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Simbolo di eccellenza agricola in molte parti del mondo, il kiwi deve il suo successo a una combinazione di fattori, tra cui spicca la scelta del portinnesto, elemento cruciale per garantire salute, produttività e longevità delle piante. L’utilizzo dei portinnesti del kiwi si è rivelato fondamentale per affrontare sfide come la gestione di suoli, condizioni climatiche difficili e la crescente pressione di avversità come il PSA e la moria del kiwi, problematiche che minacciano la sopravvivenza di questa coltura.
Appare dunque chiaro che, in un simile contesto, la scelta del portinnesto giusto costituisca una priorità assoluta. Su questo fronte tanto è già stato fatto. Negli anni infatti sono stati sviluppati diversi portinnesti del kiwi, ciascuno capace di offrire vantaggi diversi alla pianta.
Portinnesti del kiwi: quali sono
Tra i portinnesti più comuni per la coltivazione del kiwi troviamo Sav1, noto anche come Bounty 71, portinnesto moltiplicato e distribuito dal 2017 dal gruppo Ceradini di Verona. Questa selezione, originariamente introdotta in Nuova Zelanda da Plant & Food senza brevetto, è stata dichiarata resistente alla PSA (Pseudomonas syringae pv. actinidiae) e all’asfissia radicale. Probabilmente derivato da Actinidia polygama, una specie risultata immune alla PSA secondo test condotti sia in Nuova Zelanda che in Italia, Sav1 è consigliato per varietà di A. deliciosa e A. chinensis. Tuttavia, nonostante gli iniziali riscontri positivi, l’interesse per Sav1 in Nuova Zelanda sembra essere diminuito. La tolleranza alla PSA si è rivelata meno efficace nel tempo e l’efficienza produttiva è stata messa in discussione: a partire dal terzo anno, infatti, il portinnesto tende a indurre una pezzatura dei frutti inferiore sia nelle varietà Hayward, che SunGold.
Si guarda con curiosità, invece, a Green Angel, una nuova selezione di actinidia sviluppata come portinnesto del kiwi giallo. Derivata da una mutazione genetica naturale e spontanea della varietà Hayward, Green Angel potrebbe rappresentare una valida alternativa per contrastare la batteriosi. Per verificare la tolleranza alla PSA, sono state analizzate campionature di foglie raccolte in diversi areali da due laboratori nazionali. In entrambi i casi, gli esami hanno dato esito negativo, alimentando le speranze per questa soluzione.
Altro portinnesto è lo Z1®, un ibrido di Actinidia sviluppato da Giuseppe Zuccherelli che si distingue per la sua buona resistenza al freddo, alla clorosi ferrica, ai terreni poco permeabili e alle carenze idriche, inducendo una vigoria medio-elevata nelle piante innestate. Lo Z1® si presenta come una soluzione ideale per affrontare condizioni pedologiche sfavorevoli, come terreni argillosi, asfittici e moderatamente calcarei. È compatibile con diverse specie di kiwi, tra cui Actinidia deliciosa, Actinidia chinensis e Actinidia arguta, e pare possa rappresentare un buon alleato per contrastare la moria del kiwi. Sebbene ancora in fase di sperimentazione avanzata in diversi areali produttivi, questo portainnesto del kiwi sembra particolarmente adatto alle zone del centro e nord Italia. Inoltre, i test condotti dal costitutore indicano una buona tolleranza anche alla PSA, rafforzandone il potenziale come portainnesto di riferimento per gli ambienti più complessi.
All’interno di questo contesto la ricerca continua a dare il suo contributo per trovare soluzioni efficaci. È il caso del nuovo portinnesto Ro.Ki.1
Già noto come Viola™, il portinnesto Ro.Ki.1 è il risultato di un lavoro sinergico la cui licenza è stata affidata a tre vivaisti italiani: Corrado Arigliani (Vivai Magalotti Quarto di Cesenatico), Andrea Righi (Vivai Righi di Verona) e Davide Simeoni (Simeoni Kiwiplants di Pordenone), sotto la guida del breeder Ferdinando Cossio.
Testato in diverse prove comparative, il portinnesto ha dimostrato un’elevata resistenza alla moria e registrato ottime prestazioni in campo, sia innestato su A. deliciosa che su A. chinensis, mostrando una crescita vegetativa vigorosa, un’eccellente produttività e una straordinaria tolleranza alla moria.
Per avere una validazione completa delle sue performance sarà necessario attendere ancora alcuni anni. Nel frattempo, Ro.Ki.1 è stato inserito in campi sperimentali gestiti da enti di ricerca pubblici in Veneto e Piemonte per ulteriori analisi sul lungo termine. I dati preliminari e i risultati finora raccolti lasciano tuttavia intravedere un futuro promettente per questo innovativo portinnesto del kiwi, che potrebbe rappresentare una svolta significativa per la coltivazione del kiwi.

Impianto di Green Angel Fonte: vivai Miretti
Ma come scegliere il portinnesto giusto?
Per valutare la scelta del giusto portinnesto, diversi sono i fattori che entrano in gioco. Primo fra tutti il suolo, le cui caratteristiche – come struttura, fertilità, profondità, capacità di drenaggio, e presenza di nematodi o altri patogeni – svolgono un ruolo cruciale. L’actinidia dà il meglio di sé in terreni sub-acidi (pH 5-6,5), ricchi di sostanza organica (oltre il 4%), ben strutturati e situati in aree con temperature massime inferiori ai 30 °C durante il ciclo vegeto-produttivo.
Determinante è quindi effettuare un’analisi del terreno per definire i parametri chiave come il pH, la capacità di drenaggio e il contenuto di sostanza organica. Ad esempio, in suoli argillosi e poco drenanti, è preferibile optare per portinnesti con una spiccata tolleranza all’asfissia radicale.
Un altro fattore determinante è la compatibilità tra il portinnesto e la varietà di kiwi innestata, per garantire un buon attecchimento e una crescita equilibrata. Inoltre, la resistenza a patogeni del suolo diventa fondamentale in aree ad alta incidenza di malattie come il cancro batterico o la moria del kiwi.
Accanto a questo ,occorre considerare anche aspetti come la vigoria, l’epoca di maturazione della cultivar, la distanza di impianto e la fertilità delle gemme. In ambienti senza rischio di gelate primaverili, ad esempio, si possono scegliere combinazioni portinnesto/cultivar che favoriscano una maturazione precoce. Tuttavia, tale strategia non è consigliabile in aree soggette a sbalzi termici primaverili, specialmente per le cultivar a polpa gialla con basso fabbisogno di freddo e fioritura precoce, che risultano più vulnerabili.
In linea generale, la decisione deve tener conto degli obiettivi produttivi, come la vigoria desiderata, la densità dell’impianto e la qualità del frutto. In prospettiva, sarà poi importante disporre di portinnesti capaci di tollerare condizioni climatiche estreme, migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e adattarsi a nuovi contesti ambientali. Fondamentale sarà però la ricerca che, lavorando alla selezione di nuovi portinnesti, potrà offrire ai produttori soluzioni sempre più sostenibili ed efficaci.
Federica Del Vecchio
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