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C’è un paradosso che interessa oggi la difesa fitosanitaria: mentre la pressione di parassiti e patogeni aumenta, le molecole disponibili diminuiscono e le tecnologie alternative avanzano, l’accesso concreto a queste innovazioni resta spesso bloccato da un sistema normativo che non tiene il passo. È dentro questa frizione – più che nella carenza di soluzioni – che si inserisce il Manifesto per il Biocontrollo, presentato il 15 aprile a Roma da Agrofarma, associazione di settore di Federchimica che rappresenta le imprese degli agrofarmaci, e FederBio, federazione che riunisce le organizzazioni dell’intera filiera dell’agricoltura biologica. L’iniziativa è stata presentata nel corso di un evento istituzionale ospitato al Senato con il sostegno del senatore Luca De Carlo.
Il documento nasce da una collaborazione formalizzata tra le due organizzazioni nel febbraio 2025 e punta ad aprire un confronto strutturato tra imprese, istituzioni e sistema agricolo. Il tema, però, è molto concreto: come rendere davvero accessibili agli agricoltori le innovazioni nella difesa delle colture.
Il vero collo di bottiglia: tempi e incertezza normativa
Negli ultimi anni il biocontrollo ha registrato una crescita significativa, anche oltre il solo perimetro dell’agricoltura biologica. I numeri citati dall’Osservatorio Agrofarma parlano chiaro: a fronte di una riduzione del 18% nell’uso degli agrofarmaci, i principi attivi di origine biologica sono aumentati del 133% in dieci anni. Una dinamica che segnala un cambiamento già in atto, non solo nel biologico ma anche nell’agricoltura convenzionale.
L’aumento dei principi attivi di origine naturale e l’evoluzione delle tecnologie disponibili mostrano che il settore si sta muovendo. Il problema, semmai, è un altro: questa evoluzione non si traduce sempre in una disponibilità rapida per le aziende agricole. Il limite, evidenziato nel Manifesto, riguarda soprattutto il quadro regolatorio. Tempi autorizzativi lunghi e una definizione normativa ancora non pienamente chiara del biocontrollo rallentano l’ingresso sul mercato di nuove soluzioni.
Per questo, tra le priorità indicate nel documento, compaiono due richieste precise: introdurre una definizione normativa del termine “biocontrollo” e rafforzare le strutture pubbliche incaricate delle valutazioni, così da rendere più efficiente il sistema autorizzativo nazionale. L’obiettivo è accorciare i tempi senza compromettere la sicurezza, che resta un presupposto essenziale per qualsiasi innovazione destinata alla difesa delle colture.
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Biocontrollo e resilienza del sistema agricolo
Il confronto avviato con il Manifesto si colloca in uno scenario produttivo segnato da instabilità climatica, diffusione di nuovi patogeni e tensioni geopolitiche che stanno incidendo anche sulla disponibilità dei mezzi tecnici.
In questo contesto, il biocontrollo viene letto non solo come una risposta alle esigenze ambientali, ma anche come uno strumento per rafforzare la resilienza del sistema agricolo. Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, ha sottolineato che “investire nella ricerca e nella formazione sul biocontrollo sia fondamentale per sviluppare innovazioni efficaci a sostegno dell’intero comparto agricolo”.
La questione, quindi, non riguarda soltanto la sostenibilità in senso stretto. Riguarda anche la capacità del sistema produttivo di mantenere continuità ed efficacia in un quadro sempre più esposto a criticità esterne.
Una transizione già avviata, ma ancora incompleta
Dal punto di vista delle imprese, il biocontrollo rappresenta già una componente concreta della difesa fitosanitaria. Paolo Tassani, presidente di Agrofarma, ha ricordato che “i prodotti utilizzabili anche in agricoltura biologica rappresentano oggi circa il 20% del totale degli agrofarmaci presenti sul mercato”.
Questo dato però evidenzia anche un limite: la transizione è avviata, ma non ancora completata. In campo questo significa che le strategie di difesa stanno diventando più articolate e richiedono un’integrazione sempre più attenta tra strumenti diversi, con una domanda crescente di competenze tecniche.
Proprio per questo il Manifesto insiste anche su un altro punto: la necessità di investire in formazione e informazione lungo tutta la filiera. Perché la disponibilità di nuovi mezzi tecnici, da sola, non basta. Serve anche la capacità di inserirli correttamente nei programmi di difesa.

Ricerca, PAC e quadro normativo
Accanto alle misure regolatorie, il documento richiama l’attenzione sul ruolo della politica agricola e della ricerca pubblica. L’idea è che lo sviluppo del biocontrollo debba essere sostenuto anche attraverso misure dedicate all’interno della PAC e tramite una destinazione più mirata delle risorse disponibili.
Il punto è costruire un sistema coerente, in cui innovazione scientifica, regole, autorizzazioni e supporto pubblico procedano nella stessa direzione. Quando questi livelli non dialogano tra loro, il rischio è che anche le soluzioni più promettenti restino rallentate.
Un tema che va oltre il biologico
Il Manifesto per il Biocontrollo mette in evidenza un passaggio che interessa ormai tutto il sistema agricolo, non soltanto il comparto biologico. La sfida non è più scegliere tra produttività e sostenibilità, ma rendere questi due obiettivi compatibili nella pratica quotidiana della difesa delle colture.
In questa prospettiva, il biocontrollo non appare come una strada secondaria, ma come una componente sempre più stabile di un’agricoltura che vuole restare competitiva, tecnicamente aggiornata e più capace di gestire la complessità.
Donato Liberto
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