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Lo scorso 22 marzo ricorreva la Giornata Mondiale dell’Acqua. Per l’occasione, il CREA ha realizzato un’infografica per analizzare l’uso dell’acqua in Italia e le sfide connesse alla gestione sostenibile delle risorse idriche. Attraverso un’analisi dettagliata delle infrastrutture esistenti, delle fonti di approvvigionamento e delle innovazioni tecnologiche in atto, il CREA ha offerto una panoramica essenziale per comprendere l’attuale stato dell’irrigazione agricola in Italia e le prospettive future per una gestione più efficiente e resiliente. Tra i dati emersi, spicca quello relativo all’utilizzo dell’acqua in agricoltura, che evidenzia il forte impatto del settore sui prelievi idrici nazionali.
Acqua in agricoltura: urge gestione efficiente
Stando a quanto riportato, ogni anno vengono prelevati circa 30 miliardi di metri cubi d’acqua, con il 41% dei prelievi totali destinati all’irrigazione dei campi. Dato che rende così l’agricoltura il settore con il maggior consumo di risorse idriche in Italia.
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la riduzione del 20% della risorsa idrica rinnovabile nell’ultimo secolo. Questo trend potrebbe derivare da una combinazione di fattori, tra cui l’aumento delle temperature, la riduzione delle precipitazioni, la maggiore evaporazione e l’alterazione dei cicli naturali dell’acqua a causa delle attività umane. È chiaro che la sola disponibilità idrica non può più essere data per scontata e che servono soluzioni per garantire la sostenibilità del settore. In modo particolare, emerge la necessità di un ripensamento radicale delle pratiche irrigue. Sebbene si registri un’espansione delle superfici irrigate per alcune colture, questo non deve infatti tradursi in un uso inefficiente dell’acqua.
La governance della distribuzione irrigua
Secondo il rapporto CREA, il sistema di distribuzione idrica italiano si basa su un complesso di infrastrutture gestite principalmente dagli Enti irrigui, responsabili del 60% delle aree irrigate. La distribuzione dell’acqua avviene attraverso un’estesa rete di oltre 43mila km, con il 50% dei prelievi provenienti da corpi idrici superficiali e il 44% da falde e sorgenti sotterranee. Una quota minore, pari al 6%, deriva invece da impianti di depurazione e altre fonti alternative. In un simile contesto, risulta tuttavia essenziale disporre di un sistema efficiente, in grado di garantire una distribuzione equa e ridurre le perdite, specialmente in un contesto di crescente variabilità climatica.
In tal senso, guardando al quadro nazionale, la strada da percorrere è ancora lunga. Molti acquedotti risalgono a decenni fa e presentano tubature vetuste, spesso realizzate con materiali ormai inadeguati. Le perdite idriche raggiungono livelli critici, con una dispersione media che supera il 40% in alcune aree del Paese. Ancora: la scarsa manutenzione e gli investimenti insufficienti aggravano il problema, causando frequenti guasti e interruzioni del servizio. Per non parlare delle differenze marcate tra Nord e Sud del Paese.
A incidere anche l’andamento climatico sulla Penisola. Nel 2024, le precipitazioni sono aumentate del 10% rispetto alla media degli ultimi dieci anni, con un totale di 319 miliardi di metri cubi di pioggia (1.056 mm). Il mese di febbraio ha registrato un incremento del 72% rispetto alla media storica, mentre novembre ha subito un calo drastico. D’altra parte, se il Nord ha visto un surplus di piogge, con alluvioni in Lombardia ed Emilia-Romagna; il Sud e le Isole hanno sofferto di gravi deficit idrici. In Sicilia, il deficit ha raggiunto il 25%, con soli 500 mm di pioggia rispetto alla media di 665 mm, seguita da Puglia, Molise e Basilicata.
Inoltre, sebbene nel 2024 la disponibilità idrica complessiva sia aumentata del 14%, raggiungendo i 158 miliardi di metri cubi, la tendenza generale dal 1951 mostra una riduzione progressiva delle risorse disponibili.
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Fonte: CREA
Innovazioni tecnologiche e strategie di risparmio idrico
A fronte di questo scenario e, come ribadito dal CREA, al fine di migliorare la gestione della risorsa idrica in agricoltura è oggi più che mai necessario procedere con investimenti mirati. Misure come quelle racchiuse nel parco progetti programmati lasciano ben sperare. Tra gl intervisti previsti si annoverano infatti il potenziamento della rete con 524 km di nuove infrastrutture, l’installazione di 529 nuovi misuratori ai punti di prelievo e l’efficientamento di 8.000 km di rete esistente. Accanto a questo, importante l’obiettivo prefissato di ottenere un risparmio idrico di 426 milioni di metri cubi, anche attraverso l’introduzione di piccoli e medi invasi per la raccolta dell’acqua. Buone notizie anche a livello finanziario, per cui – a fronte di un fabbisogno stimato di oltre 3,4 miliardi di euro per l’ottimizzazione della rete irrigua – l’81% è già esecutivo.
Sfide e prospettive future
L’urgenza di ottimizzare le risorse è evidente: con gli effetti del cambiamento climatico che alterano i cicli delle precipitazioni, è essenziale sviluppare soluzioni tecnologiche e infrastrutturali per garantire un uso più efficiente dell’acqua, soprattutto in un settore come quello agricolo, dove la crescente pressione legata alle risorse idriche richiede un approccio integrato che combini innovazioni tecnologiche, investimenti infrastrutturali e una governance efficace. L’adozione di sistemi di monitoraggio avanzati e l’espansione delle pratiche di agricoltura di precisione rappresentano passi fondamentali per migliorare l’efficienza idrica, ma solo attraverso un impegno congiunto tra istituzioni, enti gestori e agricoltori sarà possibile assicurare un utilizzo equo e sostenibile dell’acqua, in linea con le esigenze produttive e ambientali del futuro.
Ilaria De Marinis
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