Indice
Forma allungata, estremità leggermente ricurva, buccia liscia e gialla, polpa bianca e succosa: il melone Cartucciaru di Paceco è una delle varietà tradizionali più rappresentative del territorio trapanese. Un frutto antico, coltivato per generazioni nelle campagne tra Paceco e Trapani, che deve il proprio valore non soltanto alle caratteristiche organolettiche, ma anche alla capacità di adattarsi alla coltivazione in asciutta e di conservarsi a lungo dopo la raccolta. A partire dagli anni Novanta, tuttavia, il Cartucciaru è stato progressivamente sostituito da ibridi più precoci e produttivi, capaci di maturare in tempi più brevi e di garantire rese più elevate. La varietà locale, più lenta e meno generosa dal punto di vista quantitativo, ha così rischiato di scomparire.
Il recupero dell’antica semente e il ritorno alla coltivazione hanno riaperto oggi una prospettiva diversa. Circa 18 ettari sono nuovamente dedicati al Cartucciaru, con l’obiettivo di trasformare la tutela della biodiversità in una produzione riconoscibile e adeguatamente remunerativa per gli agricoltori.
- Leggi anche: Coltivazione del melone: ottimizzare rese e qualità
Perché il Cartucciaru era scomparso
Le ragioni dell’abbandono sono soprattutto produttive e commerciali. Gli ibridi moderni possono raggiungere la maturazione in circa 70-80 giorni, mentre il Cartucciaru di Paceco richiede approssimativamente 100 giorni, quasi un mese in più rispetto ad altre varietà. A questa maggiore lentezza si aggiunge una produttività inferiore. Due caratteristiche che, in un mercato orientato verso la precocità, l’uniformità dei frutti e la massimizzazione delle rese, hanno progressivamente ridotto l’interesse degli agricoltori.
Il Cartucciaru presenta però vantaggi agronomici che gli ibridi non sempre possono offrire. La varietà è storicamente coltivata in asciutta, senza irrigazione, ed è in grado di adattarsi alle condizioni pedoclimatiche del territorio. Non necessita inoltre delle concimazioni spinte impiegate per accelerare la crescita e sostenere le rese delle produzioni intensive. La minore produttività, quindi, è accompagnata da una ridotta richiesta di acqua e mezzi tecnici. Un aspetto che oggi assume un significato particolare, soprattutto in un contesto segnato dalla crescente scarsità delle risorse idriche e dalla necessità di rendere i sistemi agricoli più resilienti.
Semina e raccolta del melone Cartucciaru
La semina del melone Cartucciaru avviene generalmente nel mese di aprile, mentre la produzione della semente richiede particolari accorgimenti per preservare i caratteri della varietà. Per evitare che l’impollinazione da parte degli insetti pronubi determini incroci con altri meloni, le piante destinate alla riproduzione vengono coltivate in ambiente protetto. Una pratica indispensabile per mantenere nel tempo la purezza varietale e i tratti distintivi di questo antico ecotipo.
La raccolta si concentra tra giugno e agosto, ma il Cartucciaru esprime pienamente una delle sue peculiarità proprio nei mesi successivi. Una volta raccolti, infatti, i frutti vengono tradizionalmente appesi in ambienti freschi, asciutti e ventilati, dove possono conservarsi a lungo. Durante questo periodo la polpa continua a evolvere e il sapore diventa progressivamente più dolce, permettendo di consumare i meloni anche in autunno e, nelle condizioni migliori, fino a Natale.

Il recupero del melone Cartucciaru di Paceco
Il rischio di perdere definitivamente il Cartucciaru ha spinto un gruppo di agricoltori a recuperare l’antica semente e a riportarla nei campi. Oggi la varietà occupa circa 18 ettari, coltivati prevalentemente in asciutta tra il comune di Paceco e parte del territorio di Trapani. Sostenuto dalla Regione Siciliana, il progetto punta però a superare la sola conservazione del patrimonio varietale, costruendo una filiera capace di riconoscere ai produttori una remunerazione adeguata. La tutela della biodiversità agricola, infatti, non può affidarsi esclusivamente alla volontà di chi coltiva, perché una varietà che continui a vivere nei campi deve trovare spazio sul mercato e generare un reddito proporzionato all’impegno richiesto.
Il ritorno del Cartucciaru dimostra così che le varietà tradizionali possono ancora avere un ruolo nell’agricoltura contemporanea, soprattutto quando qualità, riconoscibilità e legame con il territorio diventano elementi di differenziazione. La sfida è trasformare una semente recuperata dal passato in una produzione stabile e sostenibile, capace di offrire prospettive agli agricoltori e, allo stesso tempo, di rafforzare l’identità del territorio.
Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com