Agrumi: un composto per conservarli più a lungo

Un team di scienziati ha messo a punto una sostanza naturale capace di proteggere gli agrumi dalla muffa verde senza alterarne qualità, gusto e proprietà nutrizionali

da Federica Del Vecchio
agrumi

Ogni anno tonnellate di agrumi vengono compromessi durante lo stoccaggio e il trasporto, vittime silenziose di un fungo tanto invisibile quanto aggressivo: Penicillium digitatum, agente causale della cosiddetta muffa verde. Questo fungo è considerato uno dei principali nemici post raccolta che interessano gli agrumi con conseguenze economiche importanti per chi produce e commercializza questi frutti. Tradizionalmente, la difesa si affida all’utilizzo di agrofarmaci, sempre più discussi per il loro impatto su salute e ambiente.  Ma oggi, grazie alla ricerca, si fa strada una soluzione più sostenibile: una nuova sostanza derivata dagli acidi naturali della frutta, capace di proteggere gli agrumi senza alterarne qualità e sapore. Si chiama STH (sodio trans-2-esenilato) ed è frutto del lavoro di un team di scienziati cinesi, che ne ha dimostrato l’efficacia contro il fungo, aprendo nuove prospettive per la conservazione sicura e naturale dei nostri agrumi.

Agrumi più sani: nuova formula più efficace e senza difetti

Da tempo la scienza era alla ricerca di soluzioni più sostenibili per proteggere gli alimenti, puntando su alternative naturali ai classici prodotti chimici. Tra queste, si son fatti strada gli acidi organici e i loro sali, sostanze già presenti in natura e comunemente impiegate per conservare i cibi senza alterarne gusto, aspetto o proprietà nutrizionali. Uno degli acidi più promettenti è risultato il THA, o acido trans-2-esenico, naturalmente presente in agrumi, mele, banane e ribes. Il THA ha dimostrato di poter rallentare il deterioramento di frutta e verdura, prolungandone la freschezza e preservandone la qualità. Tuttavia, il suo utilizzo pratico è stato finora limitato a causa della scarsa solubilità in acqua e del caratteristico odore poco gradevole. Ed è proprio da qui che i ricercatori sono partiti per la selezione di una nuova formula più efficace e solubile superando i limiti del THA. 

Come si è svolta la ricerca

Per mettere alla prova l’efficacia della nuova sostanza STH, i ricercatori hanno isolato il fungo responsabile della muffa verde da agrumi infetti e lo hanno fatto crescere in laboratorio, così da studiarne da vicino il comportamento a contatto con il composto. Successivamente, i test si sono spostati direttamente sui frutti, in particolare sui mandarini Ponkan, scelti per la loro uniformità e perfette condizioni iniziali. I frutti sono stati appositamente lesionati e poi immersi in soluzioni di STH a diverse concentrazioni, mentre un altro gruppo è stato trattato con acqua o con agrofarmaci per avere un termine di confronto. Nei giorni seguenti, gli studiosi hanno monitorato parametri fondamentali per la qualità dei frutti, come peso, consistenza, pH, contenuto di zuccheri, acidità e vitamina C, per capire se la STH potesse proteggere gli agrumi senza comprometterne le caratteristiche.

Parallelamente, è stato analizzato anche l’effetto diretto del composto sulle cellule del fungo. Grazie al microscopio elettronico, i ricercatori hanno osservato le alterazioni della struttura cellulare dopo il trattamento con STH, in particolare i danni alla membrana, visibili grazie a speciali colorazioni fluorescenti. Sono stati inoltre misurati i livelli di lipidi ed ergosterolo, molecole chiave per la vitalità del fungo. 

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Gli effetti dell’STH (0 × e 8 × MFC) e del prochloraz sull’incidenza naturale delle malattie e sulla qualità del frutto di pokan. (A) Incidenza delle malattie; (B-D) Aspetto del frutto dopo 30 giorni di incubazione. I dati presentati sono le medie dei dati aggregati. Le barre di errore indicano le deviazioni standard delle medie.

Risultati promettenti contro la muffa verde

I risultati dei test parlano chiaro: la nuova sostanza STH si è rivelata un potente alleato contro il fungo che causa la muffa verde. Già a basse dosi, pari a 0,4 grammi per litro, è in grado di bloccare la crescita del patogeno, mentre a una concentrazione di 0,8 grammi per litro lo elimina completamente. I ricercatori hanno, inoltre, messo alla prova il composto anche su mandarini infettati artificialmente, osservando come, con dosaggi compresi tra 1,6 e 6,4 grammi per litro, la STH riesca a controllare efficacemente la diffusione della muffa. Dopo tre giorni, un quarto dei frutti non trattati mostrava già i segni del marciume, mentre quelli protetti con STH o con fungicidi chimici tradizionali risultavano intatti. Dopo sei giorni, tutti i frutti non trattati erano compromessi, ma quelli trattati con STH mantenevano una qualità ottimale. Non solo: la sostanza si è dimostrata in grado di prolungare la conservazione degli agrumi fino a 30 giorni, senza alterarne il sapore, il colore o il contenuto di zuccheri, un aspetto molto importante per il mercato e i consumatori.

Dal punto di vista biologico, gli esperimenti hanno permesso di capire meglio come agisce la STH. A differenza di altri antifungini, non intacca la parete esterna delle cellule del fungo, ma colpisce la membrana interna, riducendo la presenza di lipidi ed ergosterolo, componenti fondamentali per la sopravvivenza cellulare. Inoltre, non genera stress ossidativo, un meccanismo spesso sfruttato da altri prodotti chimici, ma agisce in modo più mirato, compromettendo i mitocondri, ovvero le “centrali energetiche” delle cellule fungine. I primi danni ai mitocondri si manifestano già dopo 10 minuti dall’applicazione, seguiti dal deterioramento della membrana cellulare entro mezz’ora, avviando così un processo irreversibile che porta alla morte del fungo. 

Un futuro più verde per la conservazione degli agrumi

Insomma, se il futuro della conservazione degli agrumi passa per soluzioni più sicure, naturali e sostenibili, la STH sembra avere tutte le carte in regola per essere protagonista. La ricerca ha dimostrato che è possibile preservare gli agrumi più a lungo, ridurre le perdite e limitare l’uso di sostanze potenzialmente dannose per l’ambiente e la salute. Una scoperta che potrebbe cambiare le regole del gioco nella filiera agroalimentare e che apre la strada a nuove strategie di conservazione più rispettose, in grado di unire efficienza e sostenibilità.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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