questo contesto, anche l’agricoltura biologica si afferma come parte integrante del cambiamento. A livello nazionale, nel 2022 le superfici coltivate con metodo biologico hanno infatti raggiunto i 2.349.880 ettari, con il 24,4% concentrato nel Centro Italia. Il Lazio ha contribuito in modo significativo a questa crescita, con 173.950 ettari bio – il 7,4% della SAU biologica nazionale – in aumento del 5,6% rispetto al 2021.

La fotografia dell’agricoltura bio laziale rivela un sistema articolato: il 41% della superficie è destinata a colture foraggere, seguite dai seminativi, in cui i cereali mantengono una posizione dominante (17%). L’olivicoltura biologica rappresenta l’11% della SAU, mentre ortofrutta, frutta a guscio (11%), e vite (3%) completano un quadro produttivo sempre più diversificato. Nel complesso, nonostante una lieve flessione nel numero degli operatori biologici attivi nel 2022 (5.663, -0,2% rispetto al 2021), il settore resta vitale. Ad oggi, il Lazio conta 4.419 produttori esclusivi e 1.243 trasformatori, che rappresentano il 5,2% del totale nazionale. Ma è sul piano del commercio internazionale che la regione si distingue: il 33,3% degli importatori biologici italiani ha sede nel Lazio, superando le storiche regioni del Nord e attestando il suo ruolo strategico come hub per il bio Made in Italy. L’agricoltura biologica in questa regione non è dunque solo un segmento in espansione, ma una vera leva di sviluppo territoriale.

Così, dunque, il Lazio guarda all’agricoltura del futuro. E sempre senza dimenticare le radici, dove la biodiversità è linfa, la sostenibilità è scelta e la nuova generazione di agricoltori è promessa. 

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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