Macchia nera degli agrumi: una panoramica

Provocata da Phyllosticta citricarpa, CBS è oggi tra le malattie più temute a livello mondiale per i danni che causa alle produzioni e le gravi ripercussioni economiche

da uvadatavoladmin
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Il cambiamento climatico che sta interessando l’Italia e tutto il bacino del Mediterrano potrebbe favorire lo scoppio epidemico di nuove e preoccupanti malattie. Tra queste, la macchia nera degli agrumi (Citrus Black Spot), già temuta a livello mondiale per i danni che causa alle produzioni e le gravi ripercussioni economiche.

Dal punto di vista climatico l’Italia e tutto il bacino del Mediterraneo sono un’area molto sensibile e soggetta a forte cambiamento climatico. In base a studi del CNR-ISAC, le temperature medie in Italia sono cresciute negli ultimi 200 anni di 1,7 °C (pari a circa 0,8 °C per secolo), con ulteriore aumento negli ultimi 50 anni di circa 1,4 °C (pari a 2,8 °C per secolo). Nel 2023 in Italia si sono verificati ben 378 eventi estremi, +22% rispetto al 2022. Siccità, temperatura notturna superiore ai 20 gradi (determinando le cosiddette “notti tropicali”), eventi estremi come le trombe d’aria e le piogge torrenziali (Medicane, acronimo di Mediterranean Hurricane) sono eventi sempre più frequenti in tutto il bacino del Mediterraneo. Le stesse stagioni non seguono il loro consueto andamento, con inverni siccitosi ai quali possono seguire primavere calde e piovose.

Questo sostanziale cambiamento climatico potrebbe favorire anche lo scoppio epidemico di nuove e temibili malattie. Tra queste, la malattia di maggiore rilevanza economica è sicuramente la macchia nera degli agrumi (Citrus Black Spot, acronimo CBS).  Essa desta particolare allarme tra i produttori agrumicoli a livello mondiale in quanto determina un grave scadimento quali-quantitativo della produzione, un notevole incremento dei costi di produzione e la riduzione delle esportazioni di frutta fresca. 

Macchia nera degli agrumi: l’agente causale

L’agente causale è un fungo, Phyllosticta citricarpa (=Guignardia citricarpa), che è in grado di determinare sintomi su foglie, giovani rami e, principalmente, frutti. Un suo eventuale scoppio epidemico in Italia sarebbe disastroso soprattutto per la limonicoltura, ma anche per tutto il comparto agrumicolo.

La macchia nera è stata riportata per la prima volta nel New South Wales, in Australia, nel 1895. Dopo la prima segnalazione, la malattia è stata riportata in varie zone agrumicole di Australia, Africa, Asia e America Centrale, Meridionale e Settentrionale. In ciascuno di questi continenti, i sintomi della macchia nera sono stati osservati esclusivamente in aree caratterizzate da estati calde e piovose.

Phyllosticta citricarpa è considerato un patogeno da quarantena ed è inserito nella lista A1 dell’EPPO (European Plant Protection Organization), in quanto non è ancora dichiarato presente nei Paesi europei.

Annualmente, però, elevate quantità di agrumi vengono esportate dai Paesi in cui CBS è endemica verso i Paesi dell’Unione Europea, determinando notevole preoccupazione alla Comunità Europea che ritiene rilevante il rischio di introduzione del patogeno in Europa

In base alle attuali conoscenze, si ritiene che la specie P. citricarpa si sia diffusa partendo dall’Asia, proprio dove il genere Citrus ha avuto la sua origine. Tuttavia, si sono verificate diverse incursioni del patogeno anche in rapporto alla diffusione e alla intensificazione delle aree agrumicole nei principali Paesi della zona temperata. Il trasporto passivo del patogeno a lungo raggio attraverso il materiale vegetale di propagazione infetto è considerato la modalità di diffusione più efficiente che ha determinato la disseminazione del fungo nelle principali aree agrumicole del mondo. Di contro, si ritiene che i frutti di agrumi – pur potenzialmente in grado di rappresentare un rischio per le aree esenti dal patogeno – non rappresentano per l’Europa una modalità realistica ed efficiente per la diffusione di P. citricarpa e ciò per svariate ragioni: le ascospore non vengono prodotte sui frutti; i picnidi sono prodotti solo in una certa tipologia di sintomi facilmente intercettabili (‘hard spot’); i trattamenti normalmente effettuati nei magazzini di lavorazione e la conservazione al freddo contengono efficacemente le infezioni causate da P. citricarpa; seppur occasionalmente, il patogeno è già stato rinvenuto in Europa in associazione a tessuti morti e asintomatici. 

In Europa, infatti, il fungo P. citricarpa è stato isolato da lettiera di foglie di agrumeti asintomatici in Italia, Malta e Portogallo.

Nelle aree oggetto di indagine, pur in presenza del patogeno, non è mai stato osservato sulla pianta alcun sintomo riconducibile alla malattia. Questo rinvenimento non è stato riconosciuto dall’Unione Europea che ritiene ancora oggi il territorio esente dal patogeno, mentre lo è sicuramente dalla malattia. Indipendentemente dalla irrisolta presenza o meno del patogeno nel territorio Europeo, quello che più preoccupa è il recente rinvenimento della malattia nel bacino del Mediterraneo, in Tunisia (Governatorato di Nabeul). I sintomi sono stati osservati in 69 limoneti e aranceti dislocati in diverse aree (Bou Argoub, Beni Khalled, Menzel Bouzelfa, Soliman, Grombalia, Takelsa, Korba, Nabeul e Hammem Ghezaz).  

Per le considerazioni su esposte, si ritiene che mentre le innumerevoli importazioni dei frutti provenienti da aree ove la malattia è endemica possano rappresentare solo ulteriori rischi di introduzione del patogeno in Europa, il rinvenimento di estesi focolai in Tunisia – probabilmente favoriti dal cambiamento climatico in corso – rappresentano il maggiore rischio per un possibile scoppio epidemico della malattia anche in Italia. Se ciò avvenisse, sarebbe il limone la prima specie a manifestare i sintomi della malattia, poiché notevolmente suscettibile.

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Diagnosi

Il genere Phyllosticta include decine di specie spesso non facilmente distinguibili tra loro. In particolare, P. capitalesis, endofita non parassita presente nelle foglie e frutti di agrumi, viene confuso con P. citricarpa in fase di diagnosi. Inoltre, numerose specie appartenenti al genere Phyllosticta, quali P. citriasiana, P. citribraziliensis, P. citrichinaensis e P. paracitricarpa, sono state riportate in associazione a sintomi su foglie e frutti. I principali caratteri morfologici utilizzati per l’identificazione delle specie appartenenti al genere Phyllosticta sono la produzione di picnidi contenenti conidi inglobati in uno strato mucoso e la presenza di un’appendice apicale. Tuttavia, lo strato mucoso e l’appendice non sono sempre facilmente osservabili. Phyllosticta citricarpa e P. capitalensis presentano diverse differenze morfologiche e fisiologiche: ad esempio le colonie di P. citricarpa producono un alone giallo se in crescita su substrato artificiale a base di agar e avena; P. capitalensis generalmente cresce più rapidamente; le spore conidiche di P. capitalensis sono incorporate in una massa mucosa più voluminosa rispetto a quanto osservato in P. citricarpa. La diagnosi basata sulla morfologia rimane tuttavia poco affidabile per distinguere queste specie.

I protocolli diagnostici attuali per identificare P. citricarpa includono diversi metodi di PCR in tempo reale (qPCR) e metodi di PCR convenzionali.

Studi basati sulle analisi di sequenze del DNA hanno risolto la distinzione tra alcune specie di Phyllosticta associate agli agrumi, come quella tra P. citricarpa e P. capitalensis, chiaramente distinte sulla base delle sequenze della regione ITS (Internal Transcribed Spacer).

Significativi progressi sono stati raggiunti con l’introduzione di analisi filogenetiche multigene del DNA, dimostrando che la regione ITS di P. citricarpa è identica nel caso di altre specie del genere. Questo rappresenta un ostacolo nello sviluppo di metodi di PCR specifici mirati al rilevamento di P. citricarpa. L’uso di un’analisi a sei geni (ITS, actA, tef1, gapdh, LSU e rpb2) ha mostrato un’alta risoluzione delle specie incluse nel genere Phyllosticta e l’identificazione di P. citricarpa. Risulta tuttavia necessaria la specificità di un test molecolare mirato al rilevamento di P. citricarpa. Ragion per cui oggi diversi studi si concentrano su un ampio numero di genomi di ceppi rappresentativi, al fine di risolvere i dubbi legati alla cripticità delle specie del genere e all’individuazione di marker utili all’identificazione.

Sintomi della macchia nera degli agrumi ed epidemiologia

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Per il contenimento della malattia in nuove aree e per limitarne la diffusione epidemica è necessario conoscerne la sintomatologia. Il più comune tra i sintomi causati dal fungo è la presenza di aree suberificate caratterizzate da lesioni necrotiche leggermente depresse, marrone scuro, con margine nero su foglie (Fig. 1) e su frutti (Fig. 2), contenenti i picnidi del fungo (Fig. 3), sintomo anche noto come ‘hard spot’. Ulteriori sintomi sono stati osservati negli anni: punteggiature necrotiche che non presentano un margine ben definito su frutti maturi (‘virulent spot’); formazione di piccole pustole (‘false melanose’); fessurazioni (‘cracked spot’) e screpolature (‘speckled spot’). Lesioni su foglie e rami sono comuni solo su piante di limone e appaiono come piccole macchie necrotiche tondeggianti, leggermente depresse, circondate da un alone giallo. 

Dal punto di vista epidemiologico, la fonte di inoculo del fungo è costituita da due tipologie di spore prodotte all’interno di organi di resistenza: ascospore in pseudoteci e conidi in picnidi.

In generale, la produzione e la diffusione delle spore avvengono durante le piogge estive. Lo sviluppo degli pseudoteci avviene nelle foglie ormai staccate dalla pianta e presenti sul terreno, in un intervallo di tempo che va da 40 a 180 giorni dopo la caduta delle stesse. Inoltre, particolari condizioni favorevoli sono necessarie per la produzione e rilascio delle ascospore, quali un’alternanza di bagnatura (12–15 ore) e asciugatura delle foglie e dei frutti alla temperatura ottimale di 27 °C, mentre tempi di bagnatura più estesi sono necessari nel caso di fluttuazioni di temperatura nell’intervallo tra 15 e 35 °C. I conidi, prodotti all’interno dei picnidi, sono altrettanto importanti nel caso di coesistenza sulla stessa pianta di frutti maturi colpiti e giovani frutti in crescita, specialmente in aree in cui persistono rami secchi che rappresentano una importante fonte di inoculo. Le spore germinano e producono un appressorio che avvia l’infezione penetrando la cuticola e producendo una massa di micelio fungino tra la parete dell’epidermide e la cuticola stessa quando il frutto è ancora verde, consentendo così al patogeno di mantenersi in forma latente. I sintomi della macchia nera si manifestano così diversi mesi dopo.

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Gestione della malattia

La lotta nei confronti di questo patogeno si basa essenzialmente su interventi di carattere legislativo, agronomico e chimico. Gli interventi di tipo legislativo riguardano principalmente l’attività di controllo effettuata dal Servizio Fitosanitario Centrale (SFC), e quindi dai singoli Servizi Fitosanitari Regionali (SFR), con lo scopo di intercettare frutti di agrumi sintomatici provenienti da Paesi terzi dove è presente la malattia. Ai sensi dell’art. 6 del Reg. UE 2016/2031 e successivo Reg. 2019/1072, P. citricarpa rientra tra gli organismi nocivi da quarantena prioritari sulla base del potenziale impatto economico, ambientale o sociale che potrebbe determinare sul territorio dell’Unione Europea. Nell’ultimo decennio innumerevoli sono state le intercettazioni di partite di frutti di agrumi infetti da macchia nera provenienti da Paesi terzi extraeuropei. 

Una volta che la malattia si è insediata o quando – per variazioni climatiche – si realizzano esplosioni epidemiche in un nuovo territorio, è necessario intervenire con adeguate misure di contenimento di tipo agronomico e chimico, in quanto in assenza di interventi si possono avere perdite di produzione sino al 60%. La rimozione di rametti secchi e delle piante sofferenti anche per altre cause, la raccolta precoce di frutti sintomatici, l’eliminazione o il trattamento del fogliame caduto a terra, seppur molto dispendiosi – unitamente all’impiego di prodotti chimici a calendario (composti del rame e analoghi delle strobilurine) – consentono di contenere sino al 70-80% l’incidenza e gravità della malattia. Relativamente alle diverse specie di agrumi, in considerazione della diffusa presenza di altri patogeni fungini (Plenodomus tracheiphilus, Alternaria spp., Colletotrichum spp., ecc.), l’eventuale scoppio epidemico della macchia nera estenderebbe il calendario dei trattamenti anche nei mesi primaverili-estivi tanto da rendere, in determinati contesti, antieconomica la coltura degli agrumi.

 

A cura di:

Giancarlo Polizzi, Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A)- Università degli Studi di Catania e Vladimiro Guarnaccia, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) – Università degli Studi di Torino, Centro Interdipartimentale per l’Innovazione in campo Agro-ambientale Agroinnova – Università degli Studi di Torino

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