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Il mercato del kiwi giallo premium sta vivendo una fase di forte crescita, spinto da una domanda sempre più elevata da parte dei consumatori. In questo contesto, puntare su cultivar performanti diventa fondamentale sia per i produttori sia per chi cerca frutti di qualità superiore. A dare nuova spinta al segmento ci pensa il kiwi Kikokà, due varietà destinate a diventare un punto di riferimento internazionale. La storia del progetto inizia nel 2008, quando furono seminate 16.000 piantine allevate dall’Università di Udine e successivamente valutate e selezionate da New Kiwi Plant (NKP). Da questa lunga fase di sperimentazione sono nate due varietà complementari: la 022, raccolta a metà ottobre e nota per la lunga shelf life, e la 076, più precoce, disponibile già da metà/fine settembre e apprezzata per dolcezza e contenuto di sostanza secca.
Entrambe le selezioni hanno dimostrato, in sette anni di test, una notevole resilienza a Psa e alla Moria, due delle principali avversità che negli ultimi anni hanno interessato il comparto. A supporto del progetto c’è oggi una filiera solida composta da 11 soci, tra cui dieci licenziatari e il Gruppo Rivoira, Masterlicensee globale delle due varietà.
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Qualità, resa e resilienza: i punti di forza delle nuove varietà
Le prime esperienze in campo confermano performance anche superiori alle aspettative. Le raccolte iniziali evidenziano frutti di qualità eccellente, omogenei nei parametri e caratterizzati da rese produttive superiori alle previsioni. A colpire è soprattutto la pezzatura importante, la regolarità produttiva e l’ottima capacità di allegagione, supportata da un picciolo particolarmente robusto che riduce sensibilmente il rischio di cascola. I dati raccolti nei diversi areali produttivi indicano che, una volta a regime, queste piante potrebbero raggiungere 40-50 tonnellate per ettaro, con diversi casi che hanno già superato la soglia delle 50 tonnellate. Ma la produttività non è l’unico punto di forza. Come anticipato, un elemento di grande interesse è infatti la resilienza delle varietà alla Psa e ai fenomeni di Moria. Pur non parlando di resistenza assoluta, la risposta delle piante è risultata simile a quella delle varietà verdi, considerate più robuste: un segnale che apre prospettive concrete per una coltivazione più stabile e sostenibile.
Una filiera che si espande
La filiera produttiva di Kikokà è già radicata in diverse regioni italiane: Piemonte, Veneto e Lazio – quest’ultimo con la provincia di Latina, storicamente vocata alla coltivazione del kiwi – e un forte sviluppo nel Sud Italia, dalla Campania alla Basilicata, passando per Puglia e Calabria. A queste aree si aggiunge la Grecia, destinata a diventare uno dei hub produttivi più importanti fuori dall’Italia grazie alle sue condizioni pedoclimatiche favorevoli. A conferma della validità delle due varietà selezionate la stagione 2025-2026 sta registrando volumi di raccolta significativi, prossimi alle 5.000 tonnellate, anche grazie a condizioni climatiche particolarmente favorevoli. Le due varietà hanno ribadito le proprie caratteristiche distintive: il precocissimo ‘076’, raccolto tra metà e fine settembre, ha mostrato standard qualitativi elevati, con valori di riferimento ben superiori ai minimi richiesti – 8° Brix, 16,5% di sostanza secca, colore oltre 104° hue e una consistenza superiore a 4,5 kg. In Grecia, prima area a iniziare la raccolta, i risultati sono stati ancora più incoraggianti, con sostanza secca fino a 19,8% e consistenza pari a 5 kg.
La varietà tardiva ‘022’, raccolta da metà ottobre, ha invece sorpreso per l’omogeneità dei frutti e per l’assenza di danni da assolato, merito di impianti ormai alla terza-quarta foglia e dunque in pieno equilibrio vegeto-produttivo. Un aspetto che, secondo i tecnici, ha contribuito a una carica di frutti particolarmente uniforme, tipica degli impianti che entrano stabilmente in produzione.

Il kiwi giallo che punta ai 12 mesi
Guardando al futuro, restano alcuni aspetti agronomici da affinare, ma le prospettive sono più che positive. Le due varietà Kikokà mostrano infatti un’eccellente tenuta nel tempo: il ‘076’ garantisce una shelf life di 4-5 mesi, mentre il ‘022’ offre una conservabilità ancora più estesa, un vantaggio decisivo per presidiare la parte finale della stagione commerciale.
Intanto proseguono le prove di frigoconservazione, pensate per raggiungere un traguardo ambizioso: assicurare ai consumatori un kiwi giallo di alta qualità disponibile 365 giorni all’anno. Un obiettivo che sintetizza la visione del progetto Kikokà e ne delinea chiaramente la direzione per il futuro.
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Federica Del Vecchio
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