Popillia japonica: un nuovo bioinsetticida per contrastarla

Sviluppato dall’Università di Verona, il nuovo approccio punta a rafforzare le strategie di contenimento con un'azione più mirata, sostenibile e compatibile con gli equilibri ecosistemici.

da Federica Del Vecchio
popilla japonica

Un bioinsetticida di nuova generazione per contrastare la diffusione della Popillia japonica, il coleottero giapponese inserito dall’Unione Europea tra gli organismi nocivi da quarantena prioritari per il suo elevato impatto economico, ambientale e sociale. È questo il risultato delle attività di ricerca avviate dai gruppi scientifici dell’Università di Verona, impegnati nello sviluppo di soluzioni efficaci e sostenibili per la gestione dell’emergenza fitosanitaria.

RNA interference: la nuova frontiera dei bioinsetticidi

Si tratta di un bioinsetticida basato sulla tecnologia dell’RNA interference (RNAi), progettato per agire in modo altamente selettivo sul coleottero nelle diverse fasi del suo sviluppo, riducendo sensibilmente l’impatto sugli ecosistemi.

La necessità di soluzioni più mirate è legata soprattutto alla particolare voracità della Popillia japonica, in grado di attaccare un’ampia gamma di specie vegetali e di causare danni rilevanti a colture agrarie, vivai, parchi urbani e giardini. Un impatto che mette sotto pressione le attuali strategie di contenimento, ancora basate in larga parte su trattamenti chimici e pratiche intensive, soluzioni che si rivelano spesso poco sostenibili dal punto di vista ambientale e difficili da applicare su vasta scala. 

Progetto Protecto: investimento da 1,3 milioni di euro

Lo sviluppo del bioinsetticida si inserisce nel progetto Protecto – Prevenzione e riduzione dei danni, tutela degli ecosistemi e contenimento di Popillia japonica, finanziato con 1,3 milioni di euro dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).

L’iniziativa coinvolge un network di eccellenza composto dalle Università di Verona, Brescia e Torino, con il coordinamento del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria). All’interno del progetto, il Dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo veronese svolge un ruolo centrale nello sviluppo di strategie sostenibili, integrando competenze che spaziano dall’entomologia alle biotecnologie microbiche, fino alla definizione di protocolli di difesa applicabili in ambito agricolo, con particolare attenzione al settore vitivinicolo.

popillia japonica

Fonte: Università di Verona

Ricerca, formazione e impatto sul territorio

Le attività, coordinate dal professor Nicola Mori, si distinguono per un approccio multidisciplinare e per il forte legame con le esigenze del territorio, con un impatto che va oltre la sola ricerca scientifica. Il progetto rappresenta infatti anche un’importante occasione di formazione per studenti, dottorandi e giovani ricercatori, coinvolti direttamente in attività di ricerca ad alto impatto. Per questo, come sottolinea Matteo Ballottari, prorettore alla Valorizzazione delle Conoscenze dell’Università di Verona, l’iniziativa evidenzia la capacità dell’ateneo di integrare ricerca di frontiera, formazione avanzata e trasferimento tecnologico. In un contesto in cui le emergenze fitosanitarie richiedono risposte sempre più articolate, la sfida è sviluppare soluzioni efficaci, rendendole sostenibili e trasferibili al sistema produttivo. Insomma, la ricerca sta dato il suo contributo, con una soluzione che rappresenta una delle linee più promettenti nella difesa fitosanitaria di nuova generazione.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

Foto di apertura: Ente Parco Ticino

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