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La maculatura bruna degli agrumi, conosciuta a livello internazionale come Alternaria brown spot (ABS), è molto più di una semplice malattia fungina: rappresenta una vera e propria sfida fitopatologica per il comparto agrumicolo, soprattutto nelle aree mediterranee a vocazione agrumicola. Causata dal fungo necrotrofo Alternaria alternata, questa patologia colpisce con particolare severità mandarini, limoni e diversi ibridi di agrumi, causando danni che si estendono ben oltre la perdita di frutti.
In Italia, questa malattia fungina ha suscitato crescente preoccupazione, soprattutto in regioni simbolo come Sicilia e Calabria. In queste regioni, infatti, si coltivano varietà come il Femminello Siracusano o gli ibridi di mandarino Nova e Fortune altamente suscettibili alla fitopatia.
La pressione della malattia, accentuata dagli effetti del cambiamento climatico e dalle restrizioni normative sull’uso di fitofarmaci tradizionali, ha spinto la comunità scientifica e tecnica ad approfondire gli studi su A. alternata: dalle dinamiche d’infezione alla sua genetica, fino allo sviluppo di approcci di controllo più efficaci e sostenibili.
Prima, però, occorre analizzare l’agente causale dell’infezione.
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Alternaria alternata: chi è il fungo responsabile della maculatura bruna degli agrumi
Alternaria alternata è un fungo ascomicete ubiquitario, appartenente alla classe dei Dothideomycetes, capace di colonizzare una vasta gamma di piante ospiti, tra cui molti agrumi, in particolare mandarini della varietà Fortune, Nova, Murcott, Minneola e altri ibridi sensibili. È considerato un patogeno opportunista, ma straordinariamente efficace, grazie a un arsenale biochimico che lo rende letale anche in assenza di ferite evidenti.
Dal punto di vista morfologico, A. alternata produce conidi multicellulari, pigmentati (melaninici), disposti a catenelle, capaci di germinare in presenza di umidità e temperature comprese tra i 20 e i 30 °C. Ma la vera arma segreta del fungo non è solo la sua capacità di produrre spore in abbondanza, bensì quella di sintetizzare fitotossine specifiche che agiscono come veri e propri “proiettili molecolari”.
Il ceppo patogenico responsabile della maculatura bruna degli agrumi è in grado di produrre tossine ospite-specifiche, tra cui in particolare la ACT-toxina (Alternaria citri-toxin), una sostanza necrotizzante che altera le membrane cellulari, induce stress ossidativo e porta rapidamente alla morte cellulare. Le cellule colpite subiscono collasso vacuolare, disgregazione della parete cellulare e rilascio di elettroliti, creando un ambiente favorevole alla colonizzazione fungina. A queste si aggiungono altre tossine non ospite-specifiche come alternariolo, tenuazina A e altenuene, che agiscono sinergicamente per amplificare l’effetto patogeno e ostacolare la risposta immunitaria della pianta.
L’infezione avviene principalmente attraverso stomi, lenticelle o microlesioni della cuticola. Le spore germinano sulla superficie fogliare e producono un appressorio che penetra nei tessuti, seguito da un’espansione miceliare intercellulare. Nei frutti giovani, particolarmente vulnerabili nelle prime 6-8 settimane dopo l’allegagione, il fungo provoca macchie brunastre infossate, spesso circondate da un alone giallastro (a causa della clorosi indotta).
Le foglie infette sviluppano lesioni necrotiche, portando a defogliazione precoce, mentre i frutti colpiti cadono prematuramente, con gravi danni alla resa commerciale.
Recenti studi molecolari (basati su marcatori SSR e sequenziamento di ITS e geni mitocondriali) hanno evidenziato un’elevata variabilità genetica nei ceppi di A. alternata, anche all’interno dello stesso areale agrumicolo. Questa eterogeneità contribuisce alla sua capacità di adattarsi a diverse condizioni ambientali e resistere ai trattamenti fitosanitari.
Maculatura bruna degli agrumi: sintomi e danni
La comparsa e la diffusione della maculatura bruna degli agrumi non sono casuali: rispondono a precise condizioni microclimatiche, che ne fanno una minaccia particolarmente insidiosa nelle aree agrumicole mediterranee. La malattia trova il suo terreno ideale in ambienti caldi-umidi, con escursioni termiche marcate e presenza di rugiada notturna o piogge leggere, specialmente in primavera e inizio estate. Non a caso, in zone agrumicole italiane come la Piana di Catania o il Metapontino, il fungo ha trovato una nicchia perfetta per svilupparsi con aggressività.
Le infezioni più dannose si verificano nei primi stadi di sviluppo del frutto, quando le strutture difensive non sono ancora completamente formate. Le spore fungine, una volta germinate sulla cuticola, penetrano nei tessuti e danno origine a lesioni necrotiche su foglie, rametti e frutti, che possono evolvere in cascola prematura, perdita di superficie fotosintetica e indebolimento della pianta.
Ma la vera difficoltà nella gestione sta nella natura polifasica della malattia: le infezioni possono rimanere latenti e manifestarsi solo in condizioni favorevoli, rendendo difficile prevedere e intervenire in modo tempestivo. La complessità di queste dinamiche ha spinto i tecnici a sviluppare modelli previsionali più sofisticati e a ridefinire il concetto stesso di “finestra d’intervento”.
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Strategie di gestione di ieri
Per decenni, la lotta all’ABS si è basata su uno schema consolidato: trattamenti calendarizzati con fungicidi di sintesi, soprattutto strobilurine e triazoli, affiancati da sali di rame nelle fasi iniziali del ciclo colturale. Questo approccio ha garantito un buon controllo, soprattutto se abbinato a pratiche agronomiche mirate come la potatura per agevolare l’aerazione della chioma.
Tuttavia, il tempo ha messo in luce le crepe del modello convenzionale. L’uso ripetuto e non sempre razionalizzato di fungicidi ha infatti favorito la selezione di ceppi resistenti, riducendo progressivamente l’efficacia delle molecole attive. Anche il rame – seppur ancora centrale in agricoltura biologica – è oggi considerato un’alternativa secondaria, a causa del suo accumulo nei suoli e degli effetti negativi sulla microflora utile.
Il controllo oggi
Alle vecchie modalità di gestione pian piano si stanno sostituendo le innovazioni più recenti. In tal senso, la ricerca ha compiuto importanti passi, rispondendo con una nuova generazione di strategie più rispettose dell’ambiente e al passo con i principi dell’agricoltura sostenibile. Gli studi più recenti – molti dei quali condotti proprio su varietà italiane di interesse commerciale – stanno dimostrando l’efficacia di prodotti alternativi basati su sostanze naturali, induttori di resistenza e microrganismi utili.
Tra i candidati più promettenti spiccano:
- formulati a base di chitosano, un polisaccaride naturale derivato dalla chitina, capace di stimolare la risposta immunitaria della pianta;
- estratti vegetali di Equisetum arvense, Melaleuca alternifolia e agrumi dolci, dotati di proprietà antimicotiche;
- biofungicidi contenenti ceppi di Bacillus subtilis o Trichoderma spp., in grado di colonizzare la rizosfera e interferire con l’instaurarsi del patogeno.
Inoltre, le nuove tecnologie digitali, come i sistemi di supporto decisionale (DSS) basati su modelli agroclimatici, stanno rivoluzionando il concetto di “difesa intelligente”, permettendo di calibrare i trattamenti in modo più preciso, riducendo sprechi e impatti collaterali.
Varietà resistenti: la chiave genetica per un’agrumicoltura resiliente
A fare la differenza nel contesto della gestione sostenibile della maculatura bruna degli agrumi è tuttavia la resistenza genetica, che si conferma una delle leve più potenti e promettenti a disposizione di agricoltori, breeder e tecnici del comparto. L’introduzione di varietà tolleranti o resistenti, infatti, non solo riduce drasticamente la necessità di interventi chimici, ma consente anche di garantire produzioni più stabili, di qualità superiore e meno esposte ai capricci climatici.
Diversi programmi di miglioramento genetico – tra cui quelli condotti in Spagna, Israele, California e recentemente anche in Italia meridionale – hanno identificato cultivar e ibridi che mostrano una maggiore tolleranza alle infezioni di Alternaria alternata. Tra queste, spiccano:
- Tango e Orri, due mandarini tardivi derivati da Murcott, con ottima qualità organolettica e buona tolleranza al patogeno;
- Clemensoon e Clemensina Fina, ibridi di clementine dotati di una maggiore resistenza naturale, soprattutto in condizioni di stress idrico;
- nuovi ibridi ottenuti da incroci tra C. reticulata e C. ichangensis, meno suscettibili alla necrosi fogliare e alla cascola.
Anche in Italia, enti di ricerca come il CREA (Centro di Ricerca per l’Agrumicoltura e le Colture Mediterranee) e università come quelle di Catania e Reggio Calabria stanno lavorando su linee agronomicamente interessanti e compatibili con le esigenze della filiera: qualità organolettica, conservabilità, calibro, e ovviamente resistenza a malattie come maculatura e mal secco.
Accanto a questo, si conferma di primaria importanza anche l’utilizzo di portinnesti tolleranti come Carrizo citrange o F06 che possono modulare la suscettibilità della pianta, migliorando la tolleranza sistemica e contenendo gli effetti dell’infezione.
Queste scelte genetiche, combinate a pratiche colturali attente e a un monitoraggio fitosanitario costante, sembrano dunque delineare una nuova via per il contrasto a questa fitopatia. Il tutto a ulteriore tutela delle colture e – più in generale – del comparto agrumicolo italiano.
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Ilaria De Marinis
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