Agricoltura in Emilia Romagna: tra ricchezza e sfide

Dall’Appennino alla Riviera Adriatica, l’agricoltura in Emilia-Romagna offre condizioni ideali per produzioni agricole d’eccellenza. D’altra parte, sfide climatiche e ambientali rendono oggi il quadro più frammentato

da Federica Del Vecchio
agricoltura in emilia romagna

Ci sono luoghi che parlano al cuore prima ancora che agli occhi, terre che raccontano storie attraverso sapori intensi, paesaggi avvolgenti e città vibranti. L’Emilia-Romagna è una di queste. Qui, la natura non è solo uno scenario da ammirare, ma un’anima che nutre, ispira e trasforma. È una terra che si fonde con i luoghi di chi la abita, dando vita a un patrimonio unico di sapori, profumi e tradizioni. Ogni prodotto che nasce da questa alchimia è un racconto di passione, fatica e generosità, un frammento di storia che arriva fino alla tavola.
Dall’Appennino alla Riviera Adriatica, l’agricoltura in Emilia-Romagna è un mosaico di emozioni e contrasti. Le sue pianure si distendono ampie e generose, nutrendo le radici di una tradizione agricola secolare. I colli romagnoli dipingono l’orizzonte, mentre le montagne custodiscono e proteggono un territorio che non smette mai di sorprendere. Con oltre un milione di ettari destinati all’agricoltura, questa regione si conferma una culla della biodiversità e della ricchezza agroalimentare.

L’evoluzione dell’agricoltura in Emilia- Romagna

Il 7° Censimento dell’Agricoltura, riferito all’annata agraria 2019-2020, racconta un’evoluzione profonda e inarrestabile. I dati confermano le trasformazioni già in atto nel decennio precedente, rivelando il cambiamento della struttura e delle tipologie delle aziende agricole emiliano-romagnole. È una rivoluzione silenziosa che porta con sé innovazione e consapevolezza, un adattarsi continuo ai tempi senza mai tradire l’essenza più autentica di questa terra. Il numero delle aziende agricole si è progressivamente ridotto, passando dalle oltre 170mila del 1982 alle 53.753 del 2020, poco meno di un terzo rispetto a quattro decenni fa. Parallelamente, anche la superficie agricola totale (SAT) e quella utilizzata (SAU) hanno subito una contrazione: rispetto al 1982, la SAT è diminuita del 25% e la SAU del 19%. Tuttavia, a differenza della drastica riduzione delle aziende, la perdita di superficie agricola si è attenuata nel tempo, lasciando spazio a una nuova configurazione del settore.
L’effetto più evidente di questa trasformazione è l’aumento della dimensione media delle aziende agricole, che nel 2020 raggiunge i 19,4 ettari di SAU e i 24,7 ettari di SAT, più del doppio rispetto ai valori del 1982. Questo fenomeno di concentrazione ha portato a un cambiamento anche nella struttura giuridica delle aziende: se un tempo dominavano le imprese individuali e familiari, oggi crescono sempre più le società di persone e di capitali, realtà più solide e organizzate, capaci di affrontare le sfide del mercato.
Anche l’uso del suolo riflette questa evoluzione. Nel 2020, la SAU delle aziende regionali ammontava a 1.045.000 ettari, registrando un calo dell’1,8% rispetto al 2010, pari a circa 19mila ettari in meno. La riduzione ha interessato soprattutto i prati permanenti e i pascoli (-39%) e le colture legnose agrarie (-9%). Si è osservato, invece, un aumento della superficie destinata ai seminativi (+4%), in particolare foraggere e cereali, che con oltre 863.000 ettari rappresentano l’83% della SAU regionale. 
Grazie a questa ampia estensione di terre coltivate, l’Emilia-Romagna si conferma il cuore agricolo d’Italia. È la prima regione per superficie dedicata ai seminativi; detiene il primato nazionale per le foraggere avvicendate e si posiziona tra le prime quattro regioni per i cereali, insieme a Lombardia, Puglia e Piemonte. Ma non è solo il comparto cerealicolo a caratterizzare questa regione: l’Emilia-Romagna è leader nella coltivazione della frutta fresca, con quasi 50mila ettari destinati a questa produzione, pari al 23% del totale nazionale. Qui, infatti, trovano collocazione le maggiori coltivazioni di pere, nettarine, albicocche e susine, oltre a importanti produzioni di ciliegie e actinidia. Anche la viticoltura ha un ruolo di rilievo, come conferma la quinta posizione a livello nazionale per superficie coltivata a vite.
Questo territorio, da sempre vocato all’eccellenza agricola, continua a evolversi con equilibrio fra tradizione e innovazione. La sua forza risiede nella capacità di preservare la qualità e la biodiversità, facendo della terra un patrimonio vivo e dinamico, capace di nutrire non solo il presente, ma anche il futuro.

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Vigneto collinare in Emilia-Romagna, con filari ordinati che si estendono lungo le pendenze. Fonte: Regione Emilia- Romagna

Caratteristiche pedoclimatiche

L’Emilia-Romagna è una regione che si svela attraverso la sua straordinaria diversità morfologica e climatica, un mosaico naturale in cui ogni elemento contribuisce a creare paesaggi unici e vocazioni agricole inconfondibili. Con i suoi 22.446 km² di superficie, è la sesta regione italiana per estensione e racchiude, al suo interno, una sorprendente varietà di ambienti: il 48% del territorio è costituito da pianure, il 27% da colline e il 25% da imponenti rilievi appenninici. Il clima dell’Emilia-Romagna è tanto variegato quanto il suo territorio. La presenza del Mar Adriatico mitiga le escursioni termiche, regalando un clima più temperato lungo la fascia costiera. Di contro, nelle zone interne si avvertono le influenze continentali. In montagna, il clima è oceanico e temperato freddo, con estati fresche e piovose che cedono il passo a inverni lunghi e rigidi. Nelle colline e nella pianura il clima è temperato subcontinentale, con estati calde e afose e inverni freddi, spesso caratterizzati dalla presenza della nebbia, che avvolge la terra in un’atmosfera sospesa e senza tempo. Nel delta del Po, il clima è temperato umido, con frequenti precipitazioni anche nei mesi estivi e una persistente presenza di nebbia che rende questi paesaggi unici e affascinanti.
D’altra parte, negli ultimi anni, l’Emilia-Romagna ha dovuto affrontare eventi alluvionali di particolare intensità. Nel maggio 2023, una serie di piogge persistenti ha causato l’esondazione di numerosi fiumi, provocando vittime e danni stimati in 10 miliardi di euro. Successivamente, tra il 17 e il 19 settembre 2024 e il 19 e 20 ottobre 2024, la regione è stata nuovamente colpita da alluvioni, con evacuazioni e danni significativi, evidenziando la vulnerabilità del territorio a fenomeni meteorologici estremi. ​Questi eventi hanno sollevato preoccupazioni riguardo alla gestione del territorio e al consumo di suolo: esperti e istituzioni hanno sottolineato la necessità di interventi mirati per mitigare il rischio idrogeologico e promuovere una pianificazione urbanistica sostenibile, al fine di ridurre l’impatto di future calamità naturali.​ La combinazione di una complessa situazione pedoclimatica e l’aumento della frequenza di eventi meteorologici estremi richiede un approccio integrato alla gestione del territorio, che tenga conto delle specificità locali e delle sfide poste dai cambiamenti climatici. Il rischio, altresì, è di perdere la straordinaria biodiversità di questa terra, che si riflette nella varietà di colture e pratiche agricole qui adottate.

 

A cura di: Federica Del Vecchio
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