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La presenza di tripidi invasivi continua a richiamare l’attenzione sulla Sicilia. Dopo il ritrovamento di Thrips parvispinus sul peperone, un nuovo aggiornamento riguarda Scirtothrips aurantii, specie distinta già individuata negli agrumeti delle province di Catania e Siracusa. Il tripide sudafricano degli agrumi è stato ora confermato anche su mirtillo americano (Vaccinium corymbosum), all’interno di una serra nell’area di Acate, in provincia di Ragusa. Il rinvenimento amplia il quadro territoriale e colturale finora conosciuto in Italia, portando l’attenzione fuori dai comprensori agrumicoli della Sicilia orientale.
A rendere il caso particolarmente significativo è la consistenza dell’infestazione. Secondo l’aggiornamento diffuso dall’EPPO, Scirtothrips aurantii era presente in quantità elevate nell’intera serra, mentre le piante mostravano soltanto lievi lesioni fogliari. Un contrasto che evidenzia quanto la presenza del fitofago possa risultare poco evidente nelle fasi iniziali, soprattutto in assenza di danni marcati.
Dagli agrumi al mirtillo
La prima segnalazione italiana di Scirtothrips aurantii aveva interessato piante di arancio nelle aree agrumicole di Catania e Siracusa. Il nuovo ritrovamento, emerso nell’ambito di un’indagine di rintracciabilità, aggiunge ora la provincia di Ragusa e una coltura differente alla distribuzione nota della specie.
Le verifiche hanno condotto a una serra di mirtillo situata nell’area di Acate, dove il tripide è stato riscontrato diffusamente. La presenza è stata successivamente confermata mediante analisi molecolari eseguite dal laboratorio nazionale di riferimento. Si tratta della prima segnalazione di S. aurantii nella provincia di Ragusa e della prima conferma italiana sulla coltura del mirtillo. Il dato assume particolare rilievo perché il fitofago è inserito nella Lista A1 dell’EPPO ed è considerato un organismo da quarantena nell’Unione europea.
Il passaggio dagli agrumeti a una coltura allevata in ambiente protetto amplia quindi il campo della sorveglianza. L’attenzione si concentra soprattutto sulla movimentazione delle piante e del materiale vegetale, una delle principali vie attraverso le quali insetti di dimensioni così ridotte possono raggiungere nuovi areali produttivi.

Scirtothrips aurantii femmina – Fonte: EPPO
Molti individui, pochi sintomi
Al momento non sono disponibili dati su eventuali perdite produttive o danni ai frutti del mirtillo. L’EPPO riferisce soltanto la presenza di lievi lesioni fogliari, senza indicare ripercussioni sulla resa o sulla qualità commerciale.
La diffusione degli individui nell’intera struttura mostra tuttavia che la popolazione aveva già raggiunto una consistenza rilevante. Proprio la debole espressione dei sintomi potrebbe rendere più complessa l’individuazione precoce dell’infestazione.
Scirtothrips aurantii concentra l’attività alimentare sui tessuti giovani e in accrescimento. Germogli, foglie appena formate, fiori e giovani frutti rappresentano pertanto le parti più esposte. Le punture di alimentazione possono provocare decolorazioni, aree necrotiche, cicatrici superficiali e deformazioni, con effetti differenti a seconda della coltura e della fase fenologica interessata.
Sugli agrumi, i danni più rilevanti riguardano soprattutto i giovani frutti, sui quali possono formarsi rugginosità e cicatrici capaci di comprometterne il valore commerciale. Sul mirtillo siciliano, invece, il quadro resta ancora da definire: serviranno ulteriori osservazioni per comprendere la capacità della specie di completare il ciclo sulla coltura e valutarne il possibile impatto produttivo.
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Indagini in corso per delimitare il focolaio
In seguito alla conferma del ritrovamento, sono state avviate indagini ufficiali per delimitare l’area infestata e verificare l’eventuale presenza del tripide nelle aziende circostanti e su altre colture ospiti.
Lo stato fitosanitario di Scirtothrips aurantii in Italia è stato aggiornato in “presente, in fase di eradicazione”. Sono quindi previste misure ufficiali finalizzate a eliminare i focolai e impedire l’insediamento stabile del fitofago sul territorio.
In questa fase, il monitoraggio assume un ruolo centrale. Le dimensioni ridotte dell’insetto e la modesta evidenza dei primi danni rendono difficile affidarsi alla sola osservazione dei sintomi. Le verifiche devono concentrarsi sulla giovane vegetazione e, in presenza di individui sospetti, richiedono un’identificazione specialistica supportata da analisi di laboratorio.
Le indagini dovranno ora chiarire se il ritrovamento sia circoscritto alla serra di Acate o se S. aurantii abbia già raggiunto altre aziende. La delimitazione del focolaio e la ricostruzione dei movimenti del materiale vegetale saranno decisive per contenere la diffusione prima che la presenza del fitofago assuma una dimensione più ampia.
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Donato Liberto
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