Fitofarmaci: più flessibilità fino al 2035

Cinque anni di proroga e target di riduzione obbligatori abbassati al 35%: approvata la proposta ComAgri sul regolamento dei fitofarmaci

da uvadatavoladmin

Approvata con 26 voti a favore, 3 astenuti e 9 contrari la proposta della Commissione Agricoltura di modificare il Regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci.

Una proroga di cinque anni (dal 2030 al 2035) e una maggiore flessibilità sull’obiettivo da raggiungere, fissato al 35% e non più al 50%: questo il contenuto della proposta approvata lo scorso 9 ottobre dalla Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo in merito al Regolamento sull’uso sostenibile dei fitofarmaci.

Il risultato ottenuto lascia così tirare un sospiro di sollievo: nella precedente bozza, infatti, all’Italia si chiedeva una riduzione dell’uso di fitofarmaci del 62% entro il 2030. Ora, invece, l’obiettivo è spostato a cinque anni più avanti, mentre la percentuale di taglio obbligatoria è stata abbassata al 35%.

Un risultato, come ricordato da Paolo De Castro, membro della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo, che “dimostra come quando il confronto si concentra sul merito delle questioni, superando posizioni ideologiche e polarizzazioni inutili, si possono raggiungere accordi pragmatici e in grado di trovare un equilibrio tra i tre livelli di sostenibilità: ambientale, sociale ed economica”.

A favorirlo, ricorda l’On. De Castro, anche l’adozione di un approccio “pragmatico che, data l’impossibilità di arrivare a un rigetto della proposta, ha portato a prevedere un calendario più realistico, con l’obiettivo di una riduzione del 50% a livello Ue dell’uso dei pesticidi fissato per il 2035. Non solo – ha poi aggiunto l’eurodeputato PD – gli Stati membri ottengono un certo margine di flessibilità, con target di riduzione obbligatori a livello nazionale del 35%”.

Soddisfazione per i deputati, ma anche per gli agricoltori, che lamentavano le tempistiche ristrette con cui si chiedeva loro di abbandonare l’uso dei fitofarmaci, pur in assenza di rimedi alternativi.

Un dissenso generale recepito sin da subito dalla Commissione Agricoltura che, sin da subito, aveva manifestato la volontà di mettersi al lavoro per “ri-bilanciare” la proposta, che – a detta di De Castro – non prendeva in considerazione gli impatti di simili misure sulla produttività e sulla competitività del nostro settore agricolo.

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Paolo De Castro – membro Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento europeo

“I negoziati guidati dalla collega Clara Aguilera (capogruppo S&D in Commissione Agricoltura), che ringrazio per l’importante lavoro svolto, hanno portato a un cambiamento del periodo di riferimento per il calcolo della riduzione – ha spiegato l’eurodeputato PD – che tiene meglio conto degli sforzi già fatti da alcuni Stati membri, in particolare l’Italia, nella riduzione dell’uso di fitofarmaci: basti pensare che dal triennio 2011-2013 (nuova base di calcolo) ad oggi, i nostri agricoltori hanno già ridotto di oltre il 20% l’utilizzo della chimica. Tutto ciò, insieme alla clausola di revisione che ne valuterà la fattibilità, rende più realistico e raggiungibile l’obiettivo al 2035, ma solo se accompagnato da un importante sforzo in innovazione, che metta a disposizione alternative concrete per contrastare le fitopatie, a partire dalle TEA, le nuove biotecnologie sostenibili”.

“La posizione approvata oggi – ha concluso – è la conferma di come le forzature politiche, le spaccature interne al Parlamento europeo non portano mai a passi in avanti significativi. Al contrario, la discussione sui temi ha portato a risultati positivi sia per il settore agricolo che per gli imprescindibili obiettivi di sostenibilità che ci siamo posti come Unione europea”.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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