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Conosciuta comunemente come tignola della zagara, Prays citri è un microlepidottero appartenente alla famiglia degli Iponomeutidi. Il nome deriva dal fatto che il ciclo vitale di questo insetto è strettamente legato al periodo di fioritura degli agrumi, momento in cui l’insetto è particolarmente attivo. Il termine “zagara” si riferisce infatti al fiore caratteristico di queste colture. Sebbene questo piccolo parassita possa infestare tutte le varietà di agrumi, si concentra principalmente su limone e cedro, piante su cui gli attacchi sono più rilevanti. Di conseguenza, P. citri è particolarmente diffusa nel bacino del Mediterraneo, dove trova un ambiente ideale soprattutto in areali come quelli siciliani.Â
Gli attacchi iniziano durante la stagione primaverile, quando le larve si sviluppano, nutrendosi principalmente dei fiori, influenzandone la fioritura e, in alcuni casi, la successiva fruttificazione. In presenza di condizioni favorevoli, i danni alle colture possono diventare significativi, con potenziali perdite di produzione. Per questo conoscere ciò a cui si va incontro è importante per poter rispondere con strategie mirate, soprattutto nelle aree a vocazione agrumicola, dove una corretta gestione può contribuire a limitarne l’impatto e preservare la qualità delle produzioni.
Tignola della zagara: un ciclo biologico dinamico
La Tignola della zagara presenta un ciclo biologico strettamente influenzato dalle condizioni climatiche, il che la rende particolarmente attiva e adattabile alle temperature miti del bacino mediterraneo. Qui infatti, possono essere osservate tutte le fasi dello sviluppo dell’insetto durante l’intero arco dell’anno. Il numero di generazioni annuali varia sensibilmente: si va da un minimo di tre fino a sedici, a seconda della temperatura e dell’umidità . In Sicilia, ad esempio, se ne contano mediamente undici. I primi segnali della presenza dI P. citri si manifestano generalmente in primavera, quando le temperature superano i 10 °C e l’insetto compie le prime generazioni. Le uova vengono deposte singolarmente, per lo più sui fiori e, talvolta, sui frutti in formazione. Alla schiusa, le giovani larve penetrano nei fiori o nei frutticini, danneggiandoli dall’interno. Bozzoli e pupe si possono osservare su foglie, fiori e frutti.
Il ciclo vitale completo dell’insetto può essere sorprendentemente rapido. A una temperatura di 25 °C, si completa in circa 20 giorni: quattro per lo sviluppo dell’uovo, dodici per la fase larvale e sei per quella di pupa. La temperatura influisce anche sulla durata della vita degli adulti: le femmine vivono oltre 37 giorni a 10 °C, mentre a 26 °C la loro sopravvivenza si riduce a meno di cinque giorni. In compenso, in condizioni ottimali, ogni femmina può deporre da 60 a oltre 150 uova (con una media di circa 110 a 26 °C), iniziando l’ovodeposizione già poche ore dopo l’accoppiamento. Ma come si presenta la tignola da adulta? L’esemplare adulto è una farfalla di piccole dimensioni, con un’apertura alare di circa 12 mm. Le ali anteriori sono grigie con screziature nere, mentre quelle posteriori appaiono più chiare e frangiate. Le larve, che rappresentano la fase più dannosa per le piante, sono inizialmente molto chiare per poi assumere una colorazione bruno-verdastra man mano che crescono.
Gli adulti sono prevalentemente attivi al crepuscolo e nelle ore notturne, comportamento che rende il monitoraggio più complesso. I momenti più critici si concentrano in primavera e in estate, quando le popolazioni possono aumentare sensibilmente, rendendo necessaria una sorveglianza attenta per prevenire danni duraturi alla produttività degli agrumeti.
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Larva e danni di P. citri sul frutto del lime. Fonte: Cabi Digital Library
Danni ai fiori e ai frutti degli agrumi
A destare preoccupazione è l’azione dannosa della tignola della zagara che, come anticipato, si concentra soprattutto sulla fioritura, una fase cruciale per la produttività degli agrumeti. Le larve, una volta schiuse, penetrano all’interno dei fiori, aggredendone gli organi interni e compromettendone lo sviluppo. Il danno si manifesta principalmente a carico dei boccioli e dei fiori già aperti: le larve li avvolgono con sottili fili sericei, per poi nutrirsi dei tessuti fino a raggiungere l’ovario, rendendo il fiore sterile. In caso di infestazioni particolarmente intense, la conseguenza più evidente è la cascola precoce dei boccioli con un impatto diretto sulla fioritura e, di conseguenza, sulla produzione dei frutti.
Anche se con minore frequenza, l’insetto può colpire foglie giovani, germogli e frutticini. In questi casi, le larve compiono piccole erosioni che svuotano i tessuti, causando deformazioni o la caduta precoce dei frutti. A volte, sebbene più raramente, l’infestazione può estendersi anche ai frutti già maturi, compromettendone la qualità e la conservazione, con possibili ricadute sulla commercializzazione.
Strategie di difesa
La gestione efficace della tignola comincia dalle buone pratiche agronomiche. Il primo passo è infatti rappresentato dal controllo colturale. Studi condotti in Sicilia hanno evidenziato come lo stress idrico giochi un ruolo determinante nel contenere lo sviluppo di P. citri. A conferma di questo è stato dimostrato come, nei frutteti soggetti a moderato stress idrico, l’infestazione di gemme, fiori e frutti è stata moderata. Laddove, in impianti irrigati in modo più abbondante, ha superato i livelli di tolleranza, dimostrando come un equilibrio nella gestione delle risorse idriche possa contribuire alla prevenzione.
Oltre alla gestione colturale, un elemento importante legato alla prevenzione è il monitoraggio costante del parassita, soprattutto nelle generazioni che si sviluppano tra la primavera e l’autunno, quando la popolazione può registrare i picchi più elevati.
Ulteriore supporto è oggi offerto dalle strategie di biocontrollo: la popolazione di Prays citri può infatti essere contenuta da diversi antagonisti naturali. Tra questi, in particolare, l’imenottero Ageniaspis fuscicollis, endoparassitoide delle larve, che contribuisce a ridurre l’impatto dell’insetto nei contesti meno intensivi. In ultimo, se la percentuale di germogli infestati supera la soglia indicativa del 50%, si rende necessario l’utilizzo di prodotti chimici, secondo interventi mirati.
Nel complesso, un approccio integrato e consapevole, stagione dopo stagione, può comunque fare la differenza e offrire una maggiore tutela agli agrumeti.
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Federica Del Vecchio
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