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Negli ultimi anni, l’eccezione è diventata prassi: anche nel 2025 la presentazione della Domanda PAC è stata rinviata. Non una, ma due volte. E ora (forse) si chiude il cerchio con la nuova scadenza fissata al 15 luglio.
La proroga è stata decisa su richiesta della Conferenza delle Regioni e Province autonome (riunita il 12 giugno) e ha ottenuto il parere favorevole di AGEA‑Coordinamento e degli organismi pagatori, per dare un concreto sostegno agli agricoltori e alle amministrazioni regionali coinvolte.
D’altra parte, se fino a qualche anno fa la proroga era lo strappo alla regola, oggi è praticamente l’unico modo per rispettare le scadenze. Lo sanno bene le aziende agricole, che hanno imparato a lavorare in perenne rincorsa, tra fascicoli incompleti, piattaforme lente e nuovi obblighi tecnici sempre più invasivi.
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Domanda PAC 2025: proroga bis
La scadenza originaria del 15 maggio era già slittata al 16 giugno. Ora si va al 15 luglio. E, inutile girarci intorno, è il sintomo di un sistema amministrativo che non riesce a stare al passo con se stesso. Non si tratta di una congiuntura straordinaria: ritardi nei caricamenti, aggiornamenti cartografici avviati tardi, fascicoli ancora in stallo. Le Regioni lo avevano segnalato, Agea lo ha ammesso: i tempi tecnici non ci sono.
E così, per evitare che migliaia di aziende restassero escluse dai pagamenti della PAC, il Ministero ha firmato una proroga che ormai tutti aspettavano. Senza la quale si sarebbe andati incontro a una crisi organizzativa nazionale.
Intanto, il malumore tra gli agricoltori cresce. Le pratiche sono sempre più complesse, i controlli incalzano, le regole cambiano in corsa. E soprattutto i fondi, promessi per la campagna in corso, arrivano spesso con mesi di ritardo. “Anche quest’anno i soldi li vediamo l’anno prossimo” è – non a caso – il commento di tanti agricoltori. Un commento che va ben oltre il semplice sfogo: è il riassunto amaro di un sistema in cui, ogni anno, la PAC si fa rincorrere. A volte per colpa della burocrazia, a volte per i limiti del digitale, più spesso per la distanza tra chi scrive le regole e chi lavora davvero la terra.

Penalità, ritardi e contraddizioni
Le domande presentate dopo il 16 giugno (cioè tutte quelle che verranno caricate in questa finestra aggiuntiva) saranno soggette a decurtazioni dell’1% al giorno, che salgono al 3% in caso di domande di assegnazione dei diritti all’aiuto, fino a un massimo di 25 giorni. Una penalità che rischia di colpire proprio chi ha aspettato il completamento dei fascicoli da parte delle amministrazioni o dei tecnici. E dopo il 9 agosto, le domande saranno considerate irricevibili.
La proroga, in questo contesto, è stata una misura necessaria per evitare che ritardi tecnici e amministrativi si traducessero in esclusioni ingiuste. Ma non tutto è risolto: il sistema delle penalità resta in piedi e rischia di attivarsi comunque per chi, nonostante la proroga, non riuscirà a chiudere in tempo per cause spesso indipendenti dalla propria volontà.
È una contraddizione latente: si concede tempo perché il sistema è in affanno, ma si mantengono penalità pensate per chi “perde tempo”. Come se la burocrazia avesse due volti e una sola responsabilità: quella degli agricoltori.
Proroga domanda PAC: l’eccezione diventata norma
La vera notizia, forse, non è la proroga. È che ormai non sorprende nessuno. Il rinvio della scadenza è diventato una componente prevedibile del calendario agricolo. Un po’ come le gelate di aprile o le siccità di luglio.
Ma mentre gli eventi climatici sono difficili da prevedere, quelli burocratici no. E allora la vera domanda non è quando arriveranno i fondi, ma fino a quando si dovrà considerare “straordinario” ciò che ormai è diventato sistemico.
Ilaria De Marinis
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