Cocciniglia su actinidia: una panoramica

Comunemente definito cocciniglia bianca del pesco, il fitofago può provocare danni importanti anche su actinidia. Una corretta gestione della difesa, però, può fare la differenza 

da Redazione FruitJournal.com
cocciniglia su actinidia

Il vivace dinamismo produttivo che contraddistingue la coltivazione del kiwi non lo mette al riparo da sfide insidiose, tra queste, Pseudalacaspis pentagona in grado di minare la qualità e la resa di questa coltura

Comunemente definito cocciniglia bianca del pesco , Pseudalacaspis pentagona è un piccolo insetto appartenente alla famiglia Diaspididae, che si nutre della linfa delle piante ospiti, colonizzando tralci, fusto, foglie e frutti. Originaria dell’Asia, la cocciniglia si è diffusa ormai ampiamente anche in Italia, dove ha trovato un ambiente favorevole alla sua proliferazione. Identificata inizialmente sul gelso – questo fitofago altamente polifago – nel tempo ha ampliato il suo spettro d’azione a diverse colture, tra cui pesco, ciliegio, mandorlo, susino, albicocco, actinidia e noce. La sua capacità di adattamento ha reso questa specie difficile da controllare e particolarmente insidiosa per i frutteti, dove la sua diffusione tende a partire da focolai localizzati per poi estendersi rapidamente. 

Ma quali sono i danni causati dalla cocciniglia su actinidia?

L’attacco di P. pentagona provoca danni principalmente sugli organi legnosi delle piante. Le punture trofiche, praticate dalle diverse fasi di sviluppo dell’insetto, sono una delle cause principali di stress per la pianta. Inoltre, la formazione di follicoli sovrapposti in strati sugli organi legnosi causa un’ulteriore sofferenza, con il rischio di asfissia per la pianta stessa. Questo processo porta a un progressivo deperimento delle parti infestate e, a lungo termine, indebolisce l’intera pianta.

Anche i frutti non sono esenti da danni. Quando la cocciniglia attacca i frutti, questi sviluppano un alone rossastro attorno ai follicoli, chiaro segno di infestazione. Tale danno ha gravi ripercussioni anche sul piano commerciale, poiché i frutti infestati non solo perdono valore estetico, ma diventano inadatti all’esportazione.

cocciniglia su actinidia

Cocciniglia bianca su pesco e actinidia Fonte: UF Institute of Food and Agricultural Sciences

Strategie di controllo e prevenzione: monitoraggio, difesa integrata e lotta chimica

Tra i pilastri di una gestione efficace, il monitoraggio continuo del parassita emerge come strumento fondamentale per individuare i momenti di maggiore suscettibilità dell’insetto e ottimizzare i trattamenti. Per contrastare la diffusione della cocciniglia su actinidia è importante quindi utilizzare un approccio strategico e mirato che garantisca il controllo delle infestazioni, minimizzando al contempo l’impatto ambientale. In regime di difesa integrata, è possibile avvalersi di trappole sessuali, che – posizionate a metà aprile con una densità di 1-2 trappole per ettaro – permettono di monitorare con precisione la presenza dei maschi e i cicli biologici della cocciniglia. Rilevare il momento ideale per l’ovideposizione consente di intervenire con trattamenti più efficaci e mirati, riducendo il numero degli interventi necessari.

Nel caso della lotta chimica, l’efficacia dei trattamenti è limitata dalla corazza cerosa delle cocciniglie, che rende difficile l’eliminazione del fitofago. Gli interventi si concentrano sulle fasi larvali, più vulnerabili, e prevedono l’impiego di oli e agrofarmaci specifici. In caso di infestazioni su organi legnosi, si raccomanda la spazzolatura preventiva dei tronchi e delle branche prima dell’applicazione dei prodotti chimici. Inoltre, trattamenti preventivi alla fine dell’inverno possono ridurre significativamente il rischio di infestazioni nelle fasi successive della stagione.

Per chi opera in regime biologico, invece, è possibile ricorrere a diversi nemici naturali di P. pentagona. Tra questi figurano insetti predatori come i coccinellidi (Chilocorus bipustulatus, Cybocephalus rufifrons, Lindorus lophantae) e l’imenottero afelinide Encarsia berlesei, introdotto in Italia dal Nord America nel 1906. Un metodo innovativo prevede l’utilizzo di rametti infetti da cocciniglie parassitizzate per incrementare la popolazione di questi antagonisti naturali nei frutteti con basse infestazioni.

In questo contesto la continua sperimentazione può fare la differenza nella gestione della cocciniglia su actinidia. L’attività di monitoraggio, unita al controllo biologico e allo studio di tecniche innovative, si conferma fondamentale per proteggere le colture e garantire la qualità dei raccolti.

 

Federica Del Vecchio
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