Purceddu di Alcamo, il melone d’inverno che sfida il tempo

Coltivato in asciutto e capace di conservarsi per mesi dopo la raccolta, il Purceddu di Alcamo è una varietà simbolo della Sicilia occidentale, oggi tutelata come Presidio Slow Food

da Federica Del Vecchio
purceddu

Buccia verde scuro, superficie rugosa e costoluta, forma ovale e polpa bianca. Il melone Purceddu di Alcamo non passa inosservato e proprio alla sua morfologia deve il nome: “purceddu”, in dialetto siciliano, significa infatti maialino, animale che il frutto ricorderebbe nella forma. Dietro l’aspetto caratteristico, però, c’è soprattutto una varietà legata a un modello produttivo molto diverso da quello dei meloni raccolti a piena maturazione e destinati a una commercializzazione rapida. Il Cucumis melo var. inodorus appartiene infatti alla famiglia dei cosiddetti meloni d’inverno, caratterizzati da una notevole attitudine alla conservazione.

Nel caso del Purceddu questa capacità è particolarmente marcata. I frutti vengono raccolti tra agosto e settembre, quando non hanno ancora raggiunto la completa maturazione, e possono accompagnare il mercato per diversi mesi. 

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Il seccagno alla base della coltivazione

Uno degli elementi più interessanti riguarda la tecnica colturale. Il Purceddu è una varietà rustica tradizionalmente coltivata in asciutto, senza il ricorso sistematico all’irrigazione. La semina avviene generalmente nel mese di maggio e il ciclo prosegue sfruttando le riserve idriche presenti nel terreno e la capacità della pianta di adattarsi alle condizioni ambientali tipiche delle campagne della Sicilia occidentale. La coltivazione in seccagno non è del resto un elemento isolato nel panorama dei meloni d’inverno siciliani. Studi condotti dall’Università di Palermo su diversi ecotipi locali di Cucumis melo var. inodorus hanno evidenziato come numerose landrace dell’isola – varietà locali tradizionali- siano state tradizionalmente mantenute senza irrigazione, conservando caratteristiche quali diversità genetica, adattamento agli stress ambientali e qualità dei frutti.

È proprio questo legame tra genetica e ambiente ad aver contribuito nel tempo alla diffusione del Purceddu nelle campagne comprese tra Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi, in provincia di Trapani, e nei territori di Camporeale, Roccamena e San Giuseppe Jato, nel Palermitano. Oggi quest’area rappresenta il nucleo produttivo tutelato dal Presidio Slow Food del melone Purceddu di Alcamo.

purceddu di alcamo

La raccolta arriva prima della piena maturazione

Se la coltivazione è particolare, ancora più interessante è ciò che accade dopo la raccolta. I meloni vengono staccati quando non completamente maturi. Quello che per altre tipologie di melone potrebbe rappresentare un limite commerciale, nel Purceddu costituisce invece il presupposto per la lunga conservazione. Il frutto entra infatti in una fase di post-raccolta durante la quale le sue caratteristiche continuano a modificarsi. La polpa, inizialmente soda, con il trascorrere delle settimane diventa progressivamente più gradevole e la percezione della dolcezza aumenta.

Ma attenzione. La lunga serbevolezza, tuttavia, non significa che il frutto possa essere abbandonato in magazzino. Tradizionalmente, dopo la raccolta i meloni venivano sistemati in ambienti freschi e ventilati, sovrapposti in cumuli all’interno di strutture chiamate localmente zamme. Circa ogni quindici giorni i frutti dovevano essere rivoltati con attenzione, evitando urti e abrasioni che avrebbero potuto favorire l’insorgenza di marciumi.

Una coltivazione che ha perso terreno

Negli ultimi decenni la coltivazione del melone Purceddu ha progressivamente perso spazio. A pesare sono state, da un lato, la crescente diffusione di ibridi commerciali più facilmente collocabili sul mercato, che ha messo sotto pressione varietà tradizionali come il Purceddu, sia una redditività spesso insufficiente a garantirne la continuità produttiva.  I dati storici aiutano a comprendere la portata del fenomeno. Secondo quanto riportato da Slow Food, nel 1997 il melone d’inverno occupava nella Sicilia occidentale circa 6 mila ettari, dei quali 1.500 destinati alle tipologie a buccia verde. Rilevazioni successive dell’Assessorato regionale all’Agricoltura avevano già evidenziato una riduzione delle superfici di circa 300 ettari. Numeri non sovrapponibili alla situazione attuale, ma che testimoniano un processo di progressivo ridimensionamento della coltivazione.

Questo però non cancella le caratteristiche che hanno reso il Purceddu una varietà così strettamente legata al suo territorio. Rusticità, adattamento alla coltivazione in asciutto e lunga serbevolezza sono tratti che oggi assumono un significato ancora più interessante, soprattutto in un contesto agricolo chiamato a confrontarsi con disponibilità idrica sempre più limitata e maggiore variabilità climatica. Ed è proprio questa combinazione tra adattamento, conservabilità e identità produttiva a rendere ancora oggi questa varietà qualcosa di più di un semplice melone d’inverno.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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