Mela Florina: la campionessa imperfetta

Tra innovazione agronomica e sfide di mercato, questa cultivar ha segnato una svolta tra le varietà resistenti, oggi utilizzata principalmente come un prodotto da trasformazione 

da Federica Del Vecchio
mela florina

L’autunno è ormai arrivato, portando sui banchi dei mercati un trionfo di colori e profumi. È la stagione delle mele, regine indiscusse dell’autunno, che si presentano in una miriade di forme, sfumature e sapori. Tra le tante varietà affascinanti, alcune spiccano non solo per il gusto, ma anche per le caratteristiche agronomiche e la resistenza alle malattie. Tra queste, la mela Florina, conosciuta anche come Querina®, rappresenta un simbolo di innovazione e resilienza nel mondo della frutticoltura.

Quando fece la sua comparsa nel 1977, questa cultivar fu accolta come una vera rivoluzione agricola. Nata dai vivai francesi dell’INRA, la sua origine è il risultato di un sapiente lavoro di selezione genetica. Il suo albero genealogico è un vero “who’s who” del mondo delle mele: inizialmente ottenuta dall’incrocio tra Malus Floribunda 821 e Rome Beauty, è stata successivamente reincrociata con varietà illustri come Golden Delicious, Starking Simpson’s e Jonathan. Qual era l’obiettivo? Combattere un nemico temuto dai frutticoltori: la ticchiolatura, la malattia fungina che può compromettere interi raccolti. Su questo fronte, la Florina ha mantenuto le sue promesse, rappresentando a suo tempo una svolta epocale tra le varietà resistenti, aprendo la strada a nuove strategie di coltivazione più sostenibili e produttive.

Caratteristiche del frutto e aspetti agronomici della mela Florina

La mela Florina si caratterizza per la sua colorazione violaceo-pruinosa, che si apre su un ampio fondo verde. Il frutto, di forma oblato-appiattita e di dimensioni generose, non spicca per la polpa né per il sapore, che risultano piuttosto neutri; per questo motivo, il suo impiego è principalmente industriale, in particolare per la trasformazione in purea.

Dal punto di vista agronomico, la Florina richiede attenzione e competenze specifiche. L’albero necessita di una gestione accurata del carico produttivo per evitare l’alternanza di raccolto, mentre le potature e le operazioni colturali generali si rivelano complesse, rendendo la coltivazione un impegno impegnativo per il frutticoltore.

mela florina

Un retaggio che resiste

Nonostante i suoi limiti, la Florina ha segnato una pagina importante nella storia della frutticoltura italiana. Fino a tempi recenti, è stata la mela tardiva più diffusa nel Paese, grazie alla sua adattabilità sia alla melicoltura di pianura sia, con risultati qualitativi superiori, a quella di montagna. Il ciclo di raccolta è scalare: il frutto viene colto da 5 a 10 giorni dopo la Golden Delicious e, grazie alla sua buona conservabilità, può essere consumato da novembre fino a marzo.

Pur non essendo la mela ideale per il consumo fresco, la Florina resta un simbolo dell’innovazione nel settore delle mele resistenti alla ticchiolatura. La sua storia dimostra come la resistenza alle malattie possa aprire la strada a sviluppi futuri, ricordando però che, anche nel mercato globale, qualità organolettica e aspetto estetico rimangono fattori imprescindibili per conquistare il banco frutta.

Federica Del Vecchio
© fruitjournal.com

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