Agricoltura pugliese: radici profonde, valore strategico

Dai numeri della SAU fino alle specificità produttive e alle sfide ambientali, emerge il ritratto di un settore solido e dinamico, pilastro strategico a livello nazionale ed europeo

da Federica Del Vecchio
agricoltura pugliese

Una vocazione profonda, una colonna portante dell’identità e dell’economia regionali: l’agricoltura in Puglia è tutto questo e molto di più. È il settore che meglio di ogni altro racconta il legame viscerale tra la terra e chi la coltiva, tra il paesaggio e le comunità che lo abitano. Dagli oliveti alle produzioni ortofrutticole che colorano le campagne, l’agricoltura pugliese è da sempre sinonimo di eccellenza. Non sorprende, dunque, che alcuni indicatori consentano di cogliere con chiarezza la preminenza del settore agricolo pugliese anche nel contesto comunitario. Il primo è l’incidenza della SAU sulla superficie territoriale. I dati del CREA – Politiche e Bioeconomia, relativi al 2023, lo confermano: con circa 1,4 milioni di ettari di Superficie Agricola Utilizzata, pari al 67% del territorio regionale e a circa il 10% della SAU nazionale, la Puglia si conferma una delle aree agricole più estese e rilevanti d’Italia. Un dato che fotografa l’impatto reale dell’agricoltura sull’uso del suolo e sulla fisionomia del territorio.

Un pilastro economico e sociale

II peso dell’agricoltura pugliese emerge con forza anche sotto il profilo economico e occupazionale. Sempre nel 2023, l’occupazione complessiva regionale ha superato quota 1,29 milioni di addetti con il settore agricolo che continua a svolgere un ruolo centrale. Nonostante una lieve flessione degli occupati (-3,6%), l’agricoltura assorbe infatti l’8,1% dell’occupazione regionale, una quota superiore sia alla media del Mezzogiorno, sia a quella nazionale. Un segnale di solidità che si traduce in reddito, opportunità e presidio delle aree rurali. A rafforzarne il valore sociale anche una significativa presenza femminile: il 27,8% degli occupati agricoli è rappresentato da donne, una percentuale più alta rispetto al resto d’Italia, indicativa di un comparto che evolve, pur restando profondamente ancorato alla tradizione. Anche gli indicatori economici di fonte Eurostat confermano la centralità del settore. In Puglia l’incidenza degli investimenti fissi lordi in agricoltura raggiunge il 3,3%, più del doppio della media europea (1,4%), mentre la quota dei consumi agricoli si attesta al 18,1%, contro una media UE del 13,5%. A completare il quadro è il valore aggiunto agricolo, che in Puglia contribuisce per il 4,1% alla formazione del valore aggiunto complessivo dell’economia regionale, a fronte di un valore medio europeo pari all’1,8%. 

Struttura produttiva e specializzazioni territoriali

Questa centralità si riflette in un tessuto produttivo ampio e diffuso. Secondo l’Annuario statistico ISTAT 2024, nel 2022 le aziende agricole pugliesi si attestavano attorno alle 200 mila unità, pari a poco meno del 17% del totale nazionale: nessun’altra regione italiana ne conta così tante. E se da un lato il dato testimonia una capillare presenza dell’agricoltura sul territorio, dall’altro rivela una forte frammentazione produttiva. L’uso della SAU completa il quadro strutturale del settore.
Per quanto riguarda le colture, a dominare è l’olivo, che rappresenta quasi il 70% del patrimonio arboreo pugliese, seppur con una differenziazione netta sul piano territoriale. Da un lato, si collocano le aree del Barese e del Foggiano, in particolare gli oliveti irrigui a nord di Bari e nel Tavoliere meridionale, dove il mercato ha mostrato una sostanziale stabilità, con fasi di apprezzamento dei valori fondiari anche grazie all’ottima annata produttiva del 2023. Dall’altro, troviamo il Salento ancora alle prese con gli effetti più drammatici dell’emergenza Xylella: qui, infatti, gli oliveti disseccati raccontano una crisi ancora aperta, con valori di mercato ormai molto bassi e tendenzialmente stabili.

A completare il mosaico produttivo regionale, ci sono poi la vite e le colture da frutto che contribuiscono a definire l’identità agricola della Puglia. Numeri che parlano chiaro e restituiscono l’immagine di una terra fortemente agricola, dove la campagna non è periferia, ma cuore pulsante dello sviluppo e della vita quotidiana.

agricoltura pugliese

Il ruolo di clima e suoli nella vocazione agricola pugliese

Questa vocazione è favorita da un connubio unico di clima e morfologia. La Puglia, grazie alla sua posizione geografica privilegiata, si distende tra due mari e accoglie venti, luce e calore che diventano alleati preziosi per le diverse coltivazioni. Il clima è tipicamente mediterraneo: estati calde, secche e ventilate lungo le coste e nelle pianure; inverni miti, con precipitazioni scarse e concentrate soprattutto tra l’autunno e l’inverno. Sull’altopiano delle Murge e sui monti della Daunia, invece, il paesaggio si fa più aspro e le nevicate non sono rare in presenza di correnti fredde orientali.

Secondo i dati sviluppati dal CREA, i suoli pugliesi, come molti terreni del bacino del Mediterraneo, sono poveri di sostanza organica e soggetti al rischio di desertificazione, soprattutto nelle aree a uso intensivo. Eppure, proprio da questa fragilità nasce una nuova consapevolezza. I principi dell’agricoltura conservativa – la riduzione delle lavorazioni del suolo, l’impiego di ammendanti organici, una gestione più attenta delle risorse – rappresentano oggi una risposta concreta, capace di preservare la fertilità per il futuro.

A cura di: Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

Articoli Correlati