Fitofagi della frutta, l’IA distingue 26 specie

Un nuovo dataset scientifico addestra l’IA a riconoscere le mosche della frutta con elevata precisione, offrendo un possibile supporto ai controlli alle frontiere

da Donato Liberto

Riconoscere tempestivamente una mosca della frutta può fare la differenza tra il contenimento di un organismo nocivo e il suo ingresso in un nuovo territorio. Nei porti, negli aeroporti e nei laboratori fitosanitari, però, distinguere specie molto simili richiede competenze tassonomiche specialistiche e un’attenta osservazione di ali, torace e addome.

A rendere questo lavoro più rapido potrebbe contribuire l’intelligenza artificiale. Uno studio pubblicato sulla rivista Scientific Data, del gruppo Nature, presenta Tephritid26, una banca dati composta da 38.081 immagini riferite a 1.473 esemplari appartenenti a 26 specie di tefritidi. Il nuovo archivio è stato sviluppato per addestrare sistemi automatici capaci di supportare l’identificazione delle cosiddette mosche della frutta, tra i fitofagi più sorvegliati negli scambi internazionali.

Perché le mosche della frutta preoccupano

I tefritidi comprendono numerose specie capaci di provocare danni rilevanti alle colture. Le femmine depongono le uova nei frutti, mentre le larve si sviluppano nei tessuti, causando marciumi, cascola e perdita di commerciabilità.

Nel dataset sono presenti specie note nella frutticoltura mediterranea, come Ceratitis capitata, Bactrocera oleae e Rhagoletis cerasi, ma anche organismi al centro della sorveglianza internazionale, tra cui Bactrocera dorsalis, Bactrocera zonata e Zeugodacus cucurbitae.

Una corretta identificazione è particolarmente importante nei punti di ingresso delle merci. Confondere una specie già presente con un organismo da quarantena può comportare controlli e blocchi non necessari. Al contrario, non riconoscere tempestivamente un insetto invasivo può favorirne l’introduzione e la diffusione.

Tephritid26, immagini multiple per riconoscere ogni specie

Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di sistemi automatici è la scarsità di immagini affidabili e correttamente attribuite alle singole specie.

Per costruire Tephritid26, i ricercatori hanno utilizzato esemplari provenienti da attività di monitoraggio, intercettazioni alle frontiere e colonie allevate in laboratorio. L’identificazione è stata verificata da un esperto tassonomo.

La particolarità dell’archivio riguarda il modo in cui gli insetti sono stati fotografati. Ogni esemplare è stato ripreso da diverse inclinazioni e durante una rotazione completa, ottenendo immagini di ali, torace e addome da numerosi punti di vista. Questa scelta consente di rappresentare meglio le condizioni reali dei controlli, dove gli insetti non sono sempre perfettamente posizionati o osservabili da una sola prospettiva.

fitofagi

Schema della raccolta di immagini delle specie di tefritidi di rilevanza quarantennale – Fonte: Scientific Data

L’intelligenza artificiale supera il 98%

Per valutare il dataset, gli studiosi hanno addestrato quattro differenti modelli di intelligenza artificiale. Tutti i modelli hanno ottenuto risultati molto elevati, con un indice complessivo di riconoscimento superiore al 96,75%. Il modello migliore ha raggiunto un’accuratezza del 98,22% nell’identificazione delle immagini utilizzate per il test. Per alcune specie, tra cui Ceratitis capitata, Bactrocera oleae, Bactrocera zonata e Rhagoletis cerasi, il sistema ha classificato correttamente tutte le immagini presenti nella prova finale.

I ricercatori hanno inoltre verificato quali parti degli insetti venissero analizzate dall’algoritmo. L’intelligenza artificiale ha concentrato l’attenzione soprattutto sulle nervature e sui disegni delle ali, sulle marcature del torace e sulle caratteristiche dell’addome: gli stessi elementi utilizzati dagli specialisti durante l’identificazione morfologica.

Controlli fitosanitari più rapidi grazie all’IA

Tephritid26 non è ancora un’applicazione pronta per identificare insetti direttamente in campo o attraverso uno smartphone. Si tratta di una raccolta scientifica aperta, creata per permettere ad altri gruppi di ricerca di addestrare, confrontare e migliorare nuovi modelli.
In futuro, sistemi basati su questo archivio potrebbero fornire un primo supporto agli ispettori fitosanitari, suggerendo rapidamente le specie più compatibili con l’esemplare osservato e indicando i casi che richiedono analisi più approfondite.

La diagnosi definitiva continuerebbe comunque a richiedere la valutazione di personale specializzato e, quando necessario, il ricorso a tecniche molecolari.

fitofagi della frutta

Mappa delle parti dell’insetto analizzate dal modello per riconoscere la specie – Fonte: Scientific Data

Dal laboratorio alle frontiere: i limiti da superare

I risultati sono promettenti, ma sono stati ottenuti su immagini realizzate in condizioni controllate, con buona illuminazione e sfondi uniformi. Nelle trappole, nei magazzini o durante i controlli alle frontiere, gli insetti possono invece essere danneggiati, sovrapposti o fotografati in condizioni meno favorevoli. Anche il numero di esemplari non è uguale per tutte le specie. Per alcune, il materiale disponibile è ancora limitato e dovrà essere ampliato prima di valutare pienamente l’affidabilità del sistema.

Il valore della ricerca non consiste quindi nell’aver già automatizzato i controlli fitosanitari, ma nell’aver creato una base comune per sviluppare strumenti più rapidi e accessibili.

Di fronte all’aumento degli scambi commerciali e alla diffusione di nuovi organismi nocivi, anche poche ore possono essere decisive. L’intelligenza artificiale non sostituirà gli esperti, ma potrebbe aiutarli a riconoscere più velocemente le minacce e a indirizzare con maggiore precisione le analisi.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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