Potatura verde: come gestire al meglio la chioma della vite

Una corretta potatura verde è la chiave per regolare l’equilibrio vegeto-produttivo della vite, migliorare la qualità delle uve e prevenire le principali criticità fitosanitarie. Come bisogna intervenire?

da Donato Liberto
potatura verde - Foto_emozionale

La gestione della chioma nella vite rappresenta una fase cruciale della tecnica colturale moderna, finalizzata all’ottimizzazione dei processi fisiologici e produttivi della pianta. In un contesto agronomico sempre più condizionato da variabili climatiche estreme, l’intervento mirato sull’apparato vegetativo assume un ruolo determinante nel garantire sanità, qualità e uniformità del raccolto. Le operazioni di potatura verde, eseguite durante la fase attiva del ciclo vegetativo, consentono di regolare il rapporto tra superficie fogliare e carico produttivo, migliorare l’efficienza fotosintetica e favorire la penetrazione della luce e dei trattamenti fitosanitari. Attraverso interventi specifici – quali spollonatura, scacchiatura, sfemminellatura, cimatura, sfogliatura e diradamento dei grappoli – è possibile orientare la fisiologia della pianta verso obiettivi produttivi precisi, intervenendo in modo mirato sulla struttura e sul microclima della parete vegetativa.

Potatura verde: la spollonatura della vite

La spollonatura consiste nell’eliminazione dei giovani germogli che si sviluppano sul fusto della vite, mentre la scacchiatura consiste nella rimozione dei germogli sterili presenti sui capi fruttiferi. Entrambe le operazioni mirano a evitare un eccessivo infittimento della chioma e a gestire al meglio l’energia metabolica della pianta. Mentre la prima operazione può essere effettuata avvalendosi di mezzi meccanici o chimici, la seconda – al contrario – necessita di una specializzazione nell’esecuzione manuale per una selezione oculata dei germogli.

Scacchiatura: selezione dei germogli fruttiferi

La scacchiatura, infatti, rappresenta la prima reale operazione in verde, con le foglie già emesse e la pianta in piena attività vegetativa. Questa pratica consiste nell’eliminare i germogli in eccesso, consentendo una migliore aerazione della parete vegetativa (grappoli e foglie) e una penetrazione più efficiente della luce e dei prodotti fitosanitari, oltre che favorire lo sviluppo dei germogli uviferi. Questa operazione colturale evita la presenza di un sovrannumero di germogli che la vite emette alla ripresa vegetativa. Infatti, solo una parte di questi è realmente utile per il mantenimento della produzione dell’anno in corso. Al contrario, i germogli in eccesso consumano inutilmente le sostanze di riserva, riducendo lo sviluppo dei germogli uviferi e, in alcuni casi, impediscono il germogliamento regolare. Nella buona pratica viticola, sarebbe sempre opportuna la rimozione in primavera di tutti i germogli non necessari alla specifica forma di allevamento:

  • germogli che si originano dal fusto (polloni);
  • germogli che si originano dalla testa (per esempio, per le forme di allevamento a doppio capovolto o guyot), o dal cordone permanente, che non siano posizionati sullo sperone o sul capo a frutto;
  • germogli doppi sugli speroni, per agevolare la potatura dell’anno successivo, ed eventualmente sulle gemme prossimali del capo a frutto per uniformare il vigore e ridurre gli affastellamenti. 

Questa operazione in verde, seppur semplice, ha comunque importantissime ricadute sulla qualità delle produzioni e sulla sanità delle uve: 

  • non ha conseguenze negative sui livelli produttivi, ma distribuisce la produzione in modo più ordinato lungo il tralcio fruttifero evitando dannosi ammassi di grappoli;
  • distribuisce il vigore sui germogli utili, aiutando ad avere una parete dallo sviluppo regolare, senza inutili affastellamenti e/o vuoti di vegetazione in modo particolare nella parte centrale del capo a frutto;
  • favorisce una maggiore uniformità nello sviluppo e maturazione dei grappoli. 
potatura verde - Testa_scacchiata

Vite in seguito a scacchiatura

Convogliamento dei germogli

Ovviamente anche un corretto e tempestivo convogliamento dei germogli tra i fili di sostegno è un’operazione che ha grande importanza nella gestione della chioma delle viti per evitare ammassi di vegetazione e/o grappoli che potrebbero comportare elevato ombreggiamento, insufficiente aerazione e scarsa efficacia dei trattamenti fitosanitari.

Sfemminellatura: eliminazione dei germogli secondari

La sfemminellatura consiste nell’eliminazione di nuovi germogli originatisi da gemme pronte e, come le precedenti operazioni, va effettuata al più tardi con la legatura dei germogli nel periodo primaverile, almeno per le forme di allevamento che la prevedono, come quelle a spalliera. Tale ulteriore operazione è utile per indirizzare al meglio e correttamente verso l’alto i germogli uviferi, così da agevolare il successivo passaggio delle macchine operatrici nell’interfilare e l’esecuzione efficace dei trattamenti fitosanitari.

Cimatura della vite: regolazione dell’accrescimento

La cimatura è l’operazione che prevede il taglio di un tratto più o meno lungo dell’apice dei germogli, allo scopo di ridurre l’accrescimento dei germogli in lunghezza e rinnovare la parete fogliare già esistente, per favorire la formazione di foglie attive per la fotosintesi che accompagna tutto il periodo di maturazione dei grappoli. Essa favorisce l’afflusso dei nutrienti, a favore degli organi produttivi, migliorando quantità e qualità dei grappoli. Infatti, la fisiologia della vite, nelle fasi fenologiche a partire dall’accrescimento degli acini, è indirizzata principalmente verso una traslocazione dei fotosintetati dalla zona apicale del germoglio verso la sezione fruttifera in senso basitono rispetto al fusto/tronco. Per questo motivo, è molto importante nell’esecuzione della pratica di cimatura, lasciare un numero minimo di foglie, in posizione distale rispetto all’ultimo grappolo del germoglio, per consentire un miglior accumulo di zuccheri e solidi solubili nelle bacche. Solitamente, questo numero si aggira fra le 6 e le 8 foglie sul germoglio cimato. 

Le operazioni di cimatura, se eseguite tempestivamente, evitano che i germogli si prostrino per il peso, provocando la presenza di pericolosi ammassi di vegetazione. Entrambe le operazioni di convogliamento tralci e di cimatura, rientrando nelle pratiche di “sgrossatura” della chioma in generale, sono ormai consolidate nella prassi viticola.

Sfogliatura: aerazione e luce nella fascia fruttifera

Si tratta di un’operazione di sfoltimento delle foglie più basali sui germogli fruttiferi, la cui entità operativa può favorire – in misura più o meno importante – una migliore esposizione dei grappoli al sole. Tale intervento agevola inoltre l’arieggiamento dell’intera chioma, utile per la prevenzione delle patologie tipiche della fase finale di pre-vendemmia, come per esempio attacchi botritici o di marciume acido. 

Si tratta, quindi, di una pratica viticola che consiste nell’eliminazione di foglie e/o femminelle (sfemminellatura) dalla zona fruttifera e che presenta specifici obiettivi, quali: 

  • favorire l’efficacia dei trattamenti fitosanitari eseguiti sulle chiome per nebulizzazione; 
  • ridurre l’ombreggiamento dei grappoli, di modo che la luce stimoli un maggior accumulo dei fotosintetati all’interno dell’acino; 
  • migliorare il microclima attorno all’uva, evitando così pericolose situazioni microambientali che possano innescare problematiche di carattere fitosanitario (oidio, botrite). 
potatura verde - Sfogliatura

Parete in seguito a operazione di sfogliatura

Durante l’esecuzione di questa pratica in verde, occorre tuttavia tenere in debita considerazione gli effetti del cambiamento climatico che si traducono spesso in forti ondate di calore e irraggiamento termico, con notevoli ripercussioni sullo stato di stress ambientale delle piante e del vigneto. 

Infatti, la sfogliatura va condotta in modo tale che non porti a un’eccessiva esposizione dei grappoli con un conseguente forte surriscaldamento che ne comprometta la qualità organolettica, in caso di varietà con determinate caratteristiche aromatiche o semi-aromatiche. Allo stesso tempo, va gestita la tempistica di esecuzione e/o la severità nell’eliminazione del numero e della posizione delle foglie così da scongiurare dannose bruciature, soprattutto nelle fenofasi conclusive, fra invaiatura e maturazione. Per tale ragione l’operazione deve consentire una sufficiente penetrazione nella parete della luce diffusa, ma non dei raggi solari diretti. Per ottenere tale risultato è importante che le foglie rimosse non siano quelle che coprono direttamente i grappoli, ma quelle più interne che limitano la circolazione dell’aria e la diffusione della luce all’interno della fascia fruttifera. Pertanto è molto importante agire in modo tale che la parete vegetativa venga parzialmente svuotata dalle foglie interne, lasciando quanto più inalterato il primo strato esterno, consentendo in questo modo una protezione dell’uva dalla radiazione diretta. Ancora, di notevole importanza è la valutazione dell’intervento solo su una delle due pareti esposte. Questa deve avvenire sulla base della giacitura e dell’orientamento del vigneto, preferendo l’esecuzione sul lato più rivolto a est, meno caldo e in una fase di rialzo termico rispetto alla fascia serale, quindi nelle ore relativamente più fresche della giornata. 

Anche il momento di esecuzione condiziona in modo importante l’effetto. Se l’intervento viene eseguito precocemente, in periodi vicini al pre o post allegagione, si possono ottenere importanti effetti in termini di: 

  • migliore distribuzione dei prodotti fitosanitari e più efficace copertura dei grappoli; 
  • minore sensibilità dei frutti alle alte temperature e alle scottature (più produzione di cere della cuticola). 

Al contrario, se si esegue la sfogliatura tardivamente, quando gli acini sono cresciuti e si avvicinano all’invaiatura, si corre il rischio concreto di esporre la fascia fruttifera a maggiori rischi sanitari. Un’efficace difesa fitosanitaria, in particolare della fascia produttiva, nel periodo solitamente di massima pressione fungina, ovvero a cavallo della fioritura e in accrescimento acini, richiede una vegetazione “aperta” e grappoli raggiungibili anche in situazioni di giacitura collinare. Il ritardo nell’esecuzione dell’intervento determina quindi una crescita continuata in ombreggiamento dei grappoli, con le conseguenze fitosanitarie descritte sopra, e – vista la buccia meno consistente rispetto alla fase verde – gli stessi acini, una volta esposti alla luce nel pieno dell’estate, sono estremamente sensibili alle scottature, con notevoli ripercussioni in fase di vinificazione. 

Sfogliatura meccanica: tecnica e tempistiche ottimali

La meccanizzazione della sfogliatura è un’operazione che può essere eseguita con l’ausilio di svariate tipologie di attrezzature. L’intervento meccanico, sia in aspirazione, sia in pressione, con l’impiego o meno di vapore, non consente comunque di effettuare una scelta oculata delle foglie da eliminare come sopra meglio descritto e sicuramente il risultato non può essere paragonabile all’intervento manuale. Tuttavia, se la pratica viene eseguita in modo “rispettoso”, mediante un’adeguata regolazione dei parametri operativi (velocità d’avanzamento e distanza dell’attrezzo dalla parete), non determina particolari differenze di efficacia rispetto all’operazione manuale. 

Per concludere si ricorda che la sfogliatura eseguita con macchine di tipo pneumatico (ad aria compressa), con il corretto tempismo, consente di abbinare a questa operazione anche la pulizia dei raspi dai residui di fioritura, risultando dunque particolarmente efficace nella riduzione dei marciumi in fase di maturazione.

Diradamento dei grappoli: selezione per qualità

Infine, un’altra tecnica colturale utile nella gestione della chioma può essere il diradamento dei grappoli che consiste nell’eliminazione manuale dei grappoli più lontani del tralcio, pratica utile soprattutto su vitigni a maturazione tardiva e molto produttivi, destinati a produzioni vinicole di particolare pregio.

In conclusione, la gestione della chioma attraverso le operazioni in verde rappresenta un elemento imprescindibile per una viticoltura razionale e di qualità. Interventi puntuali come spollonatura, scacchiatura, sfemminellatura, cimatura, sfogliatura e diradamento dei grappoli contribuiscono a migliorare l’efficienza fisiologica della pianta, ottimizzare la gestione fitosanitaria e influenzare positivamente la qualità delle uve. In un contesto climatico in evoluzione, la capacità di intervenire con tempismo e precisione su questi aspetti si configura sempre più come una competenza chiave per una viticoltura sostenibile e ad alto valore enologico.

 

A cura di: Filippo Taglietti
© fruitjournal.com

 

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