Innesto: consigli e strategie per un risultato perfetto

Come fare un innesto? Per favorire una saldatura efficace tra i due bionti è essenziale conoscere alcune variabili, tra cui tempistica, capacità dell'operatore e fattori genetici delle piante coinvolte

da Redazione FruitJournal.com
innesto

Risalente a millenni fa, l’innesto è una pratica colturale che ha permesso, sin dai tempi più remoti di far fronte a numerose sfide biotiche e abiotiche del mondo vegetale. Ancora oggi, questa tecnica colturale rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la qualità e la resilienza delle colture arboree, inoltre, negli ultimi decenni ha trovato nuova applicazione anche nelle colture ortive, con risultati significativi per le specie appartenenti alle famiglia delle Solanaceae e Cucurbitaceae.

Questa pratica si basa sulla combinazione di due entità vegetali distinte – il portinnesto, che fornisce l’apparato radicale, e la marza o nesto, che rappresenta la parte aerea – per creare una nuova pianta in cui i genomi interagiscono mantenendo, tuttavia, le caratteristiche individuali di ciascun componente.  L’innesto permette di ottenere molteplici vantaggi: maggiore tolleranza alle malattie, migliore produttività, controllo dello sviluppo delle piante e una maggiore adattabilità delle piante a condizioni ambientali variabili. Affinché tali benefici possano esprimersi appieno, però, è indispensabile rispettare specifici fattori e condizioni che favoriscano l’attecchimento e assicurino una saldatura efficace tra i due bionti, garantendo così la piena funzionalità dell’innesto.

Quando effettuare l’innesto?

La scelta del periodo in cui effettuare l’innesto è un elemento determinante per garantirne il successo. Tuttavia, non è possibile definire un intervallo di tempo unico e ristretto valido per tutte le situazioni. Questo perché le tipologie di innesto sono molteplici, così come lo sono le specie vegetali su cui si può intervenire, ciascuna con caratteristiche fisiologiche specifiche. 

In linea generale, però, si possono individuare due momenti ideali per eseguire l’innesto: la fine dell’inverno e la fine dell’estate. Questi periodi si distinguono per condizioni climatiche favorevoli, con temperature moderate, né troppo basse né eccessivamente alte, e per una fase di attività vegetativa meno intensa da parte delle piante, che facilita il processo di guarigione dei tessuti cambiali e il consolidamento del legame tra nesto e portinnesto.
Gli innesti eseguiti tra gennaio e giugno sono detti vegetanti, poiché le gemme del nesto germogliano poco dopo l’intervento, favorendo uno sviluppo immediato. Al contrario, quelli effettuati tra luglio e settembre vengono definiti dormienti: in questo caso, le gemme rimangono quiescenti fino alla primavera successiva, quando, dopo il riposo invernale, riprendono il loro naturale processo di crescita.

innesto a spacco

Innesto a spacco diametrale su pianta da frutto

Parametri indispensabili per un innesto di successo

A fronte di innumerevoli benefici e vantaggi, l’innesto rappresenta un intervento delicato per le piante coinvolte. Per questo motivo è fondamentale comprendere i processi fisiologici che si innescano e conoscere a fondo le caratteristiche della specie colturale con cui si opera. Esistono diversi metodi di innesto, distinti per tecniche operative ed epoche di esecuzione (più idonee a determinati genotipi rispetto ad altri), ma tutti condividono lo stesso principio di funzionamento. L’innesto è – soprattutto nella fase iniziale – un’operazione traumatica per entrambi i bionti, poiché richiede di esporre, mediante tagli precisi – variabili a seconda del metodo adottato – i tessuti cambiali delle piante coinvolte. Questi tessuti, responsabili della crescita secondaria e della cicatrizzazione, reagiscono immediatamente al trauma con la produzione di nuove cellule parenchimatiche. Tali cellule, originate dalle zone cambia­li sia del nesto che del portinnesto, si accumulano nello spazio tra i due bionti nell’arco di pochi giorni, formando una massa detta “callo“. Questa struttura ha il compito di colmare il vuoto e stabilire un contatto fisico tra le due entità vegetali, permettendo la comunicazione diretta tra i loro tessuti.

La velocità con cui avviene questo processo dipende dalla temperatura, che deve essere compresa in un range di 12-28 °C, e dall’umidità, indispensabile per prevenire il disseccamento delle superfici cambiali esposte. Tuttavia, il successo di questo processo, noto come attecchimento non è garantito esclusivamente dai fattori ambientali, ma dipende anche dalla combinazione di altri fattori, alcuni intrinseci, altri dipendenti dalle capacità tecniche dell’operatore.

  • Affinità: si riferisce alla compatibilità genetica tra nesto e portinnesto e rappresenta un requisito fondamentale per l’attecchimento. Il grado di parentela è abbastanza importante nel garantire l’affinità, nei casi di autoinnesto, infatti, è sempre massima. Quando si opera tra specie diverse dello stesso genere, i risultati possono variare: alcune specie sono altamente compatibili, mentre altre possono presentare difficoltà di attecchimento. In casi eccezionali, l’innesto può avvenire anche tra specie appartenenti a generi o famiglie diverse. In alcune circostanze, per superare fenomeni di disaffinità, si effettua un sovrainnesto o innesto intermedio, con l’aggiunta di un terzo individuo che fa da intermediario tra i due disaffini.
  • Polarità: indica il mantenimento dell’orientamento naturale del germoglio. Durante la formazione del meristema gemmario, i tessuti acquisiscono un orientamento irreversibile che determina la crescita verso l’alto. Se questa direzione non viene rispettata nell’operazione di innesto, la pianta tenterà di correggersi, causando deformazioni dei tessuti e rallentamenti nello sviluppo. Sebbene una scorretta polarità non comprometta totalmente l’attecchimento, essa può influire negativamente sulla vigoria e sulla produttività della pianta.
  • Allineamento dei tessuti cambia­li: la corrispondenza tra i tessuti cambiali dei bionti  è cruciale per garantire la comunicazione tra i tessuti. L’allineamento permette ai tessuti cambia­li di entrare in contatto diretto, favorendo la formazione del callo e la connessione vascolare. Una mancata corrispondenza può creare spazi vuoti o interruzioni che compromettono la crescita e la stabilità della pianta innestata.
  • Compressione dei tessuti: stabilito l’allineamento, bisogna garantire che i tessuti restino fortemente appressati per mantenerli in stretto contatto e prevenire la formazione di sacche d’aria.
  • Tipologia di innesto: il metodo scelto per l’innesto influisce sulle difficoltà tecniche e sulla precisione richiesta, oltre che la maggiore efficacia di specifici genotipi. Gli innesti sottocorticali, ad esempio, richiedono una particolare attenzione nell’allineamento e nella legatura dei tessuti, mentre gli innesti intraxilematici possono risultare più semplici grazie alla robustezza delle strutture coinvolte.
legatura innesto

Legatura di un innesto a spacco

Cure successive all’innesto

L’importanza delle cure successive all’innesto non può essere sottovalutata, poiché esse giocano un ruolo cruciale nel garantire il successo e la piena funzionalità della pianta innestata. Una delle prime operazioni da effettuare alla ripresa della crescita del nesto è il taglio delle legature. Questo intervento va eseguito con grande attenzione per evitare di danneggiare il punto di saldatura, compromettendo così la stabilità e la crescita della pianta. Un’altra pratica fondamentale è la spollonatura del portinnesto, necessaria per eliminare i germogli che si sviluppano dalla base del portinnesto. Questi germogli, se non rimossi, possono rallentare o addirittura superare in vigoria la crescita del nesto, sottraendo risorse preziose e ostacolando il corretto sviluppo della parte innestata.

Concludendo, dopo aver esaminato i vari aspetti e le tecniche legate all’innesto, è chiaro quanto questa pratica sia cruciale per il miglioramento produttivo delle colture. Oggi, l’innesto è ampiamente diffuso, in particolare per conferire robustezza a nuove varietà vegetali selezionate o per regolarne la vigoria. Sebbene queste varietà eccellano in termini di resa e qualità produttiva, spesso presentano una limitata tolleranza agli stress biotici e abiotici o caratteristiche fisiologiche che necessitano di essere mitigate con portinnesti appropriati, la cui scelta non deve essere lasciata al caso. Per questo motivo, l’innesto è spesso una pratica comune nei vivai, prima della commercializzazione delle piantine, garantendo piante più tolleranti e pronte a soddisfare le crescenti esigenze dell’agricoltura moderna.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

 

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