Agricoltura campana: terra di eccellenze agricole

Dalla frutta a guscio alle ortive, passando per agrumi e frutta fresca, questa regione si distingue per un’agricoltura ricca di eccellenze e tradizioni

da Federica Del Vecchio
agricoltura campana

La Campania si conferma una delle regioni italiane più fertili e variegate dal punto di vista agricolo, grazie a un patrimonio pedoclimatico unico e a una tradizione contadina profondamente radicata nel territorio. A confermarlo, non solo l’ampiezza delle superfici coltivate dedicate alla frutticola e orticoltura, ma soprattutto la qualità e la tipicità delle sue eccellenze. Dai castagneti secolari dell’Irpinia e del Salernitano alle dolci colline del Cilento, dai terrazzamenti della Costiera Amalfitana alle fertili pianure del Sele, l’agricoltura campana è un mosaico agricolo ricco di produzioni certificate, apprezzate in Italia e nel mondo.

Agricoltura campana: il ricco comparto della frutta a guscio

Secondo i dati Istat relativi al 2022, le principali coltivazioni sono rappresentate dalla frutta a guscio, che copre il 50% della superficie regionale con 39.616 ettari, e dalla frutta fresca di origine temperata, che si estende su 33.110 ettari (42% del totale). Le castagne e i marroni dominano la produzione, rappresentando il 48% della superficie, seguiti dalle nocciole (38%). A tal riguardo, le montagne dell’Irpinia e del Salernitano sono culla di eccellenze agricole come la castagna di Montella IGP e il marrone di Roccadaspide IGP. La castagna di Montella, appartenente alla varietà Palummina, si distingue per la qualità superiore e la tradizione produttiva rigorosa. Il marrone di Roccadaspide, coltivato sui monti Picentini, vanta origini storiche che risalgono ai monaci benedettini, promotori della castanicoltura locale. Testimonianza del legame profondo tra natura e cultura locale anche i castagneti di Roccamonfina, radicati nel paesaggio collinare da secoli. Altra gemma è la nocciola di Giffoni IGP, una delle varietà più pregiate d’Italia. La Tonda di Giffoni, con il suo seme perfettamente rotondo e il gusto aromatico, è protagonista della pasticceria e della cucina gourmet, consolidando il ruolo della regione come simbolo di ricchezza agricola.
A livello territoriale, Avellino è leader con il 38% della superficie regionale, focalizzata su castagne e nocciole, seguita da Salerno (26%), Napoli, Caserta e Benevento. 

Frutticoltura campana, produzioni di qualità 

Nell’ambito della frutta fresca, il pesco rappresenta la coltivazione principale, occupando il 46% della superficie. A guidare il comparto frutticolo è la provincia di Caserta con il 66% della superficie regionale dedicata principalmente a mele, pesche e nettarine, seguita da Napoli (21%), dove prevale l’albicocco. Salerno, Benevento e Avellino completano la distribuzione territoriale. Tra i prodotti a identificazione geografica protetta spiccano tuttavia la ciliegia di Bracigliano IGP e la Melannurca Campana IGP, due frutti che rappresentano al meglio la qualità e l’autenticità della frutticoltura campana, ancora oggi apprezzati per le loro caratteristiche uniche e per la stretta connessione con il territorio.

Tra le colture meno rappresentate, kiwi (48%) e cachi (39%) si fanno largo nella Regione, estendendosi su 3.167 ettari. Degno di nota è anche il fico bianco del Cilento DOP, varietà autoctona originaria delle colline cilentane che unisce qualità superiore e tradizione secolare. Coltivato in 68 comuni, rappresenta il perfetto equilibrio tra l’eccellenza agricola e la biodiversità del territorio.

Seguono gli agrumi, coltivati su circa 3.000 ettari, con una produzione incentrata principalmente sul limone (44%) e sull’arancio (33%). Il loro centro di produzione ricade per la maggior parte nella città di Salerno, che detiene il 50% della superficie agrumicola, seguita da Napoli, con il 32%. Caserta, che contribuisce con il 16% della superficie agrumicola regionale, si distingue invece per il contributo economico: la provincia, infatti, genera il 60% del valore totale della produzione regionale, seguita da Napoli (23%) e Salerno (14%), con quote minori attribuite a Benevento e Avellino. Quando si parla di agrumi campani, particolarmente degni di nota sono il limone Costa d’Amalfi IGP, con la varietà Sfusato Amalfitano, e il limone di Sorrento IGP, dalla polpa succosa e ricca di vitamina C, che – coltivati su terrazzamenti affacciati sul mare – sono ambasciatori di freschezza e tradizione tipiche dell’agricoltura campana.

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Le eccellenze orticole della Campania

Nel panorama produttivo campano non si può non citare la produzione orticola, alla quale sono destinati 38.354 ettari, di cui il 22% (8.440 ettari) per la coltivazione in ambiente protetto. La produzione totale ha superato i 12,5 milioni di quintali, consolidando l’importanza strategica del comparto per l’economia agricola regionale. Le coltivazioni in pieno campo vedono al primo posto il pomodoro da industria, con 3.884 ettari coltivati (13% della superficie regionale), seguito da fagiolo e fagiolino (3.839 ettari, 12,8%) e dal broccoletto o cima di rapa (3.712 ettari, 12,4%). Per le colture in serra, invece, la lattuga domina con 2.216 ettari (26,3% della superficie protetta), seguita dall’asparago (1.036 ettari, 12,3%). La coltivazione di ortive è diffusa in tutte le province campane, ma alcune aree si distinguono per una produzione specializzata. Tra queste, il Montorese e la Valle Ufita in provincia di Avellino, la Valle Caudina e la Valle Telesina nel Beneventano, l’Agro Aversano e la zona Sessana a Caserta, l’Agro Acerrano-nolano nel Napoletano e la Piana del Sele e l’Agro Nocerino-Sarnese in provincia di Salerno.
Più nel dettaglio, nella fertile Piana del Sele, cresce il carciofo di Paestum IGP. Favorita da un microclima ideale e terreni ricchi di nutrienti, questa varietà, dal sapore delicato e dalla consistenza tenera, è un simbolo dell’agricoltura campana, premiata per qualità e sostenibilità.
Sempre nella Piana del Sele, nascono due prodotti che si distinguono per le loro caratteristiche uniche: il cavolfiore della Piana del Sele IGP, con il suo profilo distintivo, e la rucola della Piana del Sele IGP, dal sapore intenso e autentico. Queste eccellenze orticole rappresentano un valore aggiunto per il territorio, in grado di unire tradizione e qualità in prodotti che conquistano i palati di tutto il mondo.
Coltivato tra Salerno e Napoli, è invece il cipollotto Nocerino DOP. Fiore all’occhiello dell’economia agricola locale, con oltre 1.400 ettari dedicati e una produzione che nel 2023 ha superato le 50mila tonnellate, questa prelibatezza genera un fatturato di oltre 30 milioni di euro. Il suo sapore unico e la precocità della raccolta lo rendono un prodotto richiesto in Italia e all’estero.

L’oro rosso della Regione: i pomodori DOP

Come anticipato, a trainare l’orticoltura campana è il comparto dei pomodori. Emblema della tradizione agricola regionale, questa produzione vanta diverse certificazioni DOP. In particolare, il pomodorino del Vesuvio DOP: appeso in caratteristici grappoli chiamati “piennoli”, rappresenta un simbolo di biodiversità e ricchezza del territorio vesuviano per il sapore intenso e la lunga conservabilità.
Se si parla di pomodoro non si può tralasciare il re della cucina mediterranea: il pomodoro San Marzano DOP, apprezzato per la polpa compatta e il gusto inconfondibile. Anche questo prodotto, coltivato su suoli vulcanici, rappresenta un esempio senza tempo di come tradizione e natura possano creare un patrimonio gastronomico unico.

Insomma, dai frutteti alle colture orticole, ogni prodotto racconta una storia fatta di saperi antichi, microclimi favorevoli e una costante attenzione alla qualità. In un’epoca in cui la sostenibilità e l’origine dei prodotti sono diventati elementi centrali per i consumatori, la Campania si propone come modello di eccellenza agricola, capace di coniugare produzioni di valore con il rispetto per l’ambiente e per la tradizione.

 

A cura di: Federica Del Vecchio
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