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Succosa, profumata e di un colore brillante, la Pesca di Verona è l’espressione autentica di un territorio e di un sapere agricolo che si tramanda da generazioni. Non sorprende, dunque, che questo frutto abbia conquistato una reputazione che supera i confini della provincia: basta un assaggio per coglierne l’unicità. La sua dolcezza avvolgente, la polpa soda, il profumo intenso e la vivace colorazione sono il frutto di un equilibrio perfetto tra clima, suolo e tecniche di coltivazione tipiche della cultura rurale veronese.
La zona di produzione, definita con precisione dal disciplinare IGP, comprende alcuni comuni selezionati della provincia di Verona, nel cuore del Veneto. È qui, tra le fertili pianure attraversate dall’Adige e le colline che si affacciano sul Lago di Garda, che nascono le condizioni ideali per coltivare una pesca che racchiude in sé tipicità, gusto e qualità certificata.
Il territorio: un’alleanza tra natura e uomo
Ed è proprio il territorio che sancisce il successo della Pesca di Verona. La sua zona di produzione si estende in un’area naturalmente vocata alla peschicoltura, grazie a un microclima favorevole – influenzato dalla vicinanza del Lago di Garda – e a terreni di origine fluvioglaciale che offrono condizioni ideali per questa coltura. Qui infatti, tra le colline moreniche a sud-est del lago, la pianura che costeggia il fiume Adige e l’Alta Pianura veronese, si estendono zone caratterizzate da suoli ben drenati, con uno strato attivo sottile che poggia su ghiaia e sabbia. Un ambiente arioso e poroso, perfetto per lo sviluppo armonioso del pesco. Queste caratteristiche agronomiche favoriscono una crescita contenuta della pianta, che consente una migliore esposizione alla luce solare e una ventilazione ottimale dell’intera chioma. Il risultato? Frutti dalla polpa soda, equilibrati nel gusto – tra dolcezza e acidità – con una pezzatura omogenea e una colorazione intensa e uniforme.
Anche il clima fa la sua parte. Le forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, l’umidità del primo mattino che si posa sui frutti, e la naturale protezione offerta dai rilievi montuosi, danno origine a un microclima unico. Ma quali sono le sue caratteristiche?
La Pesca di Verona IGP: un frutto, tante varietà
La Pesca di Verona IGP non è un’unica varietà, ma un’ampia e pregiata selezione di pesche a polpa bianca, a polpa gialla e nettarine gialle – note anche come pesche noci – tutte appartenenti alla specie botanica Prunus persica (L.) Batsch. Le cultivar riconosciute dal disciplinare si distinguono per epoca di maturazione, coprendo l’intero arco della stagione estiva: si va infatti dalle precoci raccolte a inizio giugno, fino alle tardive, pronte tra fine agosto e settembre. Tra le pesche a polpa gialla figurano nomi noti come come Rich May, Crimson Lady, Royal Glory e Kaweah. Le varietà a polpa bianca, più delicate e profumate, includono la Maria Bianca, la Greta e la Tendresse. Anche le nettarine a polpa gialla – apprezzate per la buccia liscia e la consistenza compatta – vantano cultivar di alto pregio come Big Top, Venus e Stark Redgold.
Dal punto di vista delle caratteristiche fisiche, la Pesca di Verona IGP presenta un calibro minimo di 61 mm per le cultivar precoci e 67 mm per quelle di media e tarda maturazione. La forma è rotondo-oblata per le pesche a polpa bianca e gialla, mentre le nettarine a polpa gialla si distinguono per la forma rotondo-oblunga. Il colore è intenso e brillante, la polpa consistente e succosa, con un sapore dolce e caratteristico.

Un metodo di produzione legato alla tradizione
La coltivazione della Pesca di Verona si fonda su pratiche agricole tradizionali ma altamente selettive, orientate a valorizzare l’identità del prodotto. Le tecniche autorizzate includono il metodo convenzionale, biologico o integrato, purché nel rispetto delle tecniche storiche del territorio veronese. Due sono le forme di allevamento ammesse dal disciplinare: il “vaso basso veronese” e la “Y trasversale”. Si tratta di sistemi tipici locali, adottati per garantire una perfetta esposizione alla luce solare e una buona aerazione della chioma, fattori essenziali per lo sviluppo del colore, dell’aroma e del sapore del frutto. Tutte le pratiche colturali sono pensate per esaltare la tipicità della pesca veronese: tra queste, spiccano la potatura verde, che stimola la crescita equilibrata della pianta, e il diradamento manuale dei frutti, obbligatorio, per assicurare qualità e pezzatura ottimale. A queste si aggiunge l’inerbimento controllato che permette di contenere le infestanti in modo naturale, migliorando al contempo l’umidità del suolo e la fertilità del terreno.
Anche la raccolta è un’arte che richiede tempo e attenzione: avviene rigorosamente a mano, tra il 10 giugno e il 20 settembre, e viene effettuata in più passaggi, per rispettare i diversi gradi di maturazione e ridurre al minimo il rischio di danneggiamento. Una volta raccolti, i frutti vengono conservati tramite refrigerazione in ambienti a temperatura e umidità controllate, tra -0,5 e +0,5°C, per un massimo di 20 giorni, così da mantenere intatte freschezza, consistenza e gusto.
Una storia millenaria
La reputazione della Pesca di Verona affonda le radici nella storia. Già in epoca romana, Plinio il Vecchio menzionava nei suoi scritti il celebre “pomo della lanuggine” coltivato nel veronese, a dimostrazione di quanto fosse apprezzato il frutto fin dall’antichità. Nei secoli successivi, la sua presenza continua a farsi notare: nel pieno del Rinascimento, Andrea Mantegna la raffigura nella Basilica di San Zeno, a testimonianza del suo valore simbolico e del suo radicamento nella cultura locale.
A partire dal Settecento, la coltivazione del pesco lungo il fiume Adige comincia a espandersi in modo sistematico, fino a raggiungere, negli anni Cinquanta del Novecento, un’estensione di ben 5.000 ettari. Questo sviluppo agricolo si accompagna a una crescente importanza economica e sociale, culminata negli anni Settanta con la nascita dei quattro grandi mercati alla produzione di Valeggio sul Mincio, Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna, veri e propri poli di riferimento per l’intera provincia.
A suggellare questo legame tra frutto e territorio, resta celebre lo slogan lanciato dal quotidiano L’Arena di Verona nel 1934, in occasione di una mostra locale: “Mangiate le squisite pesche di Verona”. Un messaggio semplice ma potente, accompagnato da immagini suggestive, che ancora oggi evoca l’identità profonda e genuina di un prodotto che racconta la storia del suo territorio.
Il ritorno dell’IGP: un riscatto atteso
Ma la storia della Pesca di Verona non è segnata solo da momenti di grande successo. Dopo il primo riconoscimento IGP ottenuto nel 2000, infatti, il prestigioso marchio è andato perso nel 2018, a causa del calo della produzione e delle difficoltà del comparto. Tuttavia, il territorio non si è mai arreso. Grazie all’iniziativa di Coldiretti Verona, che nel 2022 ha istituito un gruppo di lavoro dedicato a sostenere i produttori, è stato avviato un concreto percorso di rilancio. Questo impegno ha portato al nuovo decreto ministeriale e alla nomina di CSQA come ente certificatore. Dopo anni di attesa e di lavoro condiviso, la Pesca di Verona ha riconquistato ufficialmente, il 3 luglio 2023, il prestigioso riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta. Un traguardo fondamentale che restituisce valore, visibilità e dignità a un prodotto simbolo del territorio veronese che oggi, finalmente, torna a occupare il posto che merita sulle tavole e nei mercati d’Italia e d’Europa.
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Federica Del Vecchio
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