Ciliegi sotto copertura: vantaggi, costi e novità

Inizialmente concepite come onerosi sistemi protettivi, oggi le coperture si sono evolute, diventando elementi chiave per garantire qualità e redditività delle produzioni

da Federica Del Vecchio
ciliegi

Un tempo bastava una pioggia ad aprile per compromettere la stagione. Oggi, chi vive il comparto cerasicolo sta imparando che disporre di coperture per ciliegi può fare la differenza tra vendere e perdere metà del raccolto. Nate come una semplice protezione dal cracking, la spaccatura della buccia dovuta all’assorbimento eccessivo di acqua, oggi le coperture stanno diventando sempre di più un elemento strutturale dell’impianto, in grado di fare la differenza – specie in stagioni come quella in corso – tra chi porta a casa il raccolto e chi si ritrova con un pugno di mosche.

Coperture per ciliegi: un sistema multifunzione

Le coperture per ciliegi non sono più solo teli per ripararsi dall’acqua. In molte aziende agricole, oggi, sono pensate per fare molto di più: ridurre l’impatto della grandine, rallentare lo sviluppo di alcune malattie, persino difendere dalle ondate di calore. E se negli anni Novanta i teli impermeabili erano quasi sempre in plastica rigida e fissi, oggi si usano sempre più spesso reti antipioggia traspiranti e sistemi dinamici, che si aprono e chiudono in base al meteo.

Una delle soluzioni più recenti è una rete che svolge una doppia funzione: frena la pioggia, ma lascia passare aria e luce, riducendo così i ristagni e abbassando l’umidità relativa, che nei ciliegi è uno dei principali fattori di rischio per i marciumi da Monilia e altre malattie fungine.

Il microclima sotto il telo

Le coperture influenzano il microclima in modo significativo. In alcuni impianti sperimentali in Cile, dove si studiano i sistemi più innovativi per la cerasicoltura da esportazione, si è visto che sotto i tunnel plastici le temperature possono salire anche fino a 43 °C nei mesi caldi. Le tende più leggere mantengono temperature più contenute – intorno ai 35 °C – ma sono comunque molto più calde rispetto all’esterno. Questo riscaldamento accelera la maturazione e consente, in media, di anticipare la raccolta di 5-10 giorni. Per un mercato come quello delle ciliegie, dove i primi frutti di stagione valgono anche il doppio degli ultimi, si tratta di un vantaggio competitivo importante.

Non solo. Le coperture modificano anche il bilancio idrico della pianta. Ombreggiando e riducendo l’evaporazione, migliorano l’efficienza d’uso dell’acqua, un aspetto che diventa sempre più centrale nelle aree soggette a stress idrici, come alcune zone del sud Italia.

Più qualità, più omogeneità: i vantaggi dei sistemi protettivi

Uno degli aspetti meno intuitivi, ma più rilevanti delle coperture è l’effetto indiretto che hanno sulla qualità dei frutti. Sotto le coperture, le ciliegie non solo si spaccano meno, ma sono più consistenti, più grandi e più uniformi.

Un recente studio ha messo in relazione le coperture con un’altra pratica agronomica chiave: la regolazione del carico. Sfoltendo i frutti – cioè lasciandone il 60% o anche solo il 40% rispetto al carico naturale – si ottengono ciliegie più pesanti, più dure e con maggiore shelf life. Questo aspetto è cruciale per chi esporta, ad esempio in Asia, dove le ciliegie viaggiano per settimane in container refrigerati.

La riduzione del carico, unita alla protezione del telo, consente quindi di produrre frutti migliori senza compromettere la resa complessiva.

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Quanto costano le coperture per i ciliegi? 

Un impianto di copertura ha un costo non banale. In media si spendono tra i 23.000 e i 38.000 euro per ettaro, a seconda del tipo di struttura, del sistema di apertura e del tipo di rete. Ma si tratta di un investimento che il più delle volte viene ammortizzato in pochi anni. Perché, se un’annata con pioggia abbondante può significare perdere fino al 70% del raccolto, una copertura può limitarla a meno del 5%.
E poi c’è anche un ritorno in termini di sostenibilità. Le coperture permettono di ridurre sensibilmente i trattamenti chimici. In alcune aziende l’uso di fungicidi si è dimezzato, quello degli insetticidi è sceso anche del 50%, soprattutto nei sistemi con rete multifunzionale contro Drosophila suzukii.

Le conferme dalla ricerca 

Le novità però non mancano. Recentemente, nella regione del Maule, uno studio della Pontificia Universidad Católica del Cile ha infatti analizzato l’effetto delle coperture plastiche su microclima e gestione idrica nei ciliegi. Le coperture, sia a carpa che a macrotunnel, hanno mostrato la capacità di aumentare l’accumulo iniziale di gradi giorno, anticipando così la fenologia e la raccolta dei ciliegi. Inoltre, in caso di gelate, è stato osservato un effetto benefico nel prevenire cali improvvisi di temperatura di 1 o 2 °C. Si è inoltre concluso che alcune strutture generano un ambiente con minore fabbisogno idrico, riducendo quindi le necessità di irrigazione. Questi risultati suggeriscono che le coperture possono essere uno strumento efficace per affrontare le sfide climatiche e migliorare la sostenibilità della cerasicoltura nella regione.

E ora, le coperture intelligenti

L’ultima frontiera sono tuttavia le coperture automatizzate: sistemi che permettono di aprire e chiudere le reti in pochi minuti, seguendo l’evoluzione delle condizioni meteo. Con il supporto di sensori e centraline, si stanno diffondendo soluzioni che rendono il frutteto “reattivo”, capace di adattarsi in tempo reale agli eventi estremi. In prospettiva, queste tecnologie stanno trasformando la cerasicoltura in un’agricoltura di precisione a tutti gli effetti, dove anche un elemento “passivo” come il telo si trasforma in una leva agronomica attiva.
Ne deve prendere atto il comparto cerasicolo italiano, alle prese con una crisi strutturale evidente. Stagioni come quella che volge al termine – fra rese irregolari, instabilità dei prezzi e aumento dei costi di produzione – dovrebbero far comprendere come le coperture non siano più un’opzione accessoria, ma una condizione necessaria per restare competitivi. A fronte di eventi climatici sempre più intensi e di una domanda di mercato che premia la qualità e la costanza dell’offerta, dotarsi di sistemi di protezione diventa infatti una scelta strategica, tanto per la sostenibilità economica quanto per quella agronomica. E per molti produttori, potrebbe essere l’unico modo per non dover scegliere tra il disimpegno o la riconversione.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

 

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