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Nessun nuovo focolaio nel Gargano. Ma la conta delle piante infette continua a salire: nell’ultimo aggiornamento pubblicato sul portale istituzionale emergenzaxylella.it risultano 177 ulivi monumentali positivi a Xylella fastidiosa nell’agro di Cagnano Varano.
Il punto è dove sono state trovate queste piante. Le 177 positività non indicano nuovi fronti: ricadono dentro la zona già sotto sorveglianza, nel raggio operativo attorno al focolaio individuato nei mesi scorsi. L’assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, Francesco Paolicelli, lo ha chiarito così: “nel Gargano non ci sono altri focolai di Xylella. Le 177 piante infette si trovano all’interno del raggio di 50 metri delle 153 piante colpite dal batterio. L’elemento positivo è che il focolaio non si è esteso oltre il raggio dei 50 metri”.
Dalla prima scoperta ai nuovi numeri
Per leggere correttamente l’ultimo aggiornamento serve mettere in ordine i dati.
- Tra settembre e ottobre 2025 è stato individuato il primo focolaio nel Foggiano: a Cagnano Varano sono state confermate 47 piante positive. Da quel momento il caso è stato ufficializzato e sono partite le misure di delimitazione e contenimento.
- Con l’avanzare dei controlli, lo scenario ha subito delle variazioni. A inizio dicembre 2025, dentro l’area già monitorata, le positività accertate sono salite a 153. Un aggiornamento che ha ampliato il quadro rispetto alla prima segnalazione, senza spostare il problema su nuove aree.
- L’aggiornamento più recente riguarda invece i controlli svolti tra dicembre 2025 e gennaio 2026, riportando ulteriori esiti del monitoraggio: da qui il dato delle 177 piante positive, rilevate all’interno del raggio operativo dei 50 metri già collegato al focolaio. In sostanza, la conta è aumentata perché i controlli si sono intensificati e hanno esteso la verifica anche agli esemplari di maggior pregio ambientlae presenti nello stesso perimetro.
Un focolaio confinato: cosa significa per il rischio di espansione
Il caso di Cagnano Varano ha anche una specificità territoriale che aiuta a capire perché, pur con numeri significativi, la questione venga letta in modo diverso rispetto a un focolaio comune. Secondo le ricostruzioni disponibili, l’area interessata risulta compresa tra elementi fisici del paesaggio – un bosco e un fossato – che di fatto interrompono la continuità del soprassuolo e riducono la probabilità di una propagazione immediata oltre il perimetro fino ad oggi intercettato.
Questo non cambia la necessità di intervenire, ma spiega perché oggi l’attenzione si concentri soprattutto sul presidio della fascia già delimitata: controlli fitti, gestione del vettore e misure puntuali sulle piante positive, per evitare che l’infezione trovi varchi operativi e si agganci a nuove particelle.

Ulivi monumentali: cosa cambia nella gestione
In questo aggiornamento il riferimento agli ulivi monumentali emerge per un motivo: una parte delle nuove positività certificate riguarda proprio questi esemplari, presenti nella fascia più vicina al focolaio. Da qui l’attenzione specifica su queste piante e la necessità di chiarire cosa significhi, sul piano tecnico e gestionale.
Il punto è che gli ulivi monumentali non sono alberi “anonimi”: sono più facilmente identificabili e tracciati, e quando il monitoraggio si concentra attorno a un’area delimitata vengono spesso sottoposti a controlli puntuali. Per questo, quando i risultati analitici li coinvolgono, il dato tende a emergere in modo evidente anche nella comunicazione dell’aggiornamento.
In questo contesto si inserisce il riferimento ai “trattamenti alternativi” per gli esemplari monumentali risultati positivi, rispetto alle piante destinate all’espianto. Il concetto va letto correttamente: non è un alleggerimento della risposta fitosanitaria, ma un tentativo di mantenere l’obiettivo del contenimento usando strumenti compatibili con vincoli e valore di questi alberi. Proprio per questo, dove si sceglie una gestione differenziata, diventano ancora più decisivi continuità dei controlli, conferme analitiche e presidio rigoroso dell’area delimitata.
Il punto tecnico: il numero conta, ma conta soprattutto come viene misurato
Il dato “177” può dare l’impressione di un salto improvviso. La ricostruzione disponibile indica invece un aggiornamento legato a monitoraggi più stretti dentro una fascia già sotto sorveglianza, cioè la cintura operativa in cui le positività emergono man mano che si controllano piante e particelle.
In questo contesto si inserisce anche il richiamo del consigliere regionale Napoleone Cera a non minimizzare. “Numeri di questa portata – ha sottolineato – richiedono una gestione puntuale e tempestiva”. Un richiamo che, al netto della cornice politica, coincide con la logica tecnica della sorveglianza: tempi rapidi, procedure chiare e continuità operativa.
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Donato Liberto
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