Varietà di pere in Italia: un panorama in rinnovamento

Tra miglioramento genetico, nuovi sistemi di allevamento e tecnologie di supporto, la pericoltura italiana si rinnova per affrontare le sfide del mercato e dei cambiamenti climatici, puntando su cultivar sostenibili e competitive

da Federica Del Vecchio

Il panorama delle varietà di pere in Italia consta di poche e consolidate cultivar che sono il frutto del miglioramento genetico cominciato negli anni ’50, quando è stata abbandonata la coltivazione di cultivar locali per quelle varietà nazionali e internazionali che oggi conosciamo benissimo e che predominano il mercato mondiale: Abate Fétel, Conference, Williams, Coscia, Kaiser, Decana del Comizio. In questo mercato di varietà ormai storiche, fra i tanti programmi di breeding presenti nel mondo, pochissime varietà sono riuscite a conquistare la fedeltà di una fetta di mercato.  Di seguito elenchiamo le nuove varietà internazionali.

  • Eden Gold: nuova varietà di pera precoce, nata in Israele e ora coltivata in Francia, Italia e Grecia, sta incuriosendo il mercato e gli agricoltori. I primi per la sua succosità e croccantezza che fanno di questa pera uno snack perfetto; i secondi per l’ottima tolleranza ad avversità quali il colpo di fuoco batterico, l’alternaria e la psilla.
  • Sweet Sensation: dal colore rosso intenso e molto succosa, è apprezzata per la sua aromaticità e consistenza. Di origine olandese e introdotta meno di dieci anni fa come mutazione della Decana del Comizio, si raccoglie a partire da fine settembre, ma la sua coltivazione anche in Paesi dell’altro emisfero, come il Cile, ne garantisce la reperibilità sul mercato tutto l’anno.
  • Q-Tee: nata nel 1996 dal un programma di breeding norvegese, questa pera – dalle dimensioni contenute, ma dall’ottima croccantezza e dolcezza – è particolarmente apprezzata dai consumatori per la sua praticità, sebbene la mancanza di sovraccolorazione rossa ne penalizzi un po’ l’appetibilità su alcuni mercati.
  • Cheeky (Cape Rose): sviluppata dal consiglio di ricerca agricola del Sudafrica (ARC) e introdotta in Italia dal Consorzio Italiano Vivaisti (CIV), questa varietà sta suscitando l’interesse anche in altri paesi, per le sue caratteristiche produttive (veloce entrata in produzione, rusticità della pianta, pezzatura del frutto) e soprattutto per la tolleranza dimostrata a ticchiolatura e maculatura bruna. Attualmente a Lérida ed Estremadura, in Spagna, e in Emilia Romagna e Piemonte sono in atto prove di coltivazione.

Varietà di pere italiane: nuove sfide per il miglioramento genetico

A questi programmi internazionali si aggiungono quelli italiani portati avanti dall’Università di Bologna e dal CREA. Nel primo caso, il programma avviato dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari dell’Università di Bologna e supportato dal CIV di Ferrara dal 2007 ha licenziato quattro varietà: Early Giulia™, Lucy Sweet™, Debby Green™, Lucy Red™, le cui produzioni nel 2024 sono state ottimali in termini di quantità, qualità (commerciale e organolettica) e pezzatura.  Nel secondo, il programma nato in seno al Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (CREA-OFA) ha portato alla realizzazione dei primi incroci già nel 1968 e ha licenziato 7 varietà: fra queste Carmen, che – rilasciata nel 2000 – è oggi coltivata soprattutto in Emilia Romagna, rappresentando una delle varietà precoci in grado di competere con la Williams: si raccoglie, infatti, ad agosto e ha un’ottima conservabilità. 

Negli ultimi anni, però, la ricerca si è spostata dalle caratteristiche commerciali a quelle agronomiche e fitosanitarie. Nello specifico, sono stati effettuati incroci con cultivar storiche per l’inserimento di caratteri come l’adattabilità ambientale, l’habitus compatto della chioma per la coltivazione in alta densità, l’elevata fertilità, la resistenza a stress idrici e freddo invernale, la tenuta di maturazione a temperatura ambiente e l’allungamento del periodo di raccolta per far fronte, con stacchi scalari, alla scarsità di manodopera. Fermo restando che la creazione di una nuova varietà resistente a tutte le malattie e in grado di rispondere prontamente ai cambiamenti climatici sarebbe la soluzione perfetta, realisticamente per far fronte alla crisi che il comparto sta vivendo bisogna adottare dei cambiamenti anche nel modo in cui sono gestiti gli impianti esistenti.

Nuovi sistemi di allevamento per una produzione sostenibile

Le forme di allevamento più diffuse ad oggi sono il fusetto come forma libera e l’allevamento a spalliera in monoasse o doppio asse (Bibaum) come forma in parete. Il Bibaum è certamente il modello produttivo di più recente introduzione: il sesto di impianto è 3×1 m o 3,5×1 m. Il Bibaum – per sua natura – semplifica le operazioni colturali, permette una disposizione ordinata della vegetazione, garantendo una ideale intercettazione della luce all’interno della chioma. È facilmente meccanizzabile e porta a un incremento delle rese e della precocità rispetto al sistema a fusetto, nonché a una diminuzione delle ore di potatura e diradamento. 

pere in italia

Impianto di Abate Fétel coltivato a parete in monoasse, prossimo alla raccolta.

Ad oggi gli impianti sono tutti sotto rete antigrandine e hanno un’altezza finita che si aggira intorno ai 4 m. Negli ultimi anni sono state effettuate delle prove in cui le piante sono state abbassate a 2,5 m (altezza finita di lavoro) così da pedonalizzare tutte le operazioni colturali: le strutture a misura d’uomo servono per garantire la sicurezza dei lavoratori, oltre che dimezzare i tempi e i costi di raccolta e di potatura verde e secca. I risultati di queste prove sono stati chiari: la riduzione della produzione viene compensata dal risparmio di ore di lavoro necessarie per svolgere le normali operazioni di potatura, raccolta e diradamento, che normalmente andrebbero svolte con l’ausilio di carrelli elevatori. Questo perché – è sempre importante sottolinearlo – l’obiettivo non è produrre di più, ma garantire la sostenibilità economica all’azienda agricola.

Nel sud Italia, una riduzione dei costi di impianto di circa il 40% è stata ottenuta con la riconversione di tendoni di uva da tavola in nuovi impianti di pero modificando la struttura esistente – solo quanto necessario – per l’applicazione della rete antigrandine. In questi impianti, il trapianto delle nuove piantine può essere fatto in tutte le file esistenti – andando quindi ad adottare un sistema a doppio asse oppure a guyot – oppure a file alterne, adottando il tradizionale fusetto. I vantaggi maggiori, oltre a quelli economici già visti, si hanno in ambito fitosanitario: a livello radicale, infatti, il pero non è sensibile agli stessi parassiti e patogeni della vite, per cui si pone come una validissima soluzione per utilizzare quei terreni che per 3 o 4 cicli vegetativi hanno ospitato vigneto. 

Tecnologia e gestione intelligente dell’impianto

L’utilizzo di sensoristica e modelli previsionali poi è fondamentale per migliorare la gestione idrica e fitosanitaria dell’impianto. Poter intervenire tempestivamente in caso di accertato pericolo e non con trattamenti a calendario è l’unico modo per contenere i costi e ridurre l’impatto ambientale. Spesso, infatti, i disciplinari di produzione, l’adozione di certificazioni e le richieste della GDO costringono l’agricoltore a limitare ancora più strettamente i trattamenti consentiti in termini di numero e di molecole autorizzate. La scelta più saggia per non trovarsi spiazzati davanti a uno scenario così difficile è certamente quella di avvalersi di tecnici che abbiano una certa competenza ed esperienza nel settore.

La pera Eden: l’importanza delle caratteristiche agronomiche e del comparto commerciale

Fra le nuove varietà che abbiamo citato, la Eden Gold merita uno spazio a parte: nonostante la sua recentissima introduzione, infatti, si è diffusa rapidamente con l’introduzione di nuovi impianti lungo tutta la penisola e in Europa. Eden è una varietà sviluppata dal breeder Ben Dor e ottenuta dall’incrocio tra pero europeo e pero asiatico. Più rustica e duttile delle varietà classiche, questa varietà ha un basso fabbisogno in freddo (circa 200 ore), un’ottima tolleranza alle alte temperature e grande adattabilità a diverse condizioni pedologiche, aspetto che ne rende adatta la coltivazione sia negli ambienti meridionali che settentrionali. È dotata di buona vigoria e ha mostrato buona tolleranza ad alternaria, colpo di fuoco batterico e psilla. Non solo: si mostra costante e generosa nelle produzioni, con una media che si aggira sulle 400 tonnellate a ettaro. Nella campagna 2024-2025 il mercato ha completamente assorbito il prodotto, la cui commercializzazione, cominciata a metà settembre, si è conclusa a metà febbraio. Sul mercato, la varietà è stata apprezzata dalla GDO per la lunga shelf-life e dai consumatori (soprattutto quelli più giovani) per la croccantezza, la succosità e la dolcezza, caratteristiche che la rendono uno snack perfetto. La Eden ha una formula a club e in Italia la sua commercializzazione è un’esclusiva di Greenyard Fresh, che ha investito molto sulla comunicazione e sul marketing rendendo il brand Eden Gold in Italia già riconosciuto e richiesto dai consumatori.

A piccoli passi

Come evidente, la pericoltura italiana si trova oggi a un bivio. Dopo un decennio segnato da calamità climatiche, emergenze fitosanitarie e una pesante contrazione delle superfici coltivate, il comparto sta lentamente cercando di ricostruire le proprie fondamenta. Le prime risposte si intravedono già: varietà innovative promettono maggiore adattabilità e qualità, nuovi modelli d’impianto puntano a ridurre costi e aumentare efficienza, mentre la sensoristica e l’agricoltura di precisione offrono strumenti concreti per una gestione più sostenibile. Tuttavia, il rilancio non può prescindere da una visione integrata che coinvolga anche filiera commerciale, assistenza tecnica e politiche di sostegno strutturale. Acquisire questa consapevolezza è il primo passo: solo così la pera italiana potrà tornare a essere un riferimento credibile, competitivo e redditizio nel panorama ortofrutticolo nazionale ed europeo.

 

 

A cura di: Stefano Marullo – Floema Consulting
Lauro Simeoni – Fruit Net System

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