Indice
ToBRFV (Tomato Brown Rugose Fruit Virus) non è una novità , soprattutto per chi produce pomodoro e peperone in serra. Da quando se ne discute, la gestione del rischio si è sempre basata prima di tutto sulla prevenzione: qualità del materiale in ingresso e procedure capaci di ridurre la diffusione di un virus che può spostarsi facilmente attraverso il contatto.
Nel 2026, però, a questa impostazione consolidata si aggiunge un elemento operativo legato all’importazione. Dal 6 luglio 2026, i certificati fitosanitari che accompagnano il materiale vegetale soggetto a RNQP devono riportare, nella sezione Additional declaration, una dichiarazione completa delle misure applicate; se la dichiarazione manca o risulta incompleta, la partita può essere trattenuta in controllo documentale fino alla regolarizzazione, con effetti pratici su tempi di consegna e programmazione dei trapianti. Il requisito è richiamato nel Commission Implementing Regulation (EU) 2025/2249.
Questo passaggio si inserisce in un quadro avviato nel 2025: dal 1° gennaio 2025 ToBRFV non è più considerato un organismo da quarantena nell’UE, ma un RNQP (Regulated Non-Quarantine Pest), cioè un organismo regolamentato non da quarantena, con attenzione molto focalizzata su materiale di propagazione, tracciabilità ed evidenze di controllo.
Da organismo da quarantena a RNQP: cosa significa
Un organismo da quarantena è affrontato con una logica di intercettazione ed eradicazione, perché la sua presenza è considerata assente o limitata e quindi gestibile con misure ufficiali orientate all’eliminazione. Un RNQP, invece, è un organismo regolamentato già presente nel territorio dell’Unione: l’obiettivo non è azzerarne la presenza, ma ridurre la probabilità che circoli attraverso il materiale di propagazione e che provochi impatti economici significativi in produzione.
Nel caso di ToBRFV, la conseguenza è netta: lo status RNQP con tolleranza zero sul materiale di propagazione sposta la prima linea di controllo su semi e piantine, quindi su verifiche documentali e tracciabilità dei lotti. Una volta che il materiale è in azienda, però, la gestione passa alle scelte operative: poiché il virus si trasmette soprattutto per contatto, l’organizzazione delle lavorazioni incide direttamente sulla velocità di un’eventuale diffusione tra piante, lotti o reparti.
Cosa richiede il certificato fitosanitario dal 6 luglio 2026
L’obbligo del 6 luglio 2026 riguarda la qualità e la completezza delle additional declarations nei certificati fitosanitari per l’import: devono indicare in modo esplicito e completo le misure e i requisiti applicati per gli RNQP. È un requisito stabilito dal quadro normativo UE sulla salute delle piante e, come tale, vale anche per le importazioni che entrano in Italia. In pratica, se la dichiarazione è assente o incompleta, la partita può essere trattenuta in fase di controllo documentale fino alla regolarizzazione.
- Leggi anche: “ToBRFV: attenzione a pomodoro e peperone“

Sintomi di ToBRFV su pomodoro – Fonte: eppo
Cosa cambia?
Il cambiamento operativo riguarda la fase di acquisto quando entrano in gioco importazioni e filiere lunghe: dal 6 luglio 2026 la sezione Additional declaration del certificato fitosanitario deve riportare in modo completo le misure applicate per gli RNQP. Per produttori e tecnici la ricaduta è immediata: quando si acquistano semi e piantine da Paesi terzi o da filiere lunghe, la documentazione fitosanitaria non è un allegato secondario, ma una parte della gestione del rischio. Un fermo o un’integrazione richiesta sul certificato può tradursi in ritardi di consegna, con effetti sulla programmazione dei trapianti e sulla continuità produttiva.
ToBRFV: che cosa fa e perché è così difficile da contenere
Dal punto di vista biologico, ToBRFV è un tobamovirus e la sua caratteristica chiave è la trasmissione meccanica. In serra questo è il nodo: non serve un insetto vettore per favorirne la diffusione, perché il virus può spostarsi con le normali operazioni colturali. Mani, guanti, forbici, legacci, carrelli, cassette e superfici diventano potenziali veicoli.
I sintomi possono manifestarsi su foglie e frutti con alterazioni che incidono direttamente sulla qualità commerciale e aumentano gli scarti. In molti casi il costo non è solo nella perdita di resa, ma nella gestione: sanificazioni ripetute, riorganizzazione dei flussi di lavoro, separazioni operative, tempi e manodopera. Il punto, per chi produce, è che non esiste una strategia curativa, per questo la prevenzione a monte resta una delle principali leve gestionali.
Conclusione
Nel 2026 la novità su ToBRFV è soprattutto a monte: dal 6 luglio 2026 l’Additional declaration nei certificati fitosanitari in import deve essere completa e coerente con i requisiti RNQP. Per chi produce significa una cosa semplice: il controllo in ingresso non è solo tecnico, ma anche documentale. Tutto il resto – sanificazione di attrezzi e superfici, gestione dei flussi di lavoro e cura nelle operazioni di manipolazione delle piante – resta ciò che ha sempre contato con un virus trasmesso per contatto.
- Leggi anche: “Portinnesti di pomodoro resistenti al ToBRFV: quali sono?“
Donato Liberto
© fruitjournal.com