Indice
Un anno in più per organizzarsi, capire, testare gli strumenti e non farsi trovare impreparati per l’obbligo di utilizzo del quaderno di campagna digitale. L’Italia ha deciso di sfruttare la possibilità concessa dalla Commissione europea e di prorogare al 31 dicembre 2026 il termine entro cui rendere obbligatoria la digitalizzazione del registro dei trattamenti. Tradotto: l’obbligo scatterà davvero dal 1° gennaio 2027.
Una notizia che molti utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari attendevano. Non perché il passaggio al digitale non sia utile – anzi – ma perché una trasformazione di questo tipo richiede tempo, formazione e strumenti adeguati. La proroga non è una retromarcia, ma una finestra di adattamento. E come tutte le finestre, prima o poi si chiude.
Cosa prevede la normativa europea e cosa ha deciso l’Italia
L’obbligo di tenuta del registro dei trattamenti non è una novità. Già l’articolo 67, paragrafo 1, del Regolamento (CE) n. 1107/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo all’immissione sul mercato dei prodotti fitosanitari, impone agli utilizzatori professionali di registrare ogni utilizzo di agrofarmaci, indicando la denominazione del prodotto, la data, la dose impiegata, la coltura e la superficie trattata.
Negli ultimi anni, però, l’attenzione del legislatore europeo si è spostata non solo sul cosa registrare, ma anche sul come. Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2023/564 della Commissione, è stato stabilito che tali registri debbano essere conservati in un formato elettronico leggibile meccanicamente. Lo stesso regolamento prevedeva che, qualora le annotazioni fossero inizialmente effettuate su supporto cartaceo, queste dovessero essere convertite in formato digitale entro 30 giorni dall’uso del prodotto fitosanitario.
In origine, queste disposizioni sarebbero diventate pienamente obbligatorie dal 1° gennaio 2026. Tuttavia, le difficoltà operative segnalate da numerosi Stati membri e dalle organizzazioni agricole hanno portato la Commissione a rivedere il calendario. Con il Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2203 della Commissione, del 31 ottobre 2025, è stata introdotta una clausola di flessibilità che consente agli Stati membri di posticipare l’obbligo fino al 1° gennaio 2027.
L’Italia ha scelto di avvalersi di questa possibilità con il Decreto del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste recante “Attuazione del Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2203 della Commissione”, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 29 dicembre 2025 e attualmente in fase di registrazione presso la Corte dei Conti.
L’articolo 1 del decreto stabilisce che “i registri per gli utilizzi dei prodotti fitosanitari sul territorio italiano sono obbligatoriamente convertiti nel formato elettronico prescritto entro il 31 dicembre 2026”. Di fatto, l’obbligo generalizzato scatterà per tutti dal 1° gennaio 2027.
Perché questa proroga è una buona notizia per le aziende agricole
Il passaggio al digitale è spesso presentato come un’operazione semplice. Nella pratica, per molte aziende agricole non lo è affatto. Significa rivedere abitudini consolidate, imparare a utilizzare nuovi strumenti, dotarsi di software adeguati, disporre di connessioni affidabili e, in molti casi, ripensare anche il rapporto con consulenti e centri di assistenza.
Il mondo agricolo, inoltre, è tutt’altro che omogeneo. Accanto a realtà già fortemente informatizzate convivono aziende che ancora basano gran parte della gestione amministrativa su supporti cartacei. Imporre una scadenza troppo ravvicinata avrebbe rischiato di trasformare una transizione necessaria in un’ulteriore fonte di stress burocratico.
La proroga al 2027 rappresenta quindi una boccata d’ossigeno. Non elimina l’obbligo, ma consente di affrontarlo in modo più graduale. Offre il tempo per comprendere i nuovi strumenti, testarne il funzionamento, valutare eventuali criticità e adattare l’organizzazione aziendale. In questo senso, il rinvio non va letto come un segnale di debolezza del sistema, ma come il riconoscimento che l’innovazione – per essere efficace – ha bisogno di essere accompagnata.

Non è solo un registro digitale: cambia l’intero modello di gestione dei dati
Quando si parla di digitalizzazione del registro dei trattamenti, non si parla solo di un cambio di formato – dalla carta al file – ma di un vero e proprio cambio di sistema. Ed è in questo contesto che entra in gioco Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che oltre a gestire i pagamenti PAC ha anche il compito di coordinare e uniformare i sistemi informativi agricoli a livello nazionale.
Negli ultimi anni Agea ha sviluppato quello che viene chiamato Quaderno di Campagna dell’Agricoltore (QDCA): uno strumento digitale pensato per diventare il contenitore unico delle informazioni aziendali sulle operazioni di campo. Non solo trattamenti fitosanitari, ma anche fertilizzazioni, irrigazioni, lavorazioni e altre attività colturali.
La differenza rispetto al tradizionale registro cartaceo è sostanziale: il QDCA non è un semplice documento, ma una piattaforma collegata direttamente al fascicolo aziendale all’interno del SIAN (Sistema Informativo Agricolo Nazionale). Questo significa che i dati inseriti non restano “nel cassetto” dell’azienda, ma confluiscono in una banca dati ufficiale, utilizzata per i controlli, per la verifica degli impegni PAC e per la tracciabilità delle pratiche agricole.
In altre parole: il quaderno digitale non è solo un obbligo in più, ma un tassello di un sistema informativo centralizzato che l’amministrazione pubblica sta costruendo per rendere più omogenea, trasparente e verificabile la gestione delle aziende agricole.
Più tempo non significa rimandare: come usare il 2026
È importante chiarirlo: la proroga non è un invito a dimenticarsi del problema. Dal 1° gennaio 2027 il formato elettronico diventerà obbligatorio per tutti, senza eccezioni. Chi arriverà a quella data senza aver mai utilizzato un sistema digitale rischierà di trovarsi in difficoltà.
In questo quadro, la proroga concessa dall’Italia – attraverso il decreto di attuazione del Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2203 – assume un significato che va ben oltre lo slittamento di una semplice scadenza formale. Non si tratta di un favore, ma del riconoscimento che una trasformazione di questo tipo richiede tempo, accompagnamento e adattamento.
L’articolo 1 del decreto è chiaro: l’obbligo di conversione dei registri nel formato elettronico scatterà per tutti solo dal 1° gennaio 2027. Fino ad allora, il Quaderno di Campagna dell’Agricoltore resterà uno strumento su base volontaria. Questo significa che il 2026 diventa, a tutti gli effetti, un anno di preparazione.
Un margine operativo prezioso per informarsi, scegliere gli strumenti più adatti, capire come funziona il sistema Agea, confrontarsi con consulenti e centri di assistenza, testare le piattaforme e rivedere i flussi di lavoro interni all’azienda. Un tempo per imparare, senza la pressione immediata delle sanzioni o dei controlli.
- Leggi anche: Ismea Investe 2026: un bando da 100 milioni
Donato Liberto
© fruitjournal.com