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Originaria dell’Estremo Oriente, Cydia molesta è anche conosciuta come Tignola orientale del pesco. Si tratta di un piccolo lepidottero appartenente alla famiglia dei tortricidi, che – introdotto in Italia negli anni Venti – si è affermato nel tempo come uno dei fitofagi più dannosi per le piante da frutto, con particolare incidenza in Emilia-Romagna, dove rappresenta una vera e propria sfida per agricoltori e tecnici del settore.
La sua pericolosa versatilità le consente di attaccare un’ampia gamma di specie, soprattutto drupacee – come pesco, albicocco, susino e mandorlo – ma anche diverse pomacee, tra cui melo, pero e cotogno. I danni più gravi si registrano sui frutti, ma non sono da sottovalutare quelli riportati dai germogli, in particolare sulle piante giovani o in fase di allevamento. Fattore che rende il contenimento della popolazione estremamente complesso se non si adotta una strategia di difesa ben calibrata.
Ciclo biologico della Cydia molesta
Con l’arrivo della primavera, Cydia molesta torna a farsi sentire nei frutteti. Ma il suo ciclo biologico inizia molto prima. Durante l’inverno, infatti, il tortricide attraversa cinque stadi larvali, al termine dei quali cerca un rifugio sicuro per trasformarsi in crisalide, nascondendosi in diapausa tra le fessure della corteccia, nel terreno o persino nei magazzini agricoli. Quando le temperature iniziano a salire, la metamorfosi culmina con la comparsa degli adulti, processo che avviene generalmente nel mese di aprile. Tuttavia, la tempistica può variare sensibilmente di anno in anno, fortemente condizionata dall’andamento climatico. Ma come si presentano gli adulti? A prima vista, l’aspetto della tignola può facilmente trarre in inganno per la forte somiglianza con Cydia funebrana (la tignola del susino). Tuttavia, alcuni dettagli permettono una distinzione a occhio esperto: Cydia molesta, infatti, è leggermente più piccola e presenta ali anteriori proporzionalmente più larghe, che le conferiscono una silhouette più tozza e compatta. Inoltre, le ali sono di colore bruno-grigiastre e raggiungono un’apertura di circa 10-12 millimetri.
Attivi soprattutto tra il crepuscolo e le ore notturne, questi insetti si accoppiano e le femmine depongono dalle 50 alle 200 uova sulle superfici lisce dei tessuti vegetali. È interessante notare che le femmine della prima generazione sono meno prolifiche rispetto a quelle successive.
Dopo un’incubazione di una o due settimane, dalle uova emergono larvette giallo-rosate, che iniziano immediatamente a nutrirsi all’interno della pianta ospite. Attraverso 3 o 4 mute, la larva raggiunge la maturità e si imbozzola sulla pianta o nel suolo, avviando così una nuova trasformazione in adulto. L’intero ciclo si ripete 4-5 volte l’anno, con una durata variabile in base alle condizioni ambientali. Il secondo volo degli adulti prende tipicamente il via a inizio giugno, raggiungendo il picco a metà mese. Da luglio fino a ottobre, il volo degli adulti diventa praticamente continuo, a causa della sovrapposizione delle generazioni estive e autunnali. Una presenza costante e insidiosa, che rende la cidia un avversario difficile da combattere senza un’azione tempestiva e coordinata. Ma quali danni può causare alle colture?

Larva di tignola orientale della frutta su una mela. Fonte: Cabi Plantwise
Danni sulle colture
Questo è il periodo in cui prestare maggiore attenzione in quanto i danni causati da Cydia molesta si verificano proprio durante la stagione primaverile e in autunno quando la vegetazione riprende vigore e le larve del fitofago si insinuano nei germogli più teneri, penetrando attraverso il picciolo o le nervature principali delle foglie. Da lì scavano gallerie discendenti che causano il disseccamento dell’apice, conferendo al germoglio un caratteristico aspetto “a bandiera”. Questo tipo di attacco colpisce in modo particolare gli apici non ancora lignificati, risultando particolarmente dannoso per le giovani piante in fase di allevamento. Prima di completare lo sviluppo, ogni larva può compromettere più germogli, amplificando il danno in modo esponenziale.
Il vero impatto economico, tuttavia, si registra quando le larve passano ai frutti. Sul pesco, le infestazioni si verificano nella fase di frutto noce e soprattutto nelle settimane che precedono la raccolta: tra i 20 e i 25 giorni prima per le varietà precoci, fino a 40-45 giorni per quelle tardive. Le larve penetrano attraverso l’epicarpo o il peduncolo, scavando gallerie profonde nella polpa che si spingono verso il nocciolo. I segni dell’attacco sono inconfondibili: fuoriuscita di rosura brunastra e, spesso, essudati gommosi. Nei casi più gravi, un singolo frutto può ospitare più larve, risultando così completamente invendibile.
Anche il melo è nel mirino della tignola, con attacchi che interessano i frutti in maturazione e, più sporadicamente, gli apici vegetativi. Sul pero, invece, le larve raramente colpiscono i germogli, ma possono danneggiare i frutti in qualsiasi fase di sviluppo. Nei frutti acerbi, si limitano a intaccare gli strati epidermici; nei frutti maturi, invece, penetrano nel mesocarpo.
Difesa integrata contro la Cydia molesta: prevenzione, monitoraggio e interventi mirati
Nel contrasto alla tignola orientale, la strategia vincente parte da un’attenta prevenzione e si completa con interventi mirati. Fondamentale è l’adozione di buone pratiche agronomiche, come l’eliminazione dei germogli infestati, che consente di ridurre la popolazione larvale prima che possa propagarsi. A fine inverno efficaci risultano le lavorazioni del terreno che consentono di distruggere le larve svernanti annidate nel suolo o nelle anfrattuosità della corteccia. Attenzione anche ai magazzini e alle cassette per la raccolta, che devono essere accuratamente puliti: questi ambienti possono ospitare larve sopravvissute, pronte a riprendere il ciclo una volta iniziata la nuova stagione.
Tra i sistemi consigliati per lotta integrata spicca la confusione sessuale, utile a ridurre drasticamente le nuove ovideposizioni.
Nell’ambito del biocontrollo, uno dei metodi più utilizzati e raccomandati è l’impiego di prodotti a base di Bacillus thuringiensis, autorizzato a partire dal secondo volo del lepidottero, nel momento in cui le trappole segnalano un superamento della soglia di 10 catture settimanali. Per la prima generazione, la soglia è più severa: si interviene solo in presenza di un numero di catture almeno triplo.
Come evidente, la gestione di Cydia molesta richiede un approccio integrato basato su monitoraggio continuo, soglie d’intervento precise e impiego mirato di mezzi biologici e chimici. Solo una strategia sinergica tra agronomia, entomologia e tecnologia può dunque garantire efficacia, sostenibilità e riduzione del rischio di resistenze. L’obiettivo pertanto non è l’eradicazione, ma il controllo intelligente e duraturo della popolazione.
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Federica Del Vecchio
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