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Per ciliegio, lampone e piccoli frutti, la fase più delicata della campagna coincide spesso con quella in cui il prodotto ha già raggiunto il suo valore commerciale. È a ridosso della raccolta, infatti, che ogni criticità può pesare in modo decisivo sul risultato finale: eventi abiotici come grandine, piogge intense o sbalzi termici, ma anche avversità biotiche legate all’attacco di fitofagi, possono compromettere in pochi giorni qualità , conservabilità e valore di mercato.
In questo scenario si inserisce Drosophila suzukii, conosciuta anche come moscerino dei piccoli frutti. A renderla particolarmente insidiosa è la capacità di colpire frutti sani, ancora attaccati alla pianta e prossimi alla raccolta. Una caratteristica che riduce i margini di intervento e rende più complessa la gestione fitosanitaria.
Proprio per questo, accanto alle strategie di difesa già disponibili, cresce l’interesse verso soluzioni capaci di agire sul lungo periodo e di ridurre la pressione del fitofago direttamente nell’ambiente. In questa direzione si inserisce il lavoro di CIHEAM Bari, l’Istituto Agronomico Mediterraneo con sede a Valenzano, che nell’ambito di un Piano nazionale sta allevando nel proprio insettario Ganaspis kimorum, un piccolo imenottero parassitoide originario dell’Asia. L’obiettivo è rilasciarlo in colture infestate dal moscerino dei piccoli frutti e verificarne sopravvivenza, insediamento e capacità di contribuire al controllo di D. suzukii nelle condizioni climatiche italiane.
Perché il moscerino dei piccoli frutti resta così difficile da gestire
La difficoltà di controllo dipende prima di tutto dalla biologia dell’insetto. A differenza di molte drosofile associate a frutti già danneggiati o in fermentazione, Drosophila suzukii riesce ad attaccare frutti integri e in maturazione. La femmina incide l’epidermide con un ovopositore seghettato e depone le uova nella polpa; le larve si sviluppano poi all’interno del frutto, favorendo marciumi e perdite produttive anche significative.
Il problema si concentra in una fase delicata della campagna. Quando ciliegie, lamponi, more, mirtilli e altri frutti a polpa tenera entrano nella finestra di raccolta, gli spazi di intervento si restringono: tempi di carenza, residui, selettività dei mezzi tecnici e tutela della qualità commerciale diventano vincoli importanti. Per questo la gestione del fitofago richiede un approccio integrato, fondato su monitoraggio, tempestività della raccolta, gestione agronomica attenta e strumenti di contenimento compatibili con le esigenze della filiera.
Come agisce il parassitoide
Ganaspis kimorum agisce sulle larve di Drosophila suzukii. La femmina depone l’uovo all’interno della larva del fitofago e ne compromette lo sviluppo fino alla morte. È questo meccanismo a renderlo interessante per il biocontrollo classico: l’azione si concentra su una fase chiave del ciclo dell’insetto e può contribuire, nel tempo, a ridurne la pressione in campo.
La reale efficacia dipende però dalla capacità di sopravvivere dopo il rilascio, adattarsi alle condizioni locali e mantenere popolazioni attive nelle stagioni successive. Per questo il lavoro di CIHEAM Bari punta a verificare l’insediamento di G. kimorum nelle condizioni climatiche italiane, passaggio decisivo per trasformarlo da organismo allevato in insettario a componente stabile della difesa integrata.

Ganaspis kimorum
Dai primi rilasci alla verifica in nuovi areali
L’interesse per Ganaspis kimorum ha già uno storico in Italia. L’organismo utile è stato impiegato nell’ambito di un programma nazionale di controllo biologico contro Drosophila suzukii e, nel 2021, dopo una valutazione del rischio presentata da istituzioni scientifiche e servizi fitosanitari italiani, il Ministero della Transizione Ecologica ne ha autorizzato il rilascio in sette regioni e due province autonome.
Le prime esperienze, condotte in provincia di Trento, hanno offerto indicazioni incoraggianti. Nei monitoraggi successivi, G. kimorum è stato ritrovato in metà dei siti controllati, segnale della sua capacità di permanere dopo l’introduzione. In almeno due località , inoltre, ha superato l’inverno e avviato nuove generazioni in primavera, passaggio fondamentale per valutarne il possibile insediamento stabile.
Il quadro è stato rafforzato da uno studio pubblicato nel 2025 su Journal of Economic Entomology, che ha analizzato quattro anni di rilasci in 20 località del Nord-Est Italia. I risultati indicano l’insediamento del parassitoide in diversi siti e una progressiva espansione dalle aree iniziali di rilascio. Lo stesso lavoro conferma anche la sua specializzazione nei confronti di D. suzukii, elemento centrale per valutare sicurezza ed efficacia nei programmi di controllo biologico classico.
È dentro questo percorso che si colloca l’attività di CIHEAM Bari. La domanda ora riguarda la capacità del parassitoide di adattarsi a nuovi contesti produttivi e climatici. Può sopravvivere negli areali interessati? Può insediarsi stabilmente? Può contribuire a ridurre la pressione del moscerino dei piccoli frutti su colture ad alto valore commerciale come ciliegio, lampone e piccoli frutti?
Una leva in più nella difesa integrata
Il punto tecnico da tenere fermo è che Ganaspis kimorum va letto come una componente della difesa integrata. Drosophila suzukii resta un fitofago complesso, favorito dal ciclo rapido, dalla disponibilità di frutti ospiti e dalla difficoltà di intervenire vicino alla raccolta. Anche con l’insediamento del parassitoide, monitoraggio, gestione dei frutti caduti o sovramaturi e tempestività delle operazioni restano passaggi centrali.
La prospettiva, però, non è da sottovalutare. Se un antagonista naturale riesce a stabilirsi nell’ambiente, la sua azione può contribuire nel tempo a ridurre la pressione del fitofago su scala territoriale. Per colture come ciliegio e piccoli frutti, dove la finestra commerciale è breve e la qualità decide gran parte del valore finale, anche una minore pressione iniziale può incidere sulla gestione della campagna.
Il lavoro di CIHEAM Bari apre quindi una nuova fase di verifica. Dopo i primi rilasci e i segnali di insediamento osservati in Italia, il biocontrollo contro il moscerino dei piccoli frutti entra in una fase più operativa. La verifica decisiva si sposta ora in campo, dove sopravvivenza, adattamento e capacità di contenimento dovranno dimostrare se Ganaspis kimorum potrà diventare una componente stabile della difesa integrata contro Drosophila suzukii.
Donato Liberto
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