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Ogni anno, nelle principali aree di coltivazione del pomodoro – dal Sud Italia alla California, fino alla Cina – il Tomato Yellow Leaf Curl Virus (TYLCV) rappresenta una delle principali minacce fitosanitarie. Questo virus, trasmesso da un piccolo insetto noto come mosca bianca del tabacco (Bemisia tabaci), è responsabile di gravi perdite produttive e impatti economici rilevanti per l’agricoltura intensiva. L’infezione provoca deformazioni fogliari, ingiallimenti e una drastica riduzione della resa, fino al completo fallimento del raccolto nei casi più gravi. A rendere particolarmente insidioso il virus dell’arricciamento fogliare giallo del pomodoro è la sua capacità di interagire in modo attivo sia con la pianta ospite sia con l’insetto vettore, modificandone il comportamento e favorendo così la propria diffusione.
Cos’è il Tomato Yellow Leaf Curl Virus
Il TYLCV appartiene alla famiglia dei Geminiviridae, genere Begomovirus. È un virus a DNA circolare a singolo filamento, racchiuso in una capsula proteica a forma di gemma, da cui il nome.
Una volta che infetta la pianta, causa una serie di sintomi caratteristici: l’arricciamento verso l’alto delle foglie più giovani, l’ingiallimento delle nervature (da cui il nome), la riduzione della crescita e, soprattutto, una drastica diminuzione della produzione di frutti. In alcune varietà , l’infezione precoce può portare a una perdita di resa fino al 100%.
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Il vero complice: la mosca bianca
Il virus da solo non è capace di muoversi. Per infettare una nuova pianta ha bisogno di un vettore: la mosca bianca del tabacco, Bemisia tabaci. Questo piccolo insetto succhia la linfa delle piante e nel farlo può acquisire e trasmettere il virus da una pianta infetta a una sana. Ma non è solo un passaggio meccanico. Studi recenti hanno mostrato che il TYLCV riesce addirittura a modificare il comportamento della mosca bianca.
Secondo quanto riportato in uno studio, il virus inoltre induce cambiamenti metabolici e ormonali sia nella pianta infetta che nell’insetto. Le piante infette diventano più appetibili per le mosche bianche, mentre il virus altera la fisiologia dell’insetto per migliorare la sua capacità di trasmissione. È come se il virus gestisse entrambi gli attori della sua diffusione.

Adulti di B. tabaci su foglia
Una diffusione globale
Scoperto per la prima volta in Israele negli anni ’60, il TYLCV ha rapidamente superato i confini regionali. Oggi è presente in quasi tutte le aree tropicali e subtropicali dove si coltivano pomodori: dal Medio Oriente all’Asia sudorientale, dall’America Latina al Mediterraneo. La sua diffusione è stata facilitata dal commercio globale di piantine, dal cambiamento climatico (che espande l’areale della mosca bianca) e dalla monocultura intensiva del pomodoro, spesso geneticamente omogeneo e quindi più vulnerabile.
Il Tomato Yellow Leaf Curl Virus in Italia
In Italia, il TYLCV è stato rilevato per la prima volta nei primi anni 2000, soprattutto in Sicilia (soprattutto nel Ragusano e Siracusano) e nelle aree litoranee del Sud, dove il clima è favorevole sia al virus che al suo vettore. Secondo dati dell’EFSA, negli ultimi dieci anni il virus si è stabilizzato come presenza endemica in molte aree, tra cui Puglia, Campania e Calabria, con picchi di infezione che compromettono la redditività delle coltivazioni.
Il problema è aggravato dalla mancanza di una strategia nazionale coordinata, che renda obbligatorio il monitoraggio sistematico e il controllo biologico della mosca bianca. Alcuni consorzi locali, come quello del Pomodoro di Pachino IGP, stanno investendo in programmi di prevenzione, ma servirebbe un quadro più strutturato a livello europeo, come è avvenuto per la Xylella nel caso degli ulivi.
Difese genetiche e varietà resistenti
In termini di gestione, negli ultimi anni, uno degli approcci più efficaci contro il TYLCV è stata l’introduzione di varietà resistenti. Alcune linee di pomodoro, come quelle che incorporano i geni Ty-1, Ty-2, Ty-3 e Ty-5, mostrano una tolleranza maggiore al virus. Tuttavia, la resistenza non è sempre duratura: il virus evolve e la pressione selettiva può portare a ceppi più aggressivi in grado di aggirare le difese genetiche della pianta.
Il miglioramento genetico è quindi una corsa continua. Oggi si usano anche tecnologie evolute, come il genome editing (CRISPR/Cas9) per creare nuove varietà con una resistenza più stabile e poligenica, ovvero basata su più geni che rendano più difficile per il virus adattarsi.
Non solo genetica
Ma puntare solo sulla genetica non basta. Le strategie di gestione più efficaci sono quelle integrate, che combinano monitoraggio e contenimento della mosca bianca, eliminazione tempestiva delle piante infette, rotazioni colturali e periodi di riposo del terreno, uso di piantine certificate.
Una delle sfide più grandi è che Bemisia tabaci ha sviluppato rapidamente resistenze a molti prodotti di sintesi, rendendo indispensabile l’adozione di pratiche agroecologiche più sostenibili come l’uso di insetti antagonisti, reti fisiche di protezione e gestione ambientale delle colture.
In definitiva, la gestione del TYLCV richiede dunque un approccio multidisciplinare, che integri conoscenze genetiche, pratiche agronomiche, biotecnologie e strumenti di politica agricola. Solo un sistema agricolo in grado di adattarsi, monitorare e rispondere in modo coordinato può affrontare con efficacia una sfida complessa e in continua evoluzione come quella rappresentata dal virus dell’accartocciamento fogliare giallo del pomodoro.
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Ilaria De Marinis
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