Agricoltura siciliana, una ricchezza esposta al clima

Con oltre 1,3 milioni di ettari di SAU, l’Isola si conferma uno dei cuori agricoli pulsanti del Mediterraneo con un territorio strategico e resiliente, capace di trasformare le sfide climatiche in opportunità

da Federica Del Vecchio
agricoltura siciliana

Sole, mare, terra, folclore: è da questo intreccio che prende forma la storia dell’agricoltura siciliana. Qui è la terra stessa a farsi racconto attraverso gli ulivi secolari che disegnano le colline della Val di Noto, nei vigneti che si aggrappano con tenacia alle pendici dell’Etna, nei campi di grano e negli agrumi che saturano l’aria di luce e di aromi, e nelle feste popolari che celebrano il raccolto e il lavoro di una terra generosa. A raccontarlo non è soltanto l’immagine di una terra forte, accogliente e impetuosa, ma numeri che restituiscono la misura di questa vocazione. Oltre il 60% della superficie dell’isola è dedicato all’agricoltura, come se ogni angolo fosse stato pensato per accogliere semi, radici e speranze. Il rapporto “L’agricoltura in Sicilia in cifre 2025”, curato dal CREA – Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia e realizzato su dati 2023, lo confermano: con 1,3 milioni di ettari di Superficie Agricola Utilizzata, il paesaggio si compone come una trama viva e articolata, dove il 51% è seminativo, il 25% è composto da colture permanenti e il 24% da prati e pascoli. Entrando nel cuore delle coltivazioni, emerge un paesaggio ricco e sfaccettato. Le colture erbacee coprono oltre il 38% della superficie agricola: i cereali, con il 19,8% della SAU, si distendono come un mare dorato, seguiti dalle foraggere (14,2%) e dalle ortive (4,1%). Tra le colture permanenti, domina l’olivo – simbolo millenario del Mediterraneo – che occupa l’11% della superficie, affiancato dalla vite (9%), anima di una tradizione vitivinicola sempre più apprezzata nel mondo, e dagli agrumi (5,7%), custodi di profumi intensi e sapori inconfondibili che occupano un posto privilegiato, concentrando nell’isola il 55% della superficie nazionale dedicata. Rilevante anche il comparto frutticolo (5%), con la frutta a guscio, tra mandorle e pistacchi, rappresenta quasi il 70% delle superfici dedicate.

Imprese e lavoro, il volto umano dell’agricoltura siciliana

Ma l’agricoltura siciliana non è fatta solo di terre e colture: è una trama viva di persone, imprese, storie. Secondo l’Annuario Statistico Italiano 2024, la Sicilia è la seconda regione italiana per numero di aziende agricole dopo la Puglia e, insieme a Puglia e Calabria, costituisce uno dei principali poli agricoli del Paese, dove si concentra il 38% delle imprese. Nel 2022 si contavano 150.988 aziende agricole, in crescita del 5% rispetto al 2020: un segnale chiaro di un settore che resiste, si adatta, si rinnova. Aziende spesso familiari, radicate nel territorio, che coltivano oltre 1,35 milioni di ettari con una dimensione media di circa 9 ettari: piccoli mondi in cui ogni campo è una storia tramandata. I dati della Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA) mostrano infatti un sistema produttivo fatto in gran parte di piccole realtà (49,9%), spesso specializzate nelle produzioni vegetali (85,7%). Tra queste prevalgono le aziende frutticole (31,1%), seguite da quelle vitivinicole (25,7%), dai seminativi (12,6%) e dall’olivicoltura (6,5%). Un mosaico produttivo diversificato, capace di valorizzare ogni sfumatura del territorio. 

E dietro questi numeri, sempre, ci sono le persone: uomini e donne che ogni giorno affidano alla terra il proprio lavoro. Nel 2024 la manodopera agricola in Sicilia contava circa 109 mila addetti, in calo rispetto ai 121 mila dell’anno precedente: un segnale che riflette le difficoltà di un settore tanto prezioso quanto esposto ai cambiamenti. A pesare è anche la contrazione della componente femminile: le lavoratrici indipendenti diminuiscono di oltre un terzo, mentre quelle dipendenti registrano un calo superiore al 10%. Allo stesso modo, gli uomini impiegati diminuiscono con una flessione del 9,9%, delineando un quadro complessivo in cui il lavoro agricolo, pur restando essenziale, si trova a fare i conti con trasformazioni strutturali e nuove incertezze. 

agricoltura siciliana

Il respiro del clima, tra dono e sfida

In Sicilia il clima non può più essere raccontato come uno sfondo stabile dell’agricoltura, perché è ormai una variabile che ne condiziona in modo diretto tempi, costi e possibilità produttive. Per lungo tempo l’Isola ha costruito la propria identità rurale su un equilibrio mediterraneo riconoscibile – luce abbondante, inverni miti, estati lunghe, piogge concentrate nei mesi freddi – ma oggi proprio questo equilibrio appare sempre più incrinato. Non a caso la Sicilia è tra i territori italiani in cui il cambiamento climatico ha mostrato e continua a mostrare i suoi effetti con maggiore nettezza: il 2024 è stato l’anno più caldo della serie storica nazionale, con una temperatura media superiore di 1,33 °C rispetto al trentennio 1991-2020, e le precipitazioni annuali sono risultate inferiori del 18% alla media climatica. In Sicilia, quel deficit non è rimasto un dato astratto: l’Autorità di bacino regionale ha descritto il dicembre 2024 come una fase di siccità generalizzata, con condizioni moderate o severe in gran parte dell’Isola e nessuna area in condizioni di umidità.

D’altro canto, è proprio attorno all’acqua che si misura oggi la fragilità più concreta del sistema agricolo siciliano. Da un lato si allungano le fasi siccitose e cresce lo stress termico, specie lungo le coste meridionali e orientali esposte alle correnti africane; dall’altro aumentano gli episodi estremi, rapidi e distruttivi. A riprova, l’episodio più recente con il ciclone Harry, che nel gennaio 2026 ha colpito la Sicilia provocando danni stimati in oltre un miliardo di euro. In questo contesto, il cambiamento climatico non è più una tendenza da osservare, ma una condizione con cui le imprese agricole sono già costrette a confrontarsi, ripensando gestione idrica, calendari colturali, scelta delle specie e modelli produttivi. Ed è proprio in questa pressione continua, più che in un semplice mutamento delle temperature, che si coglie oggi la trasformazione profonda del paesaggio agricolo siciliano. 

A cura di: Federica Del Vecchio
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