Melanzana Violetta di Ostuni, l’antica cultivar dell’Alto Salento

Polpa compatta, pochi semi e dal sapore delicato, questa antica cultivar pugliese è oggi Presidio Slow Food e simbolo di biodiversità, tradizione e tutela del territorio.

da Federica Del Vecchio
melanzana di violetta

Per decenni è stata una presenza abituale negli orti familiari dell’agro ostunese, poi la diffusione di varietà più produttive e standardizzate ne ha progressivamente ridotto la coltivazione, fino a portarla a un passo dalla scomparsa. Si tratta della melanzana Violetta di Ostuni, antica varietà orticola coltivata nel territorio di Ostuni, in provincia di Brindisi, nell’Alto Salento, oggi tutelata come Presidio Slow Food.

A salvarla dall’estinzione è stata la conservazione dei semi da parte di un agricoltore locale, dalla cui piccola produzione è stato possibile avviare il recupero della varietà. Un patrimonio agricolo che oggi torna a raccontare il legame tra biodiversità, territorio e tradizione.

Una varietà legata al territorio dell’Alto Salento

Il territorio ostunese offre condizioni particolarmente favorevoli alla coltivazione di questa varietà. Il paesaggio agricolo è caratterizzato da muretti a secco, terrazzamenti, olivi secolari e piccoli orti familiari, mentre il clima mediterraneo assicura estati calde e ventilate e inverni generalmente miti.

A queste condizioni si aggiungono terreni a prevalente componente argillosa e calcarea, sui quali la Violetta di Ostuni si è adattata nel tempo, sviluppando caratteristiche specifiche. Si tratta infatti di una varietà rustica, capace di tollerare bene la siccità e tradizionalmente coltivata con tecniche agricole a basso impatto.

Come riconoscere la melanzana Violetta di Ostuni

La melanzana Violetta di Ostuni presenta caratteristiche piuttosto riconoscibili. Il frutto ha una forma leggermente allungata e piriforme, mentre la buccia è sottile e di colore violetto chiaro. La polpa è chiara e compatta e, una volta tagliata, tende a imbrunire solo leggermente. Un’altra peculiarità è rappresentata dalla scarsa presenza di semi, caratteristica che contribuisce alla qualità del frutto anche dal punto di vista gastronomico.

Il sapore è delicato, quasi dolce, e sostanzialmente privo di quel retrogusto amarognolo che può caratterizzare altre tipologie di melanzana. Proprio la consistenza della polpa e il profilo organolettico ne hanno favorito storicamente l’impiego in numerose preparazioni della cucina locale.

melanzana violetta

Semina, trapianto e raccolta

Il ciclo colturale segue il ritmo stagionale tipico dell’area mediterranea. La semina viene effettuata in semenzaio tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, mentre il trapianto in pieno campo comincia generalmente ad aprile. La raccolta è scalare e si estende per diversi mesi, da metà maggio fino a ottobre. I frutti vengono raccolti manualmente e, secondo la tradizione, sistemati nei panari, contenitori in legno utilizzati per raccogliere e trasportare i prodotti agricoli.

La rusticità della pianta e la sua capacità di adattamento alle condizioni locali hanno permesso alla varietà di conservarsi all’interno di sistemi agricoli tradizionali, nei quali la gestione della coltura è strettamente legata alle conoscenze tramandate dagli agricoltori del territorio.

Dal rischio di estinzione al recupero della varietà

Come anticipato, fino alla metà del Novecento la Violetta di Ostuni era diffusa in molti orti familiari della zona. La situazione è cambiata con la progressiva trasformazione dell’agricoltura e l’affermazione di modelli produttivi sempre più orientati alla standardizzazione. L’arrivo di ibridi più produttivi, uniformi e maggiormente adatti alle esigenze della grande distribuzione ha progressivamente ridotto lo spazio destinato alle varietà locali. La Violetta di Ostuni è così diventata sempre meno comune, fino a rischiare la completa scomparsa.

Determinante è stata la scelta di un anziano agricoltore che aveva continuato a coltivarla nel proprio orto, conservandone i semi. Proprio da quel materiale è stato possibile riavviare la produzione e recuperare la varietà. Successivamente alcuni agricoltori custodi hanno continuato il lavoro di conservazione e moltiplicazione del seme, riportando la Violetta nei campi dell’agro ostunese.

Il Presidio Slow Food e la tutela della biodiversità

Il percorso di recupero ha portato alla nascita del Presidio Slow Food della melanzana Violetta di Ostuni, sostenuto dalla Regione Puglia e legato al territorio del Comune di Ostuni. L’obiettivo? Tutelare una componente della biodiversità orticola pugliese e sostenere gli agricoltori che hanno scelto di continuare a coltivarla. Il Presidio promuove infatti metodi di produzione sostenibili e rispettosi del suolo, insieme a forme di commercializzazione compatibili con una produzione di dimensioni contenute, come la vendita diretta, il consumo locale e la trasformazione artigianale.

La vicenda della Violetta di Ostuni mette così in evidenza un tema più ampio: la conservazione delle varietà locali passa necessariamente dalla possibilità di continuare a coltivarle. Non basta preservarne il seme; occorre creare le condizioni affinché rimangano economicamente interessanti per gli agricoltori e riconoscibili per i consumatori.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

 

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