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La Regione Puglia entra nella fase operativa di una misura che segna un cambio di passo nella prevenzione: scatta l’estirpazione obbligatoria dei mandorli marginali o in stato di abbandono collocati entro 400 metri dal perimetro delle aree delimitate per Xylella fastidiosa sottospecie fastidiosa. Il provvedimento, disposto dalla Giunta regionale e attuato tramite ARIF, coinvolge – secondo quanto comunicato dalla Regione – diverse centinaia di proprietari censiti dall’Osservatorio fitosanitario.
È un intervento che arriva mentre l’allerta resta alta sull’intero scacchiere regionale: nel Gargano, nel focolaio più a nord finora individuato, i controlli successivi a Cagnano Varano (FG) hanno portato all’individuazione di ulteriori piante risultate positive, confermando che la sorveglianza non può rallentare. Ma, soprattutto, l’operazione sui mandorli mette a fuoco un punto tecnico spesso sottovalutato, cioè che la partita non può essere giocata solo sulla coltura simbolo – l’olivo – e non si vince se, ai margini delle aree infette, restano ospiti suscettibili non gestiti capaci di alimentare la pressione d’inoculo e complicare la protezione di colture limitrofe come la vite.
Perché oggi il mandorlo diventa una priorità fitosanitaria?
Il punto, sul piano tecnico, è che il mandorlo non viene trattato come una specie di secondaria importanza dal punto di vista epidemiologico, ma come un possibile ingranaggio della diffusione. La Regione richiama le evidenze più recenti di EFSA, nella relazione pubblicata a febbraio 2025, il mandorlo è inserito tra le specie con più elevata suscettibilità alla sottospecie fastidiosa e viene evidenziato che le piante ospiti presenti entro 400 metri dai confini delle zone infette sono esposte a un rischio di infezione significativamente superiore rispetto a quelle oltre tale fascia. In parallelo, i monitoraggi rafforzati condotti dall’Osservatorio fitosanitario regionale indicano il mandorlo come specie frequentemente positiva nelle aree interessate, con un ruolo potenzialmente rilevante nella dinamica di diffusione verso colture limitrofe come vite e olivo.
Nel ragionamento tecnico entra anche il tema dei vettori: le osservazioni riportate dalla Regione suggeriscono una possibile trasmissione primaria da piante esterne ai vigneti – verosimilmente ospiti infetti presenti nell’area – e una successiva diffusione secondaria all’interno degli impianti. È una fotografia che, per chi lavora sul campo, rimanda a un concetto semplice: se ai bordi dei distretti produttivi restano piante ospiti non gestite, soprattutto se abbandonate, la probabilità che il rischio si mantenga e si rinnovi nel tempo aumenta.
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Bonifica sì, estirpazione a tappeto no: cosa succede nella fascia dei 400 metri
Nel dettaglio, la misura si concentra negli agri di Triggiano, Capurso e Noicattaro, in provincia di Bari, dove la presenza di mandorli marginali o in stato di abbandono viene trattata come un punto critico: piante non gestite che, in prossimità dei focolai, possono trasformarsi in serbatoi d’infezione e mantenere alta la probabilità di nuove positività. È su questo presupposto che la Regione fa entrare in fase operativa la “bonifica” nella fascia dei 400 metri dal perimetro delle aree delimitate.
La precisazione, però, è tutt’altro che secondaria, non si parla di estirpazioni indiscriminate. Se nella stessa fascia ricadono mandorleti in piena produzione, questi non rientrano automaticamente nel perimetro della rimozione, ma vengono indirizzati verso attività di monitoraggio specifiche sotto la regia dell’Osservatorio fitosanitario, con controlli e indicazioni tecniche dedicate. Sul piano degli atti, la linea dei 400 metri era già stata richiamata nei provvedimenti regionali del 2025. La differenza, oggi, è che l’indicazione diventa sistematica e operativa, con un obiettivo dichiarato: ridurre drasticamente il rischio di contagio e creare le condizioni per alleggerire, nel tempo, le delimitazioni fitosanitarie.
Dentro questa logica rientra anche il richiamo al comparto viticolo, e in particolare a quello dell’uva da tavola. Non come nota a margine, ma come scelta di tutela: se la sottospecie in gioco è Xylella fastidiosa subsp. fastidiosa, la prevenzione non può fermarsi alla coltura che finora ha catalizzato l’attenzione, cioè l’olivo. Diventa strategico agire anche sugli ospiti alternativi presenti ai margini dei distretti produttivi — a partire dai mandorli non gestiti — perché possono alimentare la pressione d’inoculo proprio dove la viticoltura è più concentrata e ogni incertezza fitosanitaria si riflette, a cascata, sull’operatività delle aziende.
Un passaggio chiave in una strategia di prevenzione più estesa
L’impostazione regionale, in sostanza, prova a spostare l’attenzione dalla gestione del singolo focolaio alla riduzione dei “punti deboli” del territorio: aree marginali, piante abbandonate, ospiti suscettibili non controllati. È qui che la Xylella trova spesso spazio per restare, replicarsi e riapparire. E in un momento in cui l’allerta resta alta anche sul fronte più settentrionale della regione, il messaggio tecnico che emerge è netto: la prevenzione non può essere solo reattiva, né può riguardare una sola specie. Deve diventare una rete, capace di chiudere le maglie dove il rischio, di solito, passa inosservato.
Paolicelli: “Non applichiamo una norma, difendiamo il futuro”
A dare il peso politico all’intervento è l’assessore regionale all’Agricoltura Francesco Paolicelli, che inquadra la misura come un “dovere istituzionale” legato alla tutela della salute del territorio e alla competitività del sistema agricolo. L’idea di fondo è che rimuovere i serbatoi di infezione – in questo caso i mandorli abbandonati nella fascia di rischio – sia un atto di responsabilità verso i produttori e, in particolare, verso filiere che rappresentano un motore economico regionale. Non una scelta simbolica, dunque, ma un passaggio che la Regione ritiene necessario per proteggere valore, occupazione e capacità competitiva sui mercati.
In un quadro che continua a evolvere, e che mostra segnali di attenzione sia nelle aree storicamente esposte sia nei punti più sensibili emersi negli ultimi mesi, la fase operativa dell’eradicazione dei mandorli abbandonati nella fascia dei 400 metri diventa una misura da leggere per ciò che è: un tentativo di abbassare la pressione d’inoculo eliminando serbatoi potenziali nelle fasce periferiche, dove i vuoti di gestione creano le condizioni per nuove infezioni.
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Donato Liberto
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