Acqua in agricoltura: una sfida aperta

Un sistema idrico spesso inefficiente e un contesto che cambia: ecco perché la gestione dell’acqua in agricoltura non è solo un problema tecnico 

da Federica Del Vecchio
acqua in agricoltura

Che l’acqua non sia una risorsa illimitata è ormai un dato acquisito. Eppure, quando si parla di acqua in agricoltura, questa consapevolezza si scontra con sistemi produttivi ancora fortemente idro-dipendenti e poco adattati al nuovo contesto climatico. Le esigenze irrigue delle colture, soprattutto in ambiente mediterraneo, si concentrano nei mesi estivi, proprio quando le precipitazioni sono minime e l’evaporazione è massima. In Italia, secondo Istat, oltre l’85% dell’irrigazione agricola avviene nei mesi da maggio a settembre, e riguarda in particolare frutteti, ortive e colture permanenti.

Le regioni del Sud – Puglia, Sicilia e Calabria in testa – registrano i maggiori prelievi a uso irriguo: oltre 4 miliardi di metri cubi all’anno, con punte locali che superano i 5.000 m³/ha per le colture più idroesigenti. Il problema è che queste richieste d’acqua si scontrano con un sistema idrico spesso inefficiente: si stima che oltre il 42% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione irrigua venga disperso prima di raggiungere i campi. E mentre le temperature medie aumentano (+1,4 °C negli ultimi 30 anni in Italia), i fabbisogni idrici delle colture crescono, ma le disponibilità reali no.

Acqua in agricoltura: strategie e limiti

Le soluzioni per ridurre la pressione sull’acqua in agricoltura esistono, ma nessuna è risolutiva da sola. Le tecnologie di agricoltura di precisione – sensori per l’umidità del suolo, dati satellitari, modelli climatici, irrigazione a goccia controllata – possono migliorare significativamente l’efficienza d’uso dell’acqua. Secondo il CREA, in frutteti irrigati con sistemi a goccia e gestione assistita da dati, è possibile ottenere un risparmio idrico tra il 20 e il 40%, a parità di produzione. Ma la diffusione di queste tecnologie è ancora limitata, specie tra le piccole aziende agricole che rappresentano la maggioranza in Italia.

Il riutilizzo delle acque reflue trattate è un’altra opzione promettente: attualmente solo l’1% delle acque reflue italiane viene effettivamente riutilizzato in agricoltura, a fronte di una media UE del 2,4% e di punte superiori al 10% in Spagna. La normativa esiste, ma le barriere sono ancora molte: investimenti, controlli sanitari, logistica.

Anche la desalinizzazione si sta diffondendo, soprattutto in aree insulari o costiere con scarsità cronica. Ma i costi restano elevati: produrre un metro cubo d’acqua desalinizzata costa in media tra 0,60 e 1,50 euro, spesso insostenibili per l’irrigazione estensiva.

Sul fronte biologico, la ricerca lavora da anni allo sviluppo di varietà resistenti alla siccità, attraverso incroci, selezione assistita e tecnologie genetiche. È un lavoro lento, ma promettente. In parallelo, pratiche agronomiche come la pacciamatura, la riduzione delle lavorazioni e la scelta di specie meno idroesigenti (aridocoltura) possono aumentare la sostenibilità idrica delle aziende.

Infine, il concetto di impronta idrica aiuta a misurare e comunicare l’acqua virtuale incorporata nei prodotti: un chilo di mandorle richiede in media circa 10.000 litri d’acqua, contro i 1.000-1.500 litri per un chilo di agrumi. Un’informazione utile, per chi produce ma anche per chi consuma.

acqua in agricoltura

Una sfida anche culturale e politica

La gestione dell’acqua in agricoltura, tuttavia, non è solo un problema tecnico. È anche – e forse soprattutto – una questione culturale e politica. L’adozione di tecnologie efficienti, l’ottimizzazione delle pratiche irrigue e la tutela della risorsa idrica dipendono da scelte che vanno ben oltre i confini dei singoli appezzamenti.

Molte aziende agricole, soprattutto le più piccole, continuano a irrigare “a occhio”, sulla base dell’esperienza, senza strumenti di monitoraggio. Non per mancanza di interesse, ma per costi iniziali elevati, carenza di supporto tecnico e, talvolta, diffidenza verso innovazioni percepite come complicate o estranee.

Allo stesso tempo, i consorzi irrigui e le infrastrutture di distribuzione scontano anni di sotto-investimenti e di frammentazione amministrativa. In Italia esistono più di 100 enti irrigui tra consorzi di bonifica e autorità regionali, con competenze spesso sovrapposte. Senza una governance unitaria, trasparente ed efficiente, ogni investimento rischia di perdersi in mille rivoli.

Eppure, qualcosa si muove. I fondi del PNRR destinati al miglioramento dei sistemi irrigui agricoli ammontano a circa 880 milioni di euro, con priorità a interventi per la riduzione delle perdite, la digitalizzazione delle reti e il recupero di acque reflue. Ma serve anche una visione più lunga, capace di coniugare innovazione, sostenibilità e competitività agricola. Non basta costruire nuovi invasi: bisogna ridisegnare la cultura dell’acqua in agricoltura, formando gli agricoltori, sostenendoli nel cambiamento e premiando le buone pratiche.

Un libro da leggere, per capire e riflettere

Su questi temi – e su molti altri – arriva un contributo prezioso: il volume “50 grandi idee acqua” di Paolo Ranalli, inserito nella collana “La scienza è facile” edita da Dedalo. È un libro che riesce a essere tecnico e divulgativo al tempo stesso, olistico nella visione e pratico negli spunti. Un testo che si legge con piacere, ma che lascia anche molto su cui riflettere. Qui di seguito pubblichiamo la recensione completa a firma di Giovanni Mauromicale, già ordinario di Agronomia e Coltivazioni Erbacee all’Università di Catania.

L’acqua, molecola imprescindibile per la Terra, è risorsa e motore della vita degli esseri viventi e degli ecosistemi naturali e antropizzati. Per questo motivo, è stata oggetto di una vastissima bibliografia a livello scientifico, tecnico, naturalistico, filosofico, politico, sociale ed etico. Il lavoro di Paolo Ranalli “50 grandi idee acqua” si inserisce in questo filone in modo originale nell’impostazione, olistico nella trattazione, semplice nella comunicazione e propositivo per la ricchezza di spunti critici, idee illuminanti e riflessioni. Il volume si contraddistingue per la ricchezza di dati statistici, di informazioni calibrate ed aggiornate, di analisi accurate e di sintesi lucide e puntuali. Il viaggio intorno al pianeta acqua è sviluppato con leggerezza e trasporto emozionale. Si parte dai concetti base (chimici, fisici, biologici, ecologici, giuridici) per continuare con gli usi prevalenti (domestici, agricoli, industriali) e le criticità del “sistema acqua” (perdite nelle reti idriche, fenomeni di illegalità e inquinamenti vari) che insieme ai cambiamenti climatici hanno portato all’attuale crescente carenza idrica e ai conseguenti conflitti tra comunità locali e sovranazionali. A questo punto, il viaggio intorno all’acqua diventa propositivo e foriero di idee preziose, che vanno dall’utilizzo di strategie nuove o rinnovate relative all’approvvigionamento, stoccaggio, desalinizzazione, aridocultura, agricoltura di precisione, fino alle tecnologie biomolecolari per lo sviluppo di piante resilienti, all’impiego dell’impronta idrica per migliorare l’efficacia d’uso dell’acqua. Il viaggio tocca, infine, le interessanti tappe sul “climate change”, riciclo e riuso per concludersi con il “business” delle acque minerali e con l’Agenda 2030.

 

Ilaria De Marinis
© fruitjournal.com

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