Ciliegia di Marostica: primato IGP della cerasicoltura

Tra colline vocate e tradizione secolare, questa cultivar si distingue per frutti di grande calibro, polpa consistente e un profilo gustativo pieno

da Federica Del Vecchio
ciliegia di marostica igp

Prima ciliegia in Italia a ottenere il riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta, con il Regolamento (CE) n. 245/2002, la Ciliegia di Marostica IGP rappresenta un riferimento nel panorama ortofrutticolo certificato. La sua area di produzione si estende nel cuore del Veneto, in provincia di Vicenza, in un comprensorio collinare che comprende diversi comuni tra cui Marostica, Bassano del Grappa e Breganze. Qui, suoli fertili e ricchi di potassio, insieme a condizioni pedoclimatiche favorevoli, creano l’ambiente ideale per una cerasicoltura di qualità.

Un mosaico varietale costruito nel tempo

La denominazione comprende un ampio ventaglio di cultivar appartenenti alla specie Prunus avium, a testimonianza di un lungo percorso di selezione varietale. Si va dalle precoci Sandra e Francese, riconducibile ai gruppi Bigarreau Moreaux e Burlat, fino alle tardive come Durone Rosso, Bella Italia e Sandra Tardiva. Accanto a queste, il disciplinare ammette numerose varietà diffuse a livello internazionale – tra cui Kordia, Regina e Lapins – che consentono di estendere il calendario produttivo e rispondere alle esigenze del mercato.

Il risultato è un’offerta ampia, in grado di coprire diverse finestre di maturazione e di garantire continuità commerciale lungo tutta la stagione.

Caratteristiche qualitative: calibro, consistenza e profilo sensoriale

La Ciliegia di Marostica IGP si distingue per parametri ben definiti. I frutti destinati al consumo fresco presentano calibro elevato, con una pezzatura minima fissata a 23 mm, e una colorazione che varia dal rosso brillante al rosso scuro, in funzione della varietà. La forma è tipicamente cuoriforme, mentre la polpa si caratterizza per succosità e consistenza, con un profilo gustativo pieno e prevalentemente dolce. Il disciplinare impone inoltre requisiti stringenti: i frutti devono essere integri, sani, provvisti di peduncolo e privi di residui visibili.

Per i prodotti destinati alla trasformazione, le specifiche risultano più flessibili, consentendo anche frutti senza peduncolo e con calibro inferiore.

ciliegia di marostica

Ciliegia di Marostica IGP. Fonte: Consorzio di Tutela della Ciliegia di Marostica I.G.P

Metodo di produzione: tradizione e cura

Come anticipato, la produzione della Ciliegia di Marostica IGP si concentra prevalentemente nelle aree collinari, dove terreni fertili e ricchi di potassio offrono le condizioni ideali per ottenere frutti dal sapore dolce e intenso. Le tecniche colturali previste dal disciplinare della Ciliegia di Marostica IGP definiscono un sistema produttivo rigoroso, orientato alla qualità e alla sostenibilità dell’intera filiera. Le densità di impianto sono libere, a condizione di garantire adeguata illuminazione e aerazione delle chiome, così come le forme di allevamento, che possono essere sia in volume sia in parete. Anche per i nuovi impianti, il disciplinare stabilisce criteri precisi di gestione agronomica. Si parte da un’accurata preparazione del terreno, con lavorazioni meccaniche e, nei contesti collinari, interventi localizzati a buca. È obbligatoria l’analisi chimico-fisica del suolo, funzionale alla definizione di un piano di concimazione elaborato da un tecnico specializzato. La scelta dei portainnesti è ampia, purché idonea alle condizioni pedoclimatiche dell’area, mentre il materiale vegetale deve essere certificato e derivato da varietà selezionate, con possibilità di innesto anche in campo.

La difesa fitosanitaria deve seguire i principi della lotta integrata o biologica, con pratiche agronomiche mirate a contenere le principali patologie e ridurre la pressione dei parassiti, anche attraverso interventi colturali specifici. A questo si aggiunge la gestione del suolo, che prevede l’inerbimento controllato a partire dal secondo anno, con possibilità di lavorazioni localizzate o pacciamatura. La concimazione è calibrata in funzione delle reali esigenze del terreno e delle asportazioni colturali, mentre l’irrigazione è consentita esclusivamente con sistemi a bassa portata.

La potatura annuale è obbligatoria per garantire continuità produttiva e qualità dei frutti, con eventuali interventi di rinnovo per mantenere l’efficienza delle piante. La raccolta, rigorosamente manuale, prende il via già a partire dalla metà di maggio per le varietà più precoci, mentre per quelle tardive si protrae fino alla terza decade dello stesso mese. Una volta staccate dall’albero, le ciliegie vengono riposte in contenitori rigidi per preservarne l’integrità. Segue una fase fondamentale di selezione accurata, al termine della quale i frutti vengono conservati in ambienti freschi e ombreggiati. Un processo attento e scrupoloso che consente di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche e di garantire una migliore conservabilità del prodotto.

Tra storia e identità

La notorietà della Ciliegia di Marostica IGP è legata anche a una tradizione storica che contribuisce a rafforzarne l’identità. Secondo la narrazione locale, nel 1454 il governatore Taddeo Parisio decise di risolvere una contesa matrimoniale attraverso una partita a scacchi vivente, evento che ancora oggi viene rievocato nella celebre manifestazione cittadina. In occasione delle nozze, fu ordinata la piantumazione diffusa di ciliegi sul territorio, gesto simbolico che avrebbe contribuito alla diffusione della coltura. Ma il legame con il territorio va oltre la narrazione e affonda le proprie radici in evidenze storiche documentate. Le prime testimonianze della coltivazione, infatti, risalgono alla prima metà del Quattrocento, quando nell’area di Marostica la cerasicoltura iniziava a strutturarsi come componente stabile dell’economia agricola locale. Un radicamento che, nel tempo, ha trovato conferma anche nella nascita, negli anni ’50, di un mercato dedicato a Mason Vicentino, punto di raccolta della produzione dei comuni limitrofi. Oggi la filiera è coordinata dal Consorzio, fondato nel 1957, che gestisce una superficie di circa 460 ettari. Un modello organizzativo che ha permesso di mantenere standard qualitativi elevati e una forte riconoscibilità sul mercato. Alla base del successo resta il savoir-faire dei produttori, che dalla combinazione tra competenze tecniche e profondo radicamento territoriale traggono un vantaggio competitivo concreto.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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