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Era il 30 gennaio 2024 quando davamo notizia dell’arrivo della protesta dei trattori anche nelle piazze italiane. Dopo Bruxelles, in tanti anche nel nostro Paese avevano marciato contro le politiche dell’Europa chiedendo interventi per rendere maggiormente “green” e sostenibile l’intera produzione agricola. Oggi, a un anno esatto dalle manifestazioni del 2024, la situazione a detta degli operatori non è migliorata e, anzi, secondo molti, la burocrazia ha persino aggravato le difficoltà.
E così da Pesaro a Roma, da Milano ad Alessandria, la mobilitazione si allarga in tutta Italia: gli agricoltori e gli allevatori italiani sono tornati in strada con i loro trattori per protestare contro la crisi del settore primario e per chiedere misure urgenti al Governo.
“Ritorniamo a protestare con un obiettivo principale: la richiesta di crisi socio-economica per il mondo agricolo” – le parole di Gabriele Ponzano, presidente nazionale degli Agricoltori autonomi italiani. La denuncia prosegue: “All’agricoltore rimane solo il 7% del valore pagato dal consumatore”. Secondo gli agricoltori, il settore è vittima di speculazioni e pratiche sleali che riducono i loro margini di guadagno. “Torniamo in strada per difenderci dall’aggressione della speculazione, per la dignità nostra e dei cittadini, e perché un Paese senza agricoltori, allevatori e pescatori è senza futuro”, afferma in una nota il Coordinamento agricoltori e pescatori italiani (Coapi), sottolineando la necessità di garantire la tracciabilità dei prodotti italiani e impedire la delocalizzazione della produzione. E ancora, nella locandina di presentazione della protesta di Riscatto Agricolo, si legge: “Chiamiamo i cittadini a difendere la sovranità alimentare e chiediamo che le istituzioni affrontino la crisi delle aziende produttive agricole e della pesca”.
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Protesta dei trattori: mobilitazioni in tutta Italia
Le manifestazioni si stanno diffondendo in diverse regioni. Oggi, una cinquantina di trattori ha sfilato a Pesaro, mentre nei giorni scorsi sono stati organizzati blocchi e cortei in altre città. A Milano, martedì 29 gennaio, diverse decine di trattori hanno raggiunto il Pirellone, sede del Consiglio regionale lombardo, per incontrare alcuni rappresentanti politici. Anche Alessandria ha visto una massiccia partecipazione: sessanta trattori hanno rallentato il traffico sulla tangenziale e bloccato il casello di Alessandria Ovest. Sempre in Piemonte, le proteste hanno toccato anche Biella e Peveragno, nel cuneese, dove i manifestanti hanno ottenuto un incontro con il presidente della Regione, Alberto Cirio. In Toscana, cento trattori hanno sfilato tra Chiusi e il casello Valdichiana dell’A1, con un ulteriore corteo previsto per oggi ad Arezzo. “Stato di crisi, ora!” anche lo slogan di protesta portato avanti da settanta mezzi nel corteo organizzato a Viareggio.

I trattori tornano a marciare. Fonte: Ansa
Cosa chiedono gli agricoltori
Le proteste nascono dalla convinzione che le risposte del Governo siano state insufficienti. “L’anno scorso furono presentati dieci punti al ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, ma nessuna richiesta è stata esaudita” – ha denunciato Salvatore Fais, esponente degli Agricoltori italiani nel corso della conferenza stampa organizzata a Roma.
Alla base delle proteste c’è un elenco di richieste che gli agricoltori ritengono imprescindibili per la sopravvivenza del settore. La più urgente – rivolta a Governo e Regioni – è la dichiarazione dello stato di crisi socio-economica dell’agricoltura, un provvedimento che permetterebbe di attuare misure straordinarie a sostegno delle aziende. I manifestanti chiedono inoltre una moratoria sui debiti che gravano sulle imprese agricole, ritenendo che senza un intervento mirato molte realtà rischino di chiudere. Un altro punto critico riguarda il prezzo dei prodotti: gli agricoltori rivendicano un equo compenso alla fonte, denunciando le speculazioni che riducono drasticamente i loro guadagni. A questo si aggiunge la richiesta di una riduzione dei costi di produzione, resa ancora più urgente dall’aumento dei prezzi delle materie prime. Non meno importante è il tema delle importazioni: il settore agricolo italiano soffre la concorrenza di prodotti provenienti da Paesi extra-UE a prezzi stracciati. Per questo, i manifestanti chiedono l’applicazione di clausole di salvaguardia che limitino l’ingresso di merci ottenute con standard produttivi e qualitativi inferiori. In ultimo, l’attenzione è richiamata sulla questione ambientale con i danni provocati da siccità, nuovi parassiti ed eventi climatici estremi che quotidianamente minacciano l’agricoltura e per affrontare i quali si richiedono misure straordinarie in grado di tutelare le colture e gli allevamenti.
Verso una grande manifestazione a Roma
Il movimento non intende fermarsi. “Chiediamo lo stato di crisi socio-economica per il mondo agricolo” – il grido attorno al quale si aggregano i trattori in marcia. Le proteste continueranno nei prossimi giorni con presidi e cortei previsti a Orvieto, Orbetello, Pesaro e Alessandria. Domenica 2 febbraio, oltre ai trattori, anche le barche dei pescatori si uniranno alla protesta nel porto di Cesenatico. In Emilia Romagna, la mobilitazione è annunciata fino a domenica.
Il Coordinamento agricoltori e pescatori italiani ha già annunciato una grande manifestazione a Roma, prevista per il 5 marzo in piazza del Campidoglio. “Vogliamo far conoscere le nostre ragioni e spiegare a tutti perché devono schierarsi accanto a noi“, sostiene il Coapi, secondo il quale, quest’anno – a differenza del 2024 – la protesta farebbe riecheggiare una voce unitaria, che punta a coinvolgere Comuni e Regioni.
Intanto la protesta si intensifica, con il settore primario che attende risposte concrete da parte del Governo. Gli agricoltori e gli allevatori non hanno dubbi: senza un intervento deciso, il futuro dell’agricoltura italiana è a rischio.
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Ilaria De Marinis
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