Scabbia della patata: come prevenirla in campo

Causata da Streptomyces scabiei, questa malattia fungina può essere tenuta sotto controllo solo attraverso una corretta prevenzione. Ma quali sono le condizioni favorevoli alla sua diffusione nel suolo?

da Donato Liberto
scabbia della patata 1

Nel contesto attuale della filiera ortofrutticola, in cui la presentazione estetica dei vari prodotti  ha assunto un ruolo strategico nella valorizzazione commerciale e nel consenso da parte dei consumatori, anche le patate – sebbene organi ipogei – sono sempre più spesso destinate alla vendita in forma lavata e confezionata. Questa trasformazione ha elevato l’importanza dell’aspetto esteriore, rendendo l’uniformità della buccia e l’assenza di difetti sulla buccia requisiti fondamentali per la competitività del prodotto, in particolare nelle filiere orientate alla GDO. Tuttavia, il raggiungimento di uno standard estetico elevato è ostacolato da diversi patogeni del terreno, tra cui Streptomyces scabiei, agente eziologico della scabbia comune della patata.

Questa fitopatia, diffusa a livello globale, è responsabile della formazione di lesioni necrotiche e suberificazioni sulla superficie del tubero, alterandone la qualità estetica e, in taluni casi, anche la conservabilità in post-raccolta. In questo scenario, conoscere i fattori predisponenti, rappresenta il principale mezzo per contrastare la diffusione di questo patogeno terricolo e mantenere la qualità commerciale di questi tuberi dalla fase di crescita fino al raggiungimento dei banchi dell’ortofrutta.

Scabbia della patata: i meccanismi d’infezione e sintomi della malattia

S. scabiei è un patogeno fungino tellurico, raggruppato nei Gram-positivi, gram-positivo. Grazie all’elevata capacità di adattamento e alla resistenza strutturale delle forme svernanti, questo patogeno può sopravvivere all’interno del terreno per anni sotto forma di miceli frammentati o spore.

Il suo ciclo biologico inizia con la germinazione delle spore in presenza di condizioni ambientali favorevoli, in particolare temperature comprese tra 20 e 30 °C, oltre che di un pH del terreno superiore a 5,5 (terreni tendenzialmente acidi). Il micelio vegetativo colonizza la rizosfera e, in presenza della pianta ospite, si dirige verso i tessuti dei suoi organi ipogei, specialmente durante la fase di inizio tuberizzazione, quando la cuticola è ancora sottile e facilmente penetrabile.

L’infezione avviene per lo più attraverso microferite o, come spesso accade, il patogeno penetra nei tuberi attraverso le lenticelle, le aperture naturali presenti sulla buccia per favorire gli scambi gassosi. Una volta penetrato nei tessuti, questo parassita vegetale produce composti fitotossici, tra cui la taitomicina e la thaxtomina A, quest’ultima ritenuta il principale fattore di virulenza. La sua azione si esplica inibendo la sintesi della cellulosa nelle pareti cellulari dei tessuti vegetali, determinando iperplasia, necrosi localizzata e la tipica formazione di escrescenze suberificate, tutti sintomi verificabili sui tuberi. Una aspetto caratteristico di questo patogeno è che di solito non manifesta alcuna manifestazione sintomatologica sulla parte epigea delle piante, determinando un riconoscimento tempestivo della malattia quasi impossibile a livello degli organi epigei,

Dopo l’infezione, il batterio si moltiplica nei tessuti superficiali del tubero, dando origine a lesioni crostose di forma irregolare e profondità variabile, che possono estendersi con il progredire della stagione o in caso di irrigazione irregolare. Al termine del ciclo colturale, S. scabiei ritorna nel suolo, dove può persistere come inoculo per le colture successive.

scabbia della patata

Strategie di difesa contro la scabbia comune della patata

La lotta alla scabbia della patata si basa quasi esclusivamente sulla prevenzione: una volta che la malattia si manifesta sui tuberi, è troppo tardi per contenere i danni. L’approccio più efficace è quindi quello di agire sulle condizioni predisponenti, riducendo la presenza del patogeno nel suolo e limitandone l’attività infettiva attraverso pratiche agronomiche mirate.

In questo scenario, la rotazione colturale è il primo approccio agronomico utile per ridurre l’incidenza del patogeno in campo. Il principio di base è che in caso di terreni infetti dal fungo, è necessario escludere la patata e le colture sensibili al patogeno per almeno 4 anni dallo stesso appezzamento. Il sovescio con cereali vernini o leguminose può migliorare la struttura del suolo e favorire una microflora antagonista. Al contrario, è sconsigliato coltivare patata dopo un ritorno a prato, che può aumentare la pressione infettiva.

Anche una nutrizione mirata contribuisce a ridurre la suscettibilità dei tuberi agli attacchi di S. scabiei, rafforzando la resistenza dei tuberi. A tal proposito, il calcio migliora la resistenza della buccia, mentre microelementi come boro, magnesio e manganese riducono l’incidenza della scabbia. 

Fondamentale è anche la gestione dell’umidità nelle prime 4-6 settimane di tuberizzazione, fase in cui il tubero è più suscettibile. Un suolo mantenuto costantemente umido in questo periodo riduce il rischio d’infezione, poiché il patogeno prolifera maggiormente in presenza di terreni particolarmente asciutti.

Infine, la scelta varietale può fare la differenza: cultivar con buccia compatta e lenticelle poco sviluppate sono generalmente meno suscettibili. Alcune varietà moderne presentano una buona tolleranza alla scabbia, migliorando la qualità finale anche in areali a rischio.

Prevenzione come leva per la qualità

La scabbia comune della patata rappresenta uno dei casi più emblematici in cui la prevenzione è l’unico strumento che si rende realmente efficace. Una volta che i sintomi compaiono sul tubero, ogni intervento è tardivo. Per questo, conoscere i fattori predisponenti e agire in anticipo significa preservare la qualità del prodotto. In quest’ottica, rotazioni ampie, gestione del pH, nutrizione equilibrata, irrigazione mirata e scelta varietale, non devono essere viste come pratiche isolate, ma elementi che devono essere gestiti in sinergia per massimizzare l’effetto di contrasto nei confronti di S. scabiei

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Donato Liberto
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