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L’autunno è appena iniziato e, insieme ai primi cambi di luce e ai colori che lentamente virano verso il caldo, in Salento si è respirata un’aria nuova: quella della rinascita olivicola. Parlare di olivicoltura in questa terra significa, ormai da anni, evocare immagini di emergenza, paesaggi segnati dalla Xylella e un comparto messo a dura prova. Ma non è stato questo il caso. La Olive Exhibition, svoltasi ieri presso l’azienda agricola Santa Venia, è stata percepita dai presenti come una giornata diversa, capace di rovesciare il racconto e aprire uno spiraglio concreto verso il futuro.
Tra i filari dei giovani impianti, che hanno fatto da sfondo all’evento, si è costruito un dialogo fitto e vivace tra tecnici, agronomi e produttori attenti, interessati a conoscere soluzioni efficaci e strumenti innovativi per restituire vigore al comparto. Difesa fitosanitaria, nutrizione, ma anche dimostrazioni pratiche delle più recenti applicazioni di agricoltura di precisione – con droni e tecnologie avanzate – hanno scandito un pomeriggio intenso, che ha dato voce a una consapevolezza comune: l’olivicoltura salentina non solo può, ma deve ripartire.
Olive Exhibition: un viaggio dalla difesa alla raccolta, passando per le nuove tecnologie
Ad aprire la giornata sono stati i saluti di benvenuto del padrone di casa, Antonio Del Balzo, che ha ricordato come l’azienda – estesa su una superficie di circa 300 ettari – abbia scelto, a partire dal 2019, di continuare a investire nell’olivo. Una decisione che, come ha sottolineato Del Balzo, si è resa necessaria soprattutto dopo l’emergenza Xylella. “In quegli anni – ha ricordato – così come ancora oggi, nel Salento le alternative erano due: abbandonare il territorio oppure rimboccarsi le maniche”.
A seguire, la parola è passata a Stefano Marullo, agronomo della società Floema Consulting e consulente di Oliveti d’Italia, che da anni affianca l’azienda. Nel suo intervento, Marullo ha ricordato le difficoltà iniziali a cui l’azienda e lui in prima persona hanno dovuto far fronte. “All’inizio non c’erano informazioni né dati disponibili, perciò la sperimentazione era l’unico modo per partire”. Non sono mancati errori, ha ammesso, ma proprio da quelle prime esperienze sono arrivate le correzioni necessarie sugli impianti. Un percorso tutt’altro che semplice, che però ha iniziato a dare i suoi frutti: lo scorso anno, a dieci anni dallo sblocco dei reimpianti, l’azienda ha raggiunto la sua prima raccolta abbondante, con una produzione di circa 3.000 quintali di olive.
Un risultato che, soprattutto in un’ottica di conduzione biologica, ha superato le aspettative. Proprio per questo Marullo, subito dopo, ha voluto soffermarsi con un secondo intervento interamente dedicato alla difesa in biologico: un approccio non sempre semplice né redditizio quanto le strategie più convenzionali, ma che – se pianificato in modo strategico sin dal momento dell’impianto – può comunque garantire buoni risultati. “Il bio si può fare – ha ribadito – ma presenta costi notevoli in termini economici, di tempo e di risorse umane”.
La giornata è poi proseguita con l’intervento di un altro agronomo della stessa società di consulenza, Mattia Zollino, che ha spostato l’attenzione su un tema di cruciale importanza per l’impostazione di un oliveto: la gestione della chioma. Conferire una corretta forma di allevamento agli olivi – soprattutto negli impianti intensivi e superintensivi – è un aspetto determinante non solo per garantire la salute e la produttività delle piante, ma anche per rendere più efficienti e sostenibili le operazioni colturali. Il dott. Zollino ha sottolineato come una chioma ben impostata consenta una migliore intercettazione della luce, riduca le aree d’ombra e favorisca una distribuzione più uniforme dei frutti. Tutti fattori che incidono direttamente sulla regolarità produttiva e sulla qualità delle drupe. “Soprattutto nei sistemi intensivi – ha specificato – una corretta architettura delle piante permette di sfruttare al meglio la raccolta meccanizzata con scavallatrici, che operano in continuo, e di semplificare le potature meccaniche tramite topping, edging e skirting”.
Gli ultimi interventi della giornata tecnica in campo sono stati dedicati alle nuove applicazioni tecnologiche oggi disponibili per l’agricoltura. In questo contesto è intervenuto Francesco Nicolì, dottore agronomo e CEO della spin-off e startup innovativa NIKA srl, oltre che dottorando presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Nicolì ha subito catturato l’attenzione dei presenti facendo decollare un drone e illustrando le molteplici applicazioni possibili: dalla progettazione degli impianti al monitoraggio delle colture, fino all’applicazione di prodotti – con le dovute eccezioni legate ai limiti normativi ancora in vigore. Un esempio concreto di come i nuovi approcci tecnologici, se correttamente gestiti e accompagnati da figure qualificate, possano davvero trasformare l’agricoltura.
A concludere la giornata è stato l’intervento di Cristian Luceri, che ha presentato nel dettaglio una macchina operatrice per la raccolta meccanizzata in continuo delle olive. Oltre a spiegare il principio di funzionamento del macchinario – basato sullo scuotimento controllato delle branche e sul convogliamento dei frutti tramite sistemi a nastro – Luceri ha evidenziato anche i vantaggi operativi: una drastica riduzione dei tempi di raccolta, una maggiore efficienza economica e la possibilità di garantire una qualità più uniforme del prodotto destinato al frantoio.

Le aziende partner della Olive Exhibition in Salento
Come di consueto, agli interventi tecnici degli agronomi si sono alternati quelli dei referenti delle aziende partner presenti all’evento.
- Giuseppe Depinto per Corteva Agriscience ha presentato un intervento sulla gestione della mosca dell’olivo con Spintor Fly e le strategie di biostimolazione.
- Vincenzo Coscia per FMC ha parlato delle soluzioni FMC a base di Cyazypyr® per la difesa dell’olivo.
- Michaela Sacchetti per Ascenza Italia ha presentato Matsuda Duo: una soluzione innovativa per il controllo delle infestanti dell’olivo.
- Vito Pollicoro per Netafim ha dedicato uno spazio all’irrigazione di precisione per una migliore gestione delle risorse idriche.
- Luca Di Leo per FCP Cerea ha fatto un focus sulla nutrizione dell’olivo durante l’allegagione e l’ingrossamento della drupa.
L’innovazione non finisce qui
Insomma, tra relazioni, curiosità e consigli, la giornata è giunta al termine lasciando ai partecipanti non solo nuove conoscenze, ma anche un’occasione preziosa di confronto e aggiornamento. Ed è proprio questo l’obiettivo con cui nascono giornate come la Olive Exhibition: creare spazi di condivisione, informazione e innovazione al servizio dell’agricoltura.
L’ultimo momento dell’evento è stato riservato a un buffet conviviale, che ha confermato la buona riuscita dell’iniziativa. Tra un brindisi e un assaggio, i presenti hanno potuto scambiarsi opinioni ed esperienze in un clima informale, rafforzando quel senso di comunità che è alla base della ripartenza del comparto.
Ma il percorso all’insegna dell’innovazione in agricoltura non si ferma qui. La prossima tappa sarà la Orange Exhibition, in programma giovedì prossimo in Sicilia, per poi tornare in Puglia, a Conversano, con l’ultima Exhibition del 2025 dedicata all’uva da tavola.
Donato Liberto
©fruitjournal.com