Marrone di San Zeno DOP: una stagione promettente 

Tra clima favorevole, tradizione secolare e metodi di coltivazione sostenibili, questa cultivar si prepara a una stagione promettente, pronta a confermare la sua eccellenza nei mercati

da Federica Del Vecchio
marrone di san zeno

Riparte sotto i migliori auspici la stagione del Marrone di San Zeno di Montagna DOP, autentico simbolo del versante veronese del Monte Baldo. Il Consorzio di Tutela traccia un bilancio estremamente positivo dell’annata, prospettando una raccolta superiore a quella del 2024 sia per qualità che per quantità. A favorire questo risultato è stato un andamento climatico particolarmente propizio, che ha consentito uno sviluppo ottimale dei frutti, garantendo non solo una pezzatura generosa ma anche un’eccezionale resa qualitativa. 

Ma cosa rende questa cultivar un’ eccellenza tanto apprezzata nel panorama agroalimentare italiano ed europeo?

Marrone di San Zeno DOP: un frutto unico per tradizione e caratteristiche

Il Marrone di San Zeno è frutto di un ecosistema unico, plasmato dall’influenza del Lago di Garda e del fiume Adige che regalano un clima temperato-umido e terreni acidi e sciolti. A potersi fregiare di questa denominazione sono solo i frutti provenienti dalla storica cultivar Marrone, appartenente alla specie Castanea Sativa Mill e selezionata nel corso dei secoli nei castagneti del territorio benacense. La sua propagazione è avvenuta esclusivamente per via agamica, un metodo che permette di conservare intatte le caratteristiche originali della pianta, garantendo uniformità e qualità nel tempo. 

Il disciplinare DOP è particolarmente rigoroso: ogni riccio può contenere al massimo tre marroni, mentre la pezzatura deve oscillare tra 50 e 120 frutti per chilogrammo. Inoltre, il Marrone di San Zeno, si riconosce dalla forma elissoidale con apice poco pronunciato, dalle facce laterali convesse e dalla tipica cicatrice ilare piatta e chiara. Il pericarpo – la buccia esterna – è sottile, lucido e di un marrone chiaro attraversato da evidenti striature più scure. All’interno, la pellicola (episperma) aderisce appena al seme e si rimuove facilmente, lasciando spazio a una polpa giallo paglierino, pastosa e naturalmente dolce.

Ma come nasce il Marrone di San Zeno DOP?

Anche qui il disciplinare di produzione definisce delle regole ben precise per la produzione del Marrone di San Zeno, pensate per garantire un frutto di qualità eccellente nel pieno rispetto dell’ambiente. I castagneti devono trovarsi nella storica fascia vegetazionale del Castanetum, ossia tra i 250 e i 900 metri di altitudine, dove il castagno cresce da secoli in armonia con il paesaggio del Lago di Garda e del Monte Baldo. Gli impianti sono progettati per preservare l’aspetto tradizionale del territorio: le piante, tra 30 e 120 per ettaro a seconda delle condizioni del suolo, vengono potate con tecniche che non alterano la naturale conformazione della chioma. In campo non è consentito l’uso di prodotti chimici di sintesi né metodi di forzatura: la castanicoltura qui è ancora autenticamente naturale. Anche la raccolta avviene ancora seguendo i tempi della natura, attendendo la caduta spontanea dei frutti. Può essere effettuata a mano o con mezzi meccanici leggeri, purché vengano rispettate l’integrità della pianta e del prodotto. Il disciplinare limita la resa massima a 30 kg per pianta e 3,6 tonnellate per ettaro, a garanzia di qualità e non solo di quantità.

Una volta raccolti, i marroni vengono selezionati e calibrati per verificarne la conformità agli standard DOP. Prima della commercializzazione, i frutti sono sottoposti ai tradizionali trattamenti di cura: la novena, che prevede un ammollo in acqua per nove giorni con ricambi periodici senza alcun additivo, e la rissara, che consiste nell’accumulo all’aperto di frutti e ricci per 8-15 giorni. Questi metodi, tramandati da generazioni, contribuiscono a mantenere intatte le qualità organolettiche del prodotto.

marrone di san zeno

Marrone di San Zeno. Fonte: Consorzio di Tutela del Marrone di San Zeno DOP

Origini storiche e tradizione secolare

L’unicità del Marrone di San Zeno nasce soprattutto dalla lunga e consolidata tradizione legata alla castanicoltura in questa zona. Le prime testimonianze scritte sulla sua coltivazione risalgono infatti ai secoli XIII, XIV, XVII e XIX. Documenti d’archivio e registri catastali dell’epoca delineano con precisione le zone tradizionalmente vocate alla produzione e descrivono un territorio ricco di castagneti, fiorenti sia dal punto di vista agricolo che commerciale. Già alla fine dell’Ottocento i marroni venivano venduti direttamente dai produttori o attraverso negozianti sui mercati settimanali di Caprino Veronese e Verona, confermando l’importanza economica del prodotto per le comunità locali.

La tradizione è stata ulteriormente consolidata nel Novecento: dagli anni Venti, ogni novembre, San Zeno di Montagna ospita la storica Sagra del Marrone. Dopo la pausa imposta dalla guerra, l’evento è rinato nel secondo dopoguerra con il nome di “Mostra Mercato del Marrone” e oggi è giunto alla sua ventinovesima edizione, richiamando visitatori e appassionati da tutta Italia.

Il Consorzio di Tutela: custodi di una tradizione viva

Il Marrone di San Zeno ha ottenuto il prestigioso riconoscimento europeo della Denominazione di Origine Protetta nel 2003. Un riconoscimento comunitario che sancisce il legame indissolubile tra il prodotto, il suo territorio d’origine e la comunità che lo custodisce. Nello stesso anno è nato il Consorzio di Tutela, oggi composto da 45 soci, che rappresenta il cuore pulsante della promozione e della salvaguardia di questa eccellenza veronese. L’attività del Consorzio è ampia e articolata. In collaborazione con il Comune, l’organismo non solo promuove il Marrone di San Zeno attraverso eventi e collaborazioni, ma ne difende l’identità preservando metodi produttivi antichi e sostenibili. Insomma, un vero e proprio lavoro di squadra che si traduce in un modello virtuoso di tutela, promozione e innovazione. Con una stagione che si prospetta ricca, il Marrone di San Zeno DOP è pronto a tornare protagonista sulle tavole, portando con sé il sapore autentico e la storia secolare del Monte Baldo. 

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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