Apple Mosaic Virus: aspetti, sintomi e impatto

Capace di provocare  una significativa riduzione della produttività e della qualità del raccolto, il virus può colpire anche ciliegio, pesco e nocciolo

da Federica Del Vecchio
apple mosaic virus

Spesso confuso con il Prunus Necrotic Ringspot Virus (PNRSV) per le affinità sierologiche, l’Apple Mosaic Virus (ApMV) è un virus fitopatogeno appartenente alla famiglia Bromoviridae, genere Ilarvirus, che colpisce non solo il melo, ma anche altre colture come pesco, ciliegio, susino, mandorlo, albicocco e nocciolo. Da non confondere con il Tomato Mosaic Virus, ApMV prende il nome dai sintomi rinvenuti per la prima volta sulle mele ed è noto per la sua capacità di compromettere gravemente la produttività degli alberi da frutto, riducendo le rese e l’aspettativa di vita delle piante infette. La sua elevata variabilità genetica e la capacità di alterare la resa delle colture lo rendono un avversario insidioso, difficile da rilevare e contenere.

Ormai diffuso a livello globale, il virus può interessare colture cruciali per l’economia agraria del nostro Paese. In Italia, la presenza dell’ApMV è stata rilevata in diverse regioni, con particolare attenzione alla filiera del nocciolo, coltura di rilevante importanza economica soprattutto in aree come il Piemonte, il Lazio e la Sicilia. Studi condotti su questa specie hanno evidenziato una riduzione della resa fino al 77% nei soggetti infetti, un dato che sottolinea l’impatto economico del virus. Anche nelle colture di melo, il virus – sebbene meno studiato nel contesto nazionale – può compromettere la qualità dei frutti, riducendone il valore commerciale. 

In tal senso, e non disponendo ancora di una strategia di intervento mirata, oggi conoscere le caratteristiche del virus risulta di primaria importanza.

Struttura e caratteristiche di Apple Mosaic Virus

L’Apple mosaic virus è un virus a RNA a singolo filamento con polarità positiva. Sebbene non siano disponibili dettagli precisi sulla composizione delle sue particelle, gli studiosi hanno individuato un’analogia di queste ultime con quelle del Prunus Necrotic Ringspot Virus (PNRSV).
Più nel dettaglio, i virioni di ApMV si presentano sotto forma di tre particelle quasi sferiche, con un diametro che varia tra i 25 e i 29 nm. Ogni particella ospita una parte del genoma a RNA tripartito, suddiviso in tre segmenti principali (RNA 1, RNA 2 e RNA 3) e un ulteriore RNA subgenomico (RNA 4). Per innescare l’infezione, tutti questi elementi devono essere presenti nella pianta ospite.

Le sequenze genetiche di ApMV mostrano forti somiglianze con altri Ilarvirus, in particolare con l’Alfalfa Mosaic Virus (AMV). La ricerca filogenetica ha rivelato due principali gruppi di varianti virali: uno che infetta piante della sottofamiglia Maloideae, come il melo e il pero, e alghe licheniche del genere Trebouxia, e un altro che colpisce il luppolo, il genere Prunus (ciliegio, pesco, mandorlo, susino) e altre piante legnose. 

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Sintomi associati all’infezione da ApMV Fonte: foto (a) e (d) fornite dalla Dott.ssa Mercè Rovira da IRTA(Constantí, Turchia) e foto (b), (c) e (e) fornite dal dottor Miray Sokmen dell’Università Ondokuz Mayis (Samsun, Turkey)

Sintomi e impatti sulle colture

I sintomi dell’infezione da Apple Mosaic Virus variano a seconda del ceppo virale e della suscettibilità della pianta ospite.

Nelle colture più sensibili, il virus provoca maculature irregolari o disposte a bande lungo la vena principale, che con il progredire della malattia assumono una colorazione giallo cromo o biancastra, accompagnate da clorosi generalizzata delle vene. I ceppi meno aggressivi si manifestano con piccole macchie sulla lamina fogliare, mentre quelli più virulenti possono causare necrosi sui margini delle foglie, portando a una caduta prematura, fenomeno osservato in particolare nelle rosacee e nei lamponi. In questi casi, anche i germogli possono presentare una crescita anomala a rosetta.

Nel mandorlo, l’ApMV può compromettere il germogliamento e la fioritura, mentre in ciliegio e albicocco i sintomi sono simili a quelli causati dal Prunus Necrotic Ringspot Virus (PNRSV), con mosaici fogliari, deformazioni delle foglie e crescita rallentata.

Ma come viene trasmesso il virus?

L’innesto di radici e l’utilizzo di attrezzature di propagazione vegetativa infette sembrano costituire le principali fonti di inoculo per il virus. Studi sperimentali hanno però dimostrato che il virus può essere trasmesso anche tramite inoculazioni meccaniche dalla linfa, in particolare su piante erbacee. 

Per quanto la modalità d’azione del virus sia chiara, la prevenzione resta l’unica strategia da adottare: utilizzare materiale di propagazione certificato, insieme alla disinfestazione degli strumenti agricoli e a un monitoraggio costante dei frutteti rappresentano gli strumenti più adatti per limitare la diffusione della malattia. Specialmente per una realtà agricola come l’Italia, che – con il suo clima temperato – presenta condizioni favorevoli alla diffusione del virus, soprattutto nelle stagioni primaverili, quando le temperature più miti favoriscono la moltiplicazione virale e il rischio aumenta. Investire in programmi di ricerca per individuare varietà resistenti e sviluppare tecniche di difesa innovative resta dunque fondamentale per il contrasto del virus che, pur non causando la morte immediata delle piante infette, può comportare una significativa riduzione della produttività e della qualità del raccolto, compromettendo la redditività delle aziende agricole.

 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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