Nettarine, il chitosano rallenta l’imbrunimento 

È quanto dimostrato da uno studio cinese, secondo cui l’applicazione del biopolimero sulle piante prima della raccolta può preservare consistenza e qualità dei frutti

da Federica Del Vecchio

Prolungare la vita commerciale delle nettarine senza comprometterne la qualità rappresenta una delle principali sfide del post-raccolta. La nettarina (Prunus persica L.) è infatti un frutto climaterico, che mantiene un’intensa attività metabolica anche dopo il distacco dalla pianta. La buccia sottile e l’elevato contenuto di acqua nei tessuti ne favoriscono la rapida maturazione e il rammollimento, soprattutto a temperatura ambiente, determinando una progressiva perdita di consistenza, freschezza e valore commerciale. La conservazione tra 0 e 4 °C consente di rallentare questi processi, ma può favorire la comparsa di danni da freddo. Tra i più penalizzanti figura l’imbrunimento della polpa, un’alterazione che modifica il colore e la consistenza del frutto, ne riduce il contenuto di nutrienti e ne limita ulteriormente la conservabilità.

Una possibile risposta arriva da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori cinesi e pubblicato su Scientia Horticulturae. Il lavoro ha valutato gli effetti del chitosano applicato sulle piante prima della raccolta e della successiva conservazione dei frutti a circa 0 °C. Rispetto alle ricerche precedenti, concentrate prevalentemente su singole vie metaboliche, lo studio ha adottato un approccio più ampio, analizzando sia la qualità delle nettarine sia i principali processi fisiologici coinvolti nel deterioramento. L’obiettivo? Comprendere se il trattamento potesse rallentare la senescenza e prolungare la conservabilità dei frutti.

Chitosano applicato prima della raccolta

Per verificare questa ipotesi, i ricercatori hanno concentrato l’attenzione sul chitosano, un biopolimero naturale derivato dalla trasformazione della chitina, già studiato in diversi ambiti per la sua biodegradabilità e per le proprietà filmogene e biologiche. L’elemento distintivo della prova riguarda però il momento dell’applicazione. Il trattamento non è stato effettuato sui frutti dopo la raccolta, ma direttamente sulle piante, mentre le nettarine erano ancora in fase di sviluppo. La sperimentazione è stata condotta sulla cultivar Zhongyou No.4, selezionando sei alberi sani e caratterizzati da una crescita omogenea. Tre sono stati trattati con una soluzione di chitosano, mentre gli altri tre, senza trattamento, hanno costituito il gruppo di controllo.

Le applicazioni sono state quattro, eseguite a intervalli di sette giorni. Raggiunta la maturazione, i frutti sono stati raccolti e selezionati in base all’uniformità di dimensioni, forma e grado di maturazione. Le nettarine sono state quindi conservate al buio, a una temperatura prossima a 0 °C e con un’umidità relativa compresa tra l’85 e il 90%, così da valutarne nel tempo l’evoluzione qualitativa e fisiologica.

Imbrunimento ritardato di una settimana

La differenza tra i due gruppi ha iniziato a emergere già nelle prime settimane di conservazione. Nelle nettarine non trattate, i primi segni di imbrunimento della polpa sono comparsi durante la seconda settimana e sono diventati progressivamente più evidenti fino alla quinta. Nei frutti trattati con chitosano, invece, l’imbrunimento non è stato osservato prima della terza settimana. Anche successivamente, l’indice utilizzato dai ricercatori per misurare l’estensione del danno è rimasto costantemente inferiore rispetto al controllo. Il trattamento non ha quindi impedito completamente l’alterazione, ma ne ha ritardato la comparsa e limitato l’intensità durante l’intero periodo di conservazione.

Anche gli altri parametri hanno evidenziato un rallentamento della senescenza. Le nettarine trattate hanno perso meno acqua e peso e hanno mantenuto più a lungo una consistenza adeguata. Più contenuta è risultata anche la diminuzione di vitamina C, zuccheri solubili e acidi organici, componenti che contribuiscono al valore nutrizionale e all’equilibrio gustativo del frutto. 

nettarine

Effetto del trattamento con chitosano pre-raccolta sull’imbrunimento della polpa delle nettarine durante la conservazione a freddo. (A) Aspetto interno delle nettarine. (B) Indice di imbrunimento della polpa. Il risultato è espresso come media ± errore standard (n = 3), ns indica che le differenze non erano significative e gli asterischi indicano differenze significative tra il gruppo di controllo e il gruppo trattato con chitosano pre-raccolta (* p < 0,05).

Una prospettiva interessante, da verificare in campo

Nel complesso, lo studio indica che quattro applicazioni pre-raccolta di chitosano possono contribuire a rallentare il deterioramento delle nettarine intervenendo su più processi. Il trattamento ha infatti limitato la perdita d’acqua, preservato più a lungo consistenza e qualità, sostenuto il metabolismo energetico e protetto l’integrità delle strutture cellulari. La possibilità di agire quando i frutti sono ancora sulla pianta rappresenta un aspetto di particolare interesse, perché potrebbe consentire di ridurre le perdite post-raccolta senza introdurre ulteriori trattamenti lungo la linea di lavorazione. I risultati devono però essere letti con cautela. La sperimentazione ha riguardato una sola cultivar e un numero limitato di alberi, per cui saranno necessarie nuove prove su altre varietà, in differenti condizioni pedoclimatiche e lungo reali catene di conservazione e commercializzazione.

La ricerca fornisce comunque un’indicazione significativa. La gestione del post-raccolta può iniziare già in frutteto, rafforzando prima della raccolta i meccanismi energetici, strutturali e antiossidanti dei frutti. Un approccio che, se confermato su scala più ampia, potrebbe contribuire a limitare i danni da freddo e a prolungare la vita commerciale delle nettarine.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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