Spaccatura del melograno: come prevenirla in campo

Si tratta di una fisiopatia che può compromettere la qualità dei frutti, soprattutto nelle fasi finali della maturazione. La chiave per ridurla è una gestione agronomica preventiva, capace di limitare il più possibile i danni

da Donato Liberto
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Negli ultimi anni il melograno ha conquistato un posto di rilievo tra le colture frutticole italiane. La superficie dedicata a questa specie è cresciuta in modo significativo, non solo nelle aree tradizionalmente vocate del Sud, ma anche nelle regioni del Centro-Nord. Alla base di questo trend vi è il forte apprezzamento del frutto da parte dei consumatori, attratti dalle sue proprietà salutistiche, e una domanda crescente da parte dell’industria di trasformazione, che lo impiega per succhi, estratti e derivati.
Questa espansione, segno di resilienza e capacità di adattamento del melograno a diversi ambienti pedoclimatici, ha tuttavia portato alla luce problematiche che in passato venivano considerate secondarie o addirittura marginali. Una delle più rilevanti è la spaccatura dei frutti, fenomeno conosciuto come cracking, che non dipende da insetti o patogeni, bensì da fattori fisiologici e ambientali.

Si tratta di una fisiopatia che tende a manifestarsi soprattutto in prossimità della maturazione e che può compromettere in modo significativo la qualità commerciale del raccolto. Ma quali sono le cause alla base di questa problematica? E soprattutto, quali strategie possono adottare i produttori per ridurre l’incidenza del cracking e salvaguardare il valore della produzione?

Come si sviluppa il frutto del melograno

Per comprendere a fondo i meccanismi che portano alla spaccatura del melograno, è necessario partire dal processo di sviluppo del frutto. Analizzando come avviene l’accrescimento del frutto del melograno – che in botanica prende il nome di balausta, un falso frutto carnoso con buccia coriacea che racchiude numerosi semi avvolti da arilli succosi – è infatti possibile spiegare perché, in determinate condizioni, la buccia arrivi a lacerarsi.

Il frutto del melograno inizia a formarsi dopo l’allegagione estiva dei fiori e attraversa una fase di crescita progressiva che termina in autunno, quando ha inizio il periodo di raccolta, generalmente compreso tra settembre e novembre. Durante questa fase, gli arilli – inizialmente chiari – acquisiscono la tipica colorazione rossa grazie all’accumulo di pigmenti, mentre la buccia diventa coriacea e semilegnosa, con la funzione di proteggere i semi interni. Una volta completato l’accrescimento, l’esocarpo tende a indurirsi e perde elasticità: è questo passaggio fisiologico che rende i frutti particolarmente vulnerabili agli sbalzi idrici tipici della fine estate. 

spaccatura del melograno

Cause e conseguenze della spaccatura del melograno

La spaccatura del melograno (cracking) non è legata alla presenza di insetti o patogeni, ma si tratta di una fisiopatia, quindi, di origine abiotica. Il meccanismo è semplice: se, dopo un periodo di siccità, si verificano piogge intense o un’irrigazione abbondante, gli arilli assorbono rapidamente acqua e aumentano di volume. Poiché la buccia è già indurita e poco elastica, non riesce ad adattarsi alla pressione interna e finisce per lacerarsi. Il fenomeno è più frequente nelle aree centro-settentrionali, dove alla fine dell’estate non sono rare piogge improvvise, ma può presentarsi anche in zone più tradizionali di coltivazione quando si alternano periodi di stress idrico e abbondanza d’acqua.

Gli effetti della spaccatura variano in base al momento in cui si verifica. Se la buccia si apre quando il frutto è ormai maturo, il danno commerciale è relativo: in coltivazioni familiari può persino essere interpretato come un segnale che indica l’avvenuta maturazione. Diverso è il caso delle spaccature precoci, che portano alla non commercializzazione dei frutti, che risultano troppo acerbi o soggetti a marciumi e ad attacchi da parte di marciumi, insetti e uccelli.

Una prospettiva scientifica: più antociani nei frutti spaccati

Nonostante il cracking sia visto principalmente come una perdita, recenti studi hanno evidenziato aspetti interessanti dal punto di vista nutraceutico. Una ricerca pubblicata su Food (Fraschetti et al., 2023) ha confrontato i frutti integri e quelli spaccati della cultivar Dente di Cavallo, rilevando che questi ultimi presentavano un contenuto di antociani superiore di circa il 60%. Gli stessi frutti hanno mostrato un’elevata capacità di inibizione dell’α-glucosidasi, un enzima coinvolto nella regolazione della glicemia nel sangue.

Da un punto di vista pratico, ciò significa che i frutti spaccati non devono essere considerati necessariamente come scarto, ma possono trovare valorizzazione attraverso la filiera corta, la vendita a km zero o la trasformazione in succo, a patto che vengano rapidamente destinati alla lavorazione per evitare fermentazioni indesiderate.

Strategie agronomiche per ridurre la spaccatura

Il cracking dei melograni è un fenomeno che il più delle volte non può essere eliminato del tutto, perché strettamente legato a fattori climatici difficilmente controllabili. Tuttavia, attraverso una gestione colturale attenta è possibile ridurne in maniera significativa l’incidenza e contenere le perdite produttive. La prevenzione, in questo caso, non si basa su un singolo intervento, ma su una serie di pratiche complementari che agiscono sia sul suolo sia sulla pianta.

  • Gestione idrica: adottare sistemi di irrigazione a goccia che garantiscano una somministrazione costante e moderata di acqua durante l’estate. 
  • Migliore drenaggio del terreno: i suoli destinati alla coltivazione del melograno devono essere ben drenati, evitando ristagni. La preparazione del terreno con materiali in grado di favorire il deflusso dell’acqua riduce i rischi di squilibrio idrico.
  • Nutrizione minerale: diversi studi indicano che carenze di calcio, potassio e magnesio aumentano la suscettibilità alla spaccatura. Un piano di concimazione equilibrato contribuisce quindi alla qualità e alla resistenza della buccia.
  • Scelta varietale: alcune cultivar risultano meno predisposte al cracking e rappresentano una valida opzione per nuovi impianti.

In conclusione, il cracking del melograno è una problematica con cui i produttori devono fare i conti, in un contesto climatico sempre più variabile. Non sempre, però, rappresenta una perdita, i frutti spaccati possono infatti trovare valorizzazione se destinati alla trasformazione. La chiave, per chi coltiva, resta la prevenzione attraverso pratiche agronomiche mirate e la scelta varietale più adatta all’ambiente di coltivazione.

 

Donato Liberto
© fruitjournal.com

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