Biostimolanti Conference 2026: il settore entra nell’età adulta

Tornata a Bari per la sua settima edizione, la giornata ha messo a fuoco la maturità raggiunta dal comparto: tra cornice normativa, solidità delle evidenze e condizioni di replicabilità in campo. La riviviamo attraverso slide e racconto

da Ilaria De Marinis
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Bari ha il talento raro delle città di mare: ti accoglie con la luce giusta e, quando un evento “torna” dopo anni, sembra quasi che lo faccia con un’energia in più. La Biostimolanti Conference 2026 ieri è ripartita così: con una sala viva, partecipazione attiva e numerosa, interventi appassionati e un clima che fuori sapeva di inizio di primavera. Dentro, invece, la parola chiave è stata un’altra: maturità. Perché il settore cresce, ma cresce anche la posta in gioco: qualità delle evidenze, dei protocolli, dei claim e dell’applicazione in campo. E la giornata è stata costruita con un obiettivo dichiarato: mettere ordine, fare chiarezza, costruire una fotografia credibile dello stato dell’arte di questo settore in evoluzione.

Biostimolanti Conference, la prima sessione  

Il taglio della mattina ha tenuto insieme due esigenze che spesso viaggiano su binari paralleli: cornice regolatoria e fondamento fisiologico. A dare il via ai lavori, l’inquadramento del settore affidato a Luca Dell’Oca di Federchimica Assofertilizzanti, che ha messo a fuoco il punto più concreto: il perimetro normativo conta, ma da solo non garantisce risultati. Da lì si è entrati nel merito scientifico con Antonio Ferrante, professore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che ha riportato il discorso su un tema misurabile – l’efficienza d’uso degli elementi nutritivi – ricordando che nessun biostimolante può compensare vincoli nutrizionali o gestionali irrisolti: il salto di qualità sta nell’aumentare l’efficienza di ciò che già si fa, dentro un piano coerente.

A seguire, sempre dalla Sant’Anna di Pisa, il professore Luca Sebastiani ha allargato lo sguardo sugli stress abiotici nelle specie arboree, indicando una direzione netta per i prossimi anni: i biostimolanti diventano davvero strategici quando entrano in una logica preventiva, integrata nella gestione, e quando l’efficacia viene letta con indicatori oggettivi. Il microfono è quindi passato alla professoressa Stefania De Pascale dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che – dopo aver presentato dati di mercato e inquadrato il nuovo contesto in cui si muove il mondo dei biostimolanti – ha dato una lettura scientifica e applicativa di un comparto – quello delle orticole – in cui la risposta delle colture è spesso immediata e dove questi strumenti stanno diventando parte della gestione ordinaria. La chiusura ha portato il ragionamento su un livello ancora più “sistemico”, con l’intervento del ricercatore Alessandro Mataffo dell’Università degli Studi di Napoli Federico II: tè di compost, consorzi microbici e inerbimenti funzionali letti non come “aggiunte” al protocollo, ma come interventi che cambiano il contesto biologico in cui la vite lavora, chiedendo rigore e tempi adeguati per interpretare i risultati.

La maturità del settore al centro della tavola rotonda Assofertilizzanti

A chiudere la mattinata è stata la tavola rotonda “Il settore dei biostimolanti alla prova della maturità: innovazione, regole e nuovi equilibri”, concepita come un punto di sintesi e, insieme, una cartina di tornasole. Attorno al tavolo Marco Rosso – Presidente Federchimica – Assofertilizzanti, Maria Antonietta Delicato e Alberto Masci – funzionari del MASAF, il professore Antonio Ferrante e il dottor Onofrio Nardomarino dell’OP Giuliano Puglia Fruit, hanno intrecciato tre piani che ormai non si possono più separare: perimetro normativo e applicazione, qualità delle evidenze e qualità dei claim, aspettative di mercato e risultati misurabili in campo. È qui che la parola “maturità” ha assunto un significato concreto: meno ambiguità, più trasparenza, dossier più solidi, controlli più leggibili; ma anche un nodo tecnico che resta centrale – la replicabilità – perché un biostimolante diventa davvero “affidabile” solo quando regge al cambio di azienda e di annata. Sullo sfondo, la sfida più delicata: trovare un equilibrio in cui le regole diano certezza senza irrigidire l’innovazione, e in cui il settore impari a misurarsi non sulla promessa, ma sul processo che rende un risultato credibile.

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Foto di: Priscilla Tangari

Le relazioni delle aziende partner

Come di consueto, a intervallare gli interventi scientifici e di scenario, quelli tecnici delle aziende partner della settima edizione che hanno portato casi, prodotti e traiettorie d’impiego su colture e criticità concrete. Nell’ordine hanno preso la parola: 

  • Fabio Galli per UPL“Carbo XL Activ, stato dell’arte – sperimentazione pluriennale”
  • Vanes Rubboli per BASF“EliteSea™: nuove esperienze di utilizzo su vite”
  • Gaetano Bentivenga per Syngenta Biologicals“Dall’acqua alla produttività: l’esperienza Talete su uva da tavola”
  • Matteo Coarezza per Certis Belchim“Biostimolanti e nutrizionali Certis Belchim: soluzioni per il futuro con la sicurezza di sempre”
  • Lorenzo Vecchietti per Hydro Fert“Attivare la resilienza: biostimolanti vegetali come leva agronomica contro lo stress salino”
  • Giovanni Papa per Almagra“ALGAMAN DUO: il nuovo biostimolante CE di Almagra dedicato all’uva da tavola”
  • Sara Iannelli per Agriges“Microrganismi benefici: risultati e applicazioni per il miglioramento delle performance produttive in agricoltura”
  • Antonio Sebastiano per Vivo Bio“RESILPLANT, nuovo biostimolante CEE che rafforza e valorizza la produttività”
  • Domenico Labriola per Diachem“Stimuter, il nuovo biostimolante CE”.
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Foto di: Priscilla Tangari

Stress, prove, scenari: la seconda sessione della Biostimolanti Conference

Nel pomeriggio il focus si è spostato dalla fotografia del settore alla domanda più utile per chi lavora in consulenza e in azienda: come questi strumenti diventano scelte tecniche — con quali logiche di impiego, con quali obiettivi misurabili, quali indicatori minimi per capire se un protocollo sta davvero funzionando. Ad aprire la sessione è stata la professoressa Barbara De Lucia dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, con un focus sulla qualità delle talee radicate nelle ornamentali. Poi lo sguardo si è allargato con l’intervento del professore Bartolomeo Dichio dell’Università degli Studi della Basilicata, che – riportando al centro la salute del sistema suolo-pianta – ha posto l’accento sul tema dell’irrigazione e della corretta gestione in campo come premesse per strategie efficaci che prevedano poi anche l’uso di biostimolanti.

Il passaggio al caso applicativo ha dato concretezza ai numeri e alle scelte: l’agronomo Giuseppe Longo ha presentato la prova su valerianella in ambiente protetto, dove ciclo, timing e stadio fenologico diventano variabili che guidano la risposta. In chiusura, il ricercatore Luigi Tedone dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ha portato il tema dello stress salino su pomodoro e l’impiego di formulazioni microbiche, spostando la discussione su un’esigenza ormai inderogabile: l’ambizione non è “dire che funziona”, ma dimostrare come e quanto, con un set di misure minime e condivisibili che renda confrontabili le prove, trasferibili i risultati, e più credibili i claim.

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Foto di: Priscilla Tangari

Le aziende partner della seconda sessione

Anche per la seconda sessione, le relazioni di docenti e ricercatori si sono alternate agli interventi dei referenti aziendali. Hanno calcato il palco: 

  • Pietro Caporusso per ICL“Soluzioni innovative per una nutrizione efficiente a marchio ICL”
  • Valentina Di Giallonardo per Sumitomo Chemical“Dallo stress alla qualità: la via della biostimolazione Biorazionale® di Sumitomo”
  • Giuseppe Cometti per Green Ravenna“Proradix, nuove tecnologie a servizio dell’agricoltura”
  • Andrea Cometti per Agrifutur“Agrifutur: soluzioni scientifiche per la crescita delle colture”
  • Marco Moretti per Scam“Florentem: la specialità fogliare che migliora l’allegagione”
  • Giuseppe Pecoraro per Alltech“Precision Fermentation: la ricerca Alltech per i biostimolanti di nuova generazione”.

Conclusioni

Il messaggio che Bari ha restituito con più chiarezza – complici contenuti di alto valore scientifico e una sala piena e partecipe – è che i biostimolanti non sono più “territorio di frontiera”, ma stanno diventando un banco di prova per l’intero settore. Non è solo una questione di mercato o di tendenze: è una questione di fiducia. Fiducia nei dati, nelle parole che si scelgono per raccontarli, nella serietà con cui si accompagnano le prove in campo. E forse è proprio questo che si porta a casa chi esce da una giornata così: la sensazione che il settore stia imparando a guardarsi allo specchio, a mettere ordine tra definizioni, prove e condizioni d’impiego, a parlare un linguaggio condiviso.
In questo senso, allora, si può affermare con un pizzico di superbia che la settima edizione della Biostimolanti Conference ha centrato l’obiettivo: non “celebrare” i biostimolanti, ma farli entrare definitivamente nella loro età adulta.

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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