Portinnesto resistente all’HLB, ora è realtà

Si chiama CarriCea T1, deriva dal citrange Carrizo ed è stato sviluppato con CRISPR per sostenere la crescita degli agrumi anche in presenza del batterio associato al greening

da Ilaria De Marinis
Portinnesto agrumi HLB (1)

Un portinnesto resistente all’Huanglongbing? Oggi c’è. Si chiama CarriCea T1 ed è il primo materiale di questo tipo a entrare nella disponibilità commerciale degli agrumicoltori, aprendo una prospettiva nuova nella gestione del greening. Finora la lotta alla malattia si è concentrata soprattutto sul controllo della psilla asiatica, vettore del batterio associato all’HLB, e sul tentativo di mantenere produttive piante già infette. Con CarriCea T1, invece, la risposta può cominciare prima: dalla scelta del portinnesto e, quindi, dalla progettazione stessa del nuovo agrumeto.

A svilupparlo – come già raccontato in un precedente articolo – è stata Soilcea, azienda biotecnologica con sede in Florida, che ha avviato le consegne dopo aver completato l’iter autorizzativo negli Stati Uniti. Circa 300 mila piante sono già in produzione e, secondo quanto annunciato dall’azienda, i quantitativi destinati ai coltivatori aumenteranno progressivamente nei prossimi mesi.

Dal Carrizo una nuova risposta all’HLB

CarriCea T1 deriva dal citrange Carrizo, portinnesto largamente conosciuto nell’agrumicoltura internazionale. La sua capacità di contrastare l’HLB è stata ottenuta attraverso la tecnologia CRISPR, intervenendo in maniera mirata su alcuni meccanismi genetici coinvolti nella risposta della pianta all’infezione.

L’intervento sul portinnesto permette inoltre di conservare le cultivar richieste dal mercato. Aranci, mandarini e pompelmi possono continuare a essere innestati sul nuovo materiale senza modificare direttamente la varietà che produrrà i frutti. Per le aziende, ciò significa poter mantenere le proprie scelte varietali introducendo una maggiore protezione nella parte radicale dell’albero.

Non solo reimpianti completi

Le modalità di adozione potranno cambiare da azienda ad azienda. Negli agrumeti ormai fortemente compromessi, CarriCea T1 potrà essere impiegato nell’ambito di un reimpianto integrale. Dove, invece, una parte degli alberi conserva ancora una produttività accettabile, il nuovo portinnesto potrà accompagnare una sostituzione più graduale delle piante morte o improduttive.

È proprio questa flessibilità a renderlo particolarmente interessante per la Florida, dove l’HLB ha prodotto situazioni molto diverse anche all’interno della stessa azienda. In alcuni appezzamenti il declino è ormai avanzato; in altri, gli agricoltori cercano ancora di prolungare la vita economica degli impianti esistenti.

Le prove condotte finora indicano che gli alberi innestati su CarriCea T1 continuano a crescere anche in presenza di una forte pressione della malattia. È il dato su cui Soilcea fonda la proposta commerciale, ma anche quello che dovrà ora essere verificato su superfici più ampie e in condizioni aziendali differenti.

portinnesto HLB

Confronto in campo tra un albero di controllo non modificato e una pianta Soilcea: quest’ultima mostra maggiore vigore vegetativo, una chioma più sviluppata e una produzione più abbondante in condizioni di pressione dell’HLB.

Resistenza, non immunità

L’ingresso del nuovo portinnesto negli agrumeti non rende superflua la gestione fitosanitaria. Parlare di resistenza, infatti, non significa affermare che l’albero non possa essere infettato o che il vettore possa essere ignorato. Significa, piuttosto, puntare su piante in grado di limitare gli effetti dell’infezione e mantenere più a lungo crescita, funzionalità e capacità produttiva.

Secondo Soilcea, questa maggiore tenuta potrebbe consentire di ridurre il numero di trattamenti destinati al controllo della psilla, con un risparmio sui costi e una minore pressione chimica sull’agrumeto. Si tratta però di una prospettiva che dovrà essere misurata nel tempo: intensità degli interventi, pressione del vettore e risposta delle piante continueranno a dipendere dalle condizioni ambientali e dalla gestione aziendale.

Allo stesso modo, il valore del portinnesto non potrà essere giudicato soltanto attraverso la risposta all’HLB. Compatibilità d’innesto, adattamento ai diversi suoli, efficienza radicale, produttività, qualità dei frutti e longevità dell’impianto resteranno parametri decisivi.

La prova decisiva sarà in campo

CarriCea T1 arriverà sul mercato con un prezzo superiore rispetto ai portinnesti convenzionali. In Florida, parte dei costi potrà essere compensata dagli incentivi destinati all’introduzione di alberi resistenti all’HLB. Per i produttori, tuttavia, la convenienza dipenderà soprattutto dal risultato complessivo ottenuto lungo la vita dell’agrumeto.

Meno fallanze, una maggiore durata produttiva e una possibile riduzione dei trattamenti potrebbero giustificare l’investimento iniziale. Prima di arrivare a conclusioni definitive, però, serviranno dati raccolti su più anni e su un numero crescente di impianti.

La disponibilità di questo nuovo portinnesto segna quindi un passaggio importante, ma non rappresenta il punto di arrivo. Dopo anni trascorsi a gestire il declino provocato dal greening, l’agrumicoltura può finalmente sperimentare una strategia costruita a monte della malattia. 

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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