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Nasce su terreni vulcanici impervi, si raccoglie rigorosamente a mano ed è considerato il cuore pulsante dell’economia della Sicilia orientale. Si tratta del Pistacchio di Bronte DOP, un prodotto unico per qualità e tradizione, il cui nome è ormai conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. La denominazione Pistacchio Verde di Bronte DOP designa esclusivamente il frutto (in guscio, sgusciato o pelato) della pianta della specie botanica Pistacia vera, nella sua varietà autoctona Napoletana, conosciuta anche come Bianca o Nostrale. Ma quali sono le sue caratteristiche?
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Caratteristiche del Pistacchio verde di Bronte
Il Pistacchio Verde di Bronte si distingue per caratteristiche uniche che lo rendono diverso da tutte le altre varietà siciliane. La pianta cresce compatta e resinosa, con una chioma folta e ampia che non supera i cinque metri di altezza. Il tronco breve, i rami contorti e le radici profonde, insieme alla corteccia giallo-rossastra che con l’età vira al grigio, le conferiscono un aspetto inconfondibile, mentre le foglie coriacee e caduche completano il suo profilo botanico.
Ma è nei frutti che questa pianta rivela tutta la sua preziosità. I pistacchi crescono in drupe dalla buccia coriacea color perla, che racchiudono semi dal pericarpio rosso violaceo e una mandorla verde smeraldo intenso. I grappoli, fitti e numerosi come piccole ciliegie, sono avvolti da un mallo gommoso e resinoso bianco-rossastro che, al momento della maturazione, protegge un guscio legnoso sorprendentemente resistente.

Metodo di produzione: tradizione e rigore
Come anticipato, la coltivazione del pistacchio a Bronte avviene su quasi 3.000 ettari di terreno lavico con uno strato arabile minimo. Gli impianti possono essere specializzati o consociati, con piante allevate a ceppaia, vaso libero o monocaule, quest’ultimo per facilitare la raccolta manuale. Il portinnesto tradizionale è il Pistacia terebinthus, pianta spontanea della zona.
La raccolta si svolge manualmente dalla seconda decade di agosto alla prima di ottobre, con frutti che devono essere lavorati entro 24 ore per evitare imbrunimenti. L’essiccazione avviene a temperature controllate tra 40 e 50°C, fino a ottenere un’umidità residua del seme tra il 4% e il 6%. Il prodotto viene poi conservato in contenitori idonei, in locali ventilati e asciutti, per garantire freschezza e qualità fino a 24 mesi. È vietato l’uso di conservanti chimici, a tutela della purezza e della denominazione DOP.
Storia millenaria: dalla Siria all’Etna
La storia del pistacchio in Sicilia è un viaggio nel tempo lungo oltre duemila anni. Si narra che la coltura arrivò dalla Siria alla Grecia con le conquiste di Alessandro Magno. Fu grazie ai Romani, verso il 20-30 d.C., che la pianta fece il suo ingresso in Italia, portata da Lucio Vitellio, Governatore della Siria, come racconta Plinio nella sua Naturalis Historia. Tuttavia, è durante la dominazione araba che la coltivazione si diffuse in modo capillare in Sicilia. Gli stessi termini dialettali “frastuca” (frutto) e “frastucara” (pianta) derivano dall’arabo “fustuq”. Gli arabi, che descrissero la Sicilia come “il giardino del paradiso”, introdussero nell’isola tecniche agricole avanzate e colture preziose come agrumi, canna da zucchero e appunto il pistacchio, che oggi caratterizza e tipicizza i dolci dell’area catanese.
Nel giugno 2009, il Pistacchio Verde di Bronte ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di Denominazione di Origine Protetta (DOP) dall’Unione Europea, un sigillo di garanzia che tutela il consumatore e valorizza il produttore, distinguendo nettamente l’originale “Oro Verde” da tutte le altre tipologie di pistacchi, spesso importati da altre parti del mondo.
Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com
Foto di apertura: Consorzio Pistacchio verde di Bronte