Portinnesti di pomodoro resistenti al ToBRFV: quali sono?

Negli ultimi anni, la coltivazione del pomodoro è stata messa a dura prova dalla diffusione del ToBRFV. Tra le soluzioni genetiche, quali portinnesti sono stati messi sul mercato dalle principali ditte sementiere?

da Donato Liberto

Negli ultimi anni, la coltivazione del pomodoro è stata messa a dura prova dalla diffusione del Tomato Brown Rugose Fruit Virus (ToBRFV), un virus capace di causare gravi danni ai frutti e perdite produttive fino al 70%. A differenza di altri patogeni, i virus non possono essere curati una volta insediati nella pianta. Per questo motivo, il miglioramento genetico, attraverso la selezione di genotipi resistenti o tolleranti, rappresenta l’unica arma efficace per fronteggiarli. 

Il lavoro di ricerca non si limita alla selezione di varietà da innesto: anche i portinnesti possono giocare un ruolo fondamentale nella strategia di difesa delle colture. Se è vero che la resistenza si manifesta principalmente nella parte epigea (cioè la varietà innestata), è altrettanto vero che un portinnesto capace di ostacolare l’ingresso e la sistematicità del virus può offrire una protezione aggiuntiva. 

Su questo punto, però, le aziende si dividono tra chi considera il portinnesto un elemento chiave anche nella difesa dal ToBRFV, e chi ne sottolinea soprattutto la funzione agronomica, lasciando al nesto la responsabilità della resistenza.

In ogni caso, il mercato è oggi in forte fermento, con nuove soluzioni genetiche che vanno ben oltre il semplice vigore o la tolleranza ai patogeni tellurici, come i nematodi galligeni. Quali sono, dunque, i principali portinnesti resistenti al virus oggi disponibili? E quali strategie stanno adottando le aziende sementiere per affrontare la sfida del ToBRFV?

Portinnesti di pomodoro resistenti al ToBRFV: le proposte sul mercato

Dreampower F1

Portinnesto di nuova generazione proposto da BASF | Nunhems, Dreampower F1 offre un ampio spettro di resistenze, inclusa la resistenza intermedia al ToBRFV. Con vigoria medio-alta e un ottimo equilibrio vegetativo-generativo, è indicato per cicli intermedi e lunghi, contribuendo a mantenere qualità e produttività anche in condizioni difficili.
Ideale per chi cerca una soluzione completa, capace di sostenere le performance della varietà innestata anche in caso di stress termici o idrici.

Armour, Honor e Kronosor

La proposta di Syngenta per il mercato dei portinnesti di pomodoro si concentra su tre ibridi altamente performanti: Armour, Honor e Kronosor. Tutti e tre presentano resistenza intermedia (IR) al ToBRFV e sono stati sviluppati per garantire vigore, adattabilità e supporto agronomico in un contesto produttivo sempre più esigente.

Questa gamma consente al coltivatore di scegliere in base al ciclo colturale, al livello di stress ambientale e alla gestione della vigoria, mantenendo al tempo stesso una protezione genetica contro le principali avversità del suolo e, in parte, anche contro il temuto virus del ToBRFV.

  • Armour: portinnesto vigoroso e ben equilibrato, adatto a un’ampia varietà di condizioni di coltivazione. Offre ottima compatibilità d’innesto, buona tolleranza agli stress e stabilità produttiva. Adatto per cicli primaverili, autunnali e lunghi
  • Honor: ideale per varietà con minori esigenze vegetative, Honor consente una gestione più facile della pianta e assicura una pezzatura regolare del frutto. È un portinnesto versatile, adatto a coltivazioni intensive e ad ambienti controllati. Offre stabilità produttiva e qualità uniforme.
  • Kronosor: portinnesto a vigore elevato, pensato per situazioni colturali più estreme. Kronosor si distingue per la resistenza agli stress abiotici, come salinità, alte o basse temperature, e per la capacità di sostenere produzioni elevate anche in condizioni difficili.

portinnesti di pomodoro

Interceptor

Proposto da TSI Italia, Interceptor è il primo portinnesto dichiaratamente resistente al ToBRFV (IR). Ibrido interspecifico ad alta vigoria, presenta una radice espansa, ottimo bilanciamento e una forte capacità di recupero post-stress.
Resiste anche a numerosi parassiti tellurici come Fusarium oxysporum e Pyrenochaeta lycopersici. Perfetto per coltivazioni in cicli lunghi, garantisce uniformità, alta germinabilità e una produttività continuativa.

HREZ

Il portinnesto HREZ, sviluppato da Enza Zaden, introduce un concetto innovativo: la protezione parte dalle radici, impedendo al ToBRFV di entrare nella pianta e diffondersi.
Usato anche con varietà non HREZ, contribuisce comunque a ridurre la pressione virale nel terreno. Tuttavia, la strategia ottimale rimane quella di abbinare varietà e portinnesto entrambi HREZ, per una difesa completa e sinergica.

Resistenza al ToBRFV: il portinnesto serve davvero?

Non tutte le aziende sementiere condividono la stessa visione sul ruolo del portinnesto nella gestione del ToBRFV. Alcune ditte sementiere, infatti, supportate da studi sperimentali, ritengono che la resistenza genetica al virus debba essere cercata nella varietà innestata (nesto), mentre il portinnesto svolgerebbe un ruolo secondario e più agronomico.

Secondo le sperimentazioni condotte da Bayer, la presenza di una resistenza al ToBRFV nel portinnesto non ha influenzato in modo significativo l’espressione dei sintomi, né sulle foglie né sui frutti. Secondo una dichiarazione del team Bayer, il portinnesto non sembrerebbe apportare un valore aggiunto alla coltura nei confronti del ToBRFV.

Una visione simile è condivisa dalla società di breeding orticolo Rijk Zwaan, i cui test sul portinnesto Suzuka RZ, pur non resistente al ToBRFV, hanno mostrato ottime performance agronomiche in combinazione con varietà resistenti e anche suscettibili. In questo caso, la forza del portinnesto si esprime nel sostenere la pianta dal punto di vista fisiologico, ma non nella protezione attiva e diretta contro il virus.

Conclusioni

La sfida posta dal ToBRFV ha aperto un nuovo capitolo nella genetica del pomodoro. Le aziende sementiere si stanno muovendo su percorsi differenti: c’è chi investe nella resistenza anche nei portinnesti, e chi concentra gli sforzi sulle varietà da innesto.

Ciò che emerge chiaramente è che la strategia vincente sarà probabilmente quella integrata, unendo genetica, tecnica colturale e buone pratiche agronomiche.
Il portinnesto, in questo scenario, rappresenta non solo un mezzo per sostenere la pianta, ma anche un potenziale alleato nella difesa da una delle più gravi minacce fitosanitarie degli ultimi anni.

 

Donato Liberto
©fruitjournal.com

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